GIORDANIA. RIAPERTO CASO CAPITALE
una corte di sicurezza giordana ha riaperto il processo nei confronti di Muammar Ahmed Yousef al-Jaghbeer, un militante legato ad al-Qaida-che era già stato processato e condannato a morte in contumacia. Al-Jaghbeer, un giordano di origini palestinesi,
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una corte di sicurezza giordana ha riaperto il processo nei confronti di Muammar Ahmed Yousef al-Jaghbeer, un militante legato ad al-Qaida-che era già stato processato e condannato a morte in contumacia.
Al-Jaghbeer, un giordano di origini palestinesi, detenuto in Giordania dopo esser stato catturato in Iraq ed estradato, era stato condannato a morte in relazione ad una congiura in cui aveva perso la vita un diplomatico americano.
In base alla legge giordana, chi è stato condannato in contumacia ha diritto ad un nuovo processo se catturato.
Al-Jaghbeer non aveva presentato ricorso e il giudice presidente Col. Fawaz Buqour ha aggiornato l’udienza a quando l’imputato avrà un avvocato difensore.
Al-Jaghbeer era uno dei sei fuggitivi, tra i quali Abu-Musab al-Zarqawi, accuasti dell’omicidio di Laurence Foley e condannati a morte nell’aprile 2004.
Il tribunale militare all’epoca aveva detto che i fuggitivi e altri quattro in custodia della polizia – tra i quali vi erano due condannati a morte – avevano formato una cellula che avrebbe pianificato l’omicidio di Foley quale parte di un più ampio piano che comprendeva attentati contro americani ed israeliani nel regno.
Foley, un uomo di 60 anni, amministratore ad Amman dell’Agenzia Americana per lo sviluppo internazionale, era stato ucciso con un colpo di pistola fuori dalla sua casa nella capitale giordana il 28 ottobre 2002.
Il capo d’accusa nei confronti di al-Jaghbeer è di aver facilitato contatti tra il presunto capo della cellula, il libico Salem bin Suweid, e al-Zarqawi, conosciuto anche come Ahmed al-Khalayleh. Bin Suweid, che rea presente all’udienza, è stato condannato a morte per aver sparato il colpo che ha ucciso Foley.
Al-Jaghbeer, un giordano di origini palestinesi, detenuto in Giordania dopo esser stato catturato in Iraq ed estradato, era stato condannato a morte in relazione ad una congiura in cui aveva perso la vita un diplomatico americano.
In base alla legge giordana, chi è stato condannato in contumacia ha diritto ad un nuovo processo se catturato.
Al-Jaghbeer non aveva presentato ricorso e il giudice presidente Col. Fawaz Buqour ha aggiornato l’udienza a quando l’imputato avrà un avvocato difensore.
Al-Jaghbeer era uno dei sei fuggitivi, tra i quali Abu-Musab al-Zarqawi, accuasti dell’omicidio di Laurence Foley e condannati a morte nell’aprile 2004.
Il tribunale militare all’epoca aveva detto che i fuggitivi e altri quattro in custodia della polizia – tra i quali vi erano due condannati a morte – avevano formato una cellula che avrebbe pianificato l’omicidio di Foley quale parte di un più ampio piano che comprendeva attentati contro americani ed israeliani nel regno.
Foley, un uomo di 60 anni, amministratore ad Amman dell’Agenzia Americana per lo sviluppo internazionale, era stato ucciso con un colpo di pistola fuori dalla sua casa nella capitale giordana il 28 ottobre 2002.
Il capo d’accusa nei confronti di al-Jaghbeer è di aver facilitato contatti tra il presunto capo della cellula, il libico Salem bin Suweid, e al-Zarqawi, conosciuto anche come Ahmed al-Khalayleh. Bin Suweid, che rea presente all’udienza, è stato condannato a morte per aver sparato il colpo che ha ucciso Foley.
— FONTI
- (Fonti: Dow Jones International News, 15/02/2005)
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