Il 18 aprile, a Heikstep, un tribunale militare egiziano...
Il 18 aprile, a Heikstep, un tribunale militare egiziano ha condannato a morte 9 dei 107 imputati nel più grande processo contro integralisti islamici dopo quelli successivi all'assassinio, nel 1981, del Presidente Anwar Sadat
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Il 18 aprile, a Heikstep, un tribunale militare egiziano ha condannato a morte 9 dei 107 imputati nel più grande processo contro integralisti islamici dopo quelli successivi all'assassinio, nel 1981, del Presidente Anwar Sadat. Tutti gli imputati, tranne uno, erano accusati di appartenere al gruppo Jihad: si tratta di uno dei tanti gruppi integralisti che, nel 1992, scelsero la lotta armata contro il governo laico del Presidente Hosni Mubarak. In tribunale, gli imputati hanno ripetuto: "Non c'è altro Dio che Allah" e "Rivoluzione Islamica". Indossavano tutti le uniformi bianche del carcere, tranne Ahmed el-Naggar, estradato in Egitto dall'Albania nel 1998, che aveva un'uniforme rossa perché si trovava già nel braccio della morte a seguito di un precedente processo. Venti imputati sono stati prosciolti, altri 11 hanno avuto l'ergastolo, gli altri pene minori. Almeno 60, tra cui tutti e 9 i condannati a morte, sono stati giudicati in contumacia. Tra i condannati a morte c'è il leader del gruppo Jihad, Ayman Zawahri, che si troverebbe in Afganistan, e suo fratello Mohammed.
Tra gli 11 condannati all'ergastolo, c'è Yasser el-Serri, residente a Londra, già condannato a morte in contumacia per un attentato, nel 1993, all'ex Primo Ministro Atef Sedki. Ci sono, inoltre, Naggar, Ahmed Salama Mabrouk, estradato in Egitto dal Kuwait, e Hani el-Seba'i, ora in prigione a Londra per violazione delle leggi sull'immigrazione.
I parenti hanno impedito l'accesso all'aula nella base militare di Heikstep, poco fuori dal Cairo, e hanno pianto quando hanno appreso i verdetti, contro i quali non si può ricorrere in appello. Diverse donne sono svenute. Gli avvocati della difesa e l'Organizzazione Egiziana per i Diritti Umani hanno criticato gli esiti del processo, e hanno affermato nel loro rapporto che vi sono state "numerose violazioni dei diritti degli imputati durante gli interrogatori e il processo". L'organizzazione ha anche criticato la pratica di giudicare dei civili in tribunali militari. L'avvocato difensore Muntasser el-Zayyat ha detto: "I verdetti sono molto duri... e inaspriranno la situazione di violenza". Sa'ad Hasaballah ha detto: "I verdetti sono molto duri, soprattutto perché non c'era nessuna prova contro di loro".
Solo il Primo Ministro Kamal Ganzouri, in qualità di comandante militare durante lo stato d'emergenza, può annullare il verdetto o chiedere il riesame delle sentenze emesse da tribunali militari o da tribunali per la sicurezza dello stato.
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