I.A. Rehman, direttore della Commissione Indipendente dei Diritti Umani del Pakistan...
I.A. Rehman, direttore della Commissione Indipendente dei Diritti Umani del Pakistan...
I.A. Rehman, direttore della Commissione Indipendente dei Diritti Umani del Pakistan, ha commentato la crescita del numero di esecuzioni avvenute nel suo paese, che nel 2007 è aumentato del 60%. “La crescita delle esecuzioni è dovuta a molti fattori, ma in primo luogo alla brutalizzazione dello stato e della società. Un'altra ragione della crescita è il divieto di perdono istituito nel 1990 dall’ordinanza Qisas e Diyat (sulla punizione e sul prezzo del sangue), alla disperazione del governo per il numero sempre maggiore di detenuti nel braccio della morte e ai costi che ne conseguono, e per finire, all’alto numero di reati per i quali è prevista la pena di morte.”
Rehman ha denunciato le condizioni orrende del braccio della morte, che sono comunque migliorate negli ultimi anni, e che non sono peggiori di qualsiasi altro luogo all’interno del carcere. Rehman crede che il Pakistan sia “vittima della credenza secondo la quale l’Islam prevedrebbe la pena di morte obbligatoria, e quindi questa crudele pratica non può essere abolita.
Rehman ha denunciato le condizioni orrende del braccio della morte, che sono comunque migliorate negli ultimi anni, e che non sono peggiori di qualsiasi altro luogo all’interno del carcere. Rehman crede che il Pakistan sia “vittima della credenza secondo la quale l’Islam prevedrebbe la pena di morte obbligatoria, e quindi questa crudele pratica non può essere abolita.
— FONTI
- (Fonti: Inter Press Service, 21/04/2008)
