Il 23 giugno 2005, la Camera dei Deputati ha approvato...
Il 23 giugno 2005, la Camera dei Deputati ha approvato una riforma che elimina la pena capitale anche dalla Costituzione, inserendo a chiare lettere una sua proibizione.
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Il 23 giugno 2005, la Camera dei Deputati ha approvato una riforma che elimina la pena capitale anche dalla Costituzione, inserendo a chiare lettere una sua proibizione. In una sessione speciale della Camera, i deputati hanno approvato con 412 voti a 0 e con due astensioni la misura che il 17 marzo 2005 era passata al Senato con 79 voti contro 2. La riforma modifica gli articoli 14 e 22 della Costituzione eliminando la possibilità di emettere condanne a morte per tutti i reati per i quali era prima contemplata. L’8 novembre 2005, dopo l’approvazione della riforma da parte di 16 dei 31 parlamenti degli stati della federazione messicana, il Senato ha emesso il decreto che dichiara compiuto l’iter di riforma costituzionale e lo ha inviato all’esecutivo per la sua pubblicazione sulla gazzetta ufficiale. Una volta pubblicato, anche la possibilità teorica di applicazione della pena di morte sparirà dalla legislazione del Messico.
La Costituzione del 1917, all’art. 22, affermava: “è vietata la pena di morte per reati politici. La pena di morte può essere applicata solo per tradimento durante guerre internazionali, parricidio, omicidio aggravato, incendio doloso, plagio, brigantaggio, pirateria e gravi reati militari”. Ma la presenza di tali reati nella costituzione ha avuto un valore puramente simbolico. Infatti, la pena di morte non poteva essere imposta in quanto non era contemplata in nessun codice statale o federale.
Una altra possibilità che fosse applicata dai tribunali militari era esistita fino al 29 giugno 2005, quando una legge che ha eliminato la pena di morte dal Codice militare è stata pubblicata sulla gazzetta ufficiale messicana. Il 21 aprile 2005, con 346 voti a favore, nessuno contrario e tre astenuti, l’assemblea plenaria della Camera dei Deputati aveva ratificato gli emendamenti al Codice di Giustizia Militare già approvati dal Senato della Repubblica nell’aprile del 2004. La riforma del Codice militare, voluta fortemente dal governo del Presidente Vicente Fox e appoggiata dai vertici militari, ha sostituito la pena capitale con una pena detentiva dai 30 ai 60 anni.
La pena di morte è stata eseguita in Messico l’ultima volta il 9 agosto 1961, nei confronti di Isaías Constante Laureano, un soldato di fanteria condannato per l’omicidio di un ufficiale avvenuto a Saltillo Coahuila.
Il 29 novembre 2005, la Corte Suprema del Messico ha stabilito che possono essere estradate le persone ritenute responsabili di reati puniti con l’ergastolo. In questo modo è stato tolto il divieto stabilito nel 2001 dalla stessa corte di estradare sospetti punibili con l’ergastolo senza condizionale, una misura che impediva il trasferimento dei più potenti criminali messicani verso gli USA. Un trattato del 1978 con gli Stati Uniti, vietava l’estradizione solo per reati capitali.
Il Messico ha cosponsorizzato e votato a favore della risoluzione per l’abolizione della pena di morte approvata dalla Commissione Onu per i Diritti Umani il 20 aprile 2005.
La Costituzione del 1917, all’art. 22, affermava: “è vietata la pena di morte per reati politici. La pena di morte può essere applicata solo per tradimento durante guerre internazionali, parricidio, omicidio aggravato, incendio doloso, plagio, brigantaggio, pirateria e gravi reati militari”. Ma la presenza di tali reati nella costituzione ha avuto un valore puramente simbolico. Infatti, la pena di morte non poteva essere imposta in quanto non era contemplata in nessun codice statale o federale.
Una altra possibilità che fosse applicata dai tribunali militari era esistita fino al 29 giugno 2005, quando una legge che ha eliminato la pena di morte dal Codice militare è stata pubblicata sulla gazzetta ufficiale messicana. Il 21 aprile 2005, con 346 voti a favore, nessuno contrario e tre astenuti, l’assemblea plenaria della Camera dei Deputati aveva ratificato gli emendamenti al Codice di Giustizia Militare già approvati dal Senato della Repubblica nell’aprile del 2004. La riforma del Codice militare, voluta fortemente dal governo del Presidente Vicente Fox e appoggiata dai vertici militari, ha sostituito la pena capitale con una pena detentiva dai 30 ai 60 anni.
La pena di morte è stata eseguita in Messico l’ultima volta il 9 agosto 1961, nei confronti di Isaías Constante Laureano, un soldato di fanteria condannato per l’omicidio di un ufficiale avvenuto a Saltillo Coahuila.
Il 29 novembre 2005, la Corte Suprema del Messico ha stabilito che possono essere estradate le persone ritenute responsabili di reati puniti con l’ergastolo. In questo modo è stato tolto il divieto stabilito nel 2001 dalla stessa corte di estradare sospetti punibili con l’ergastolo senza condizionale, una misura che impediva il trasferimento dei più potenti criminali messicani verso gli USA. Un trattato del 1978 con gli Stati Uniti, vietava l’estradizione solo per reati capitali.
Il Messico ha cosponsorizzato e votato a favore della risoluzione per l’abolizione della pena di morte approvata dalla Commissione Onu per i Diritti Umani il 20 aprile 2005.
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