I SAUDITI GIUSTIZIANO SEI UOMINI SENZA CONDANNA
Abshir Hassan, un ventinovenne di Londra, ha accusato l’Arabia Saudita di aver giustiziato il fratello, Abdul Fattah, e altri cinque somali il 1° aprile senza neppure comunicare loro che erano stati condannati a morte. Solo poco prima di essere
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Abshir Hassan, un ventinovenne di Londra, ha accusato l’Arabia Saudita di aver giustiziato il fratello, Abdul Fattah, e altri cinque somali il 1° aprile senza neppure comunicare loro che erano stati condannati a morte. Solo poco prima di essere decapitati sono stati informati del loro destino, ha detto.
Assan, tifoso dell’Arsenal, ha raccontato di aver scherzato al telefono col fratello, sostenitore del Manchester United, sulla condizione delle rispettive squadre, poche ore prima dell’esecuzione di Abdul. "Il giorno dopo ha chiamato Amnesty, per dire che erano stati uccisi," ha detto.
Abdul Hassan era uno dei sei somali condannati nel 1999 a cinque anni di carcere e 3000 frustate per aver “rapito e derubato dei tassisti”. Secondo l’ambasciata saudita di Londra, i sei “hanno commesso centinaia di crimini”.
Ma al termine dei cinque anni non sono stati rilasciati, nonostante le proteste di Amnesty Internatonal, che sostiene che gli uomini non sono mai stati informati di aver ricevuto la pena capitale.
Abshir Hassan sostiene che il fratello e i suoi cinque amici erano innocenti, ed erano stati costretti con la tortura a sottoscrivere confessioni in arabo, una lingua che nessuno di loro sapeva leggere.
Ali al-Qarni, un portavoce dell’Ambasciata saudita a Londra, ha minimizzato le preoccupazioni sul numero crescente di esecuzioni. “La pena di morte non è in discussione,” ha dichiarato. “E’ la legge islamica. Chi stupra, chi uccide, viene condannato a morte. Il numero è completamente irrilevante.” Egli ha anche negato che i sei non avessero saputo di essere stati condannati a morte, come afferma Hassan. "Questa storia... è solo spazzatura. Chiunque sta per essere giustiziato viene informato, con largo anticipo.”
Tuttavia un portavoce di Amnesty ha affermato: “l’aumento delle esecuzioni è preoccupante in tutti i casi, ma la segretezza e l’assenza di imparzialità del sistema giudiziario saudita rende queste cifre ancora più spaventose.”
Assan, tifoso dell’Arsenal, ha raccontato di aver scherzato al telefono col fratello, sostenitore del Manchester United, sulla condizione delle rispettive squadre, poche ore prima dell’esecuzione di Abdul. "Il giorno dopo ha chiamato Amnesty, per dire che erano stati uccisi," ha detto.
Abdul Hassan era uno dei sei somali condannati nel 1999 a cinque anni di carcere e 3000 frustate per aver “rapito e derubato dei tassisti”. Secondo l’ambasciata saudita di Londra, i sei “hanno commesso centinaia di crimini”.
Ma al termine dei cinque anni non sono stati rilasciati, nonostante le proteste di Amnesty Internatonal, che sostiene che gli uomini non sono mai stati informati di aver ricevuto la pena capitale.
Abshir Hassan sostiene che il fratello e i suoi cinque amici erano innocenti, ed erano stati costretti con la tortura a sottoscrivere confessioni in arabo, una lingua che nessuno di loro sapeva leggere.
Ali al-Qarni, un portavoce dell’Ambasciata saudita a Londra, ha minimizzato le preoccupazioni sul numero crescente di esecuzioni. “La pena di morte non è in discussione,” ha dichiarato. “E’ la legge islamica. Chi stupra, chi uccide, viene condannato a morte. Il numero è completamente irrilevante.” Egli ha anche negato che i sei non avessero saputo di essere stati condannati a morte, come afferma Hassan. "Questa storia... è solo spazzatura. Chiunque sta per essere giustiziato viene informato, con largo anticipo.”
Tuttavia un portavoce di Amnesty ha affermato: “l’aumento delle esecuzioni è preoccupante in tutti i casi, ma la segretezza e l’assenza di imparzialità del sistema giudiziario saudita rende queste cifre ancora più spaventose.”
— FONTI
- (Fonti: Independent On Sunday, 10/04/2005)
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