GINEVRA. EX CONDANNATO A MORTE RILANCIA MORATORIA ONU DELLE ESECUZIONI
Jean de Dieu Muzaliwa Maroy, ex condannato a morte della Repubblica Democratica del Congo, è intervenuto alla Commissione Diritti Umani dell’Onu, in rappresentanza di Nessuno tocchi Caino e del Partito Radicale Transnazionale.
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Jean de Dieu Muzaliwa Maroy, ex condannato a morte della Repubblica Democratica del Congo, è intervenuto alla Commissione Diritti Umani dell’Onu, in rappresentanza di Nessuno tocchi Caino e del Partito Radicale Transnazionale.
“Sono qui – ha detto ai delegati Muzaliwa Maroy – per chiedervi di sostenere la risoluzione per la moratoria delle esecuzioni che sarà presentata dal Lussemburgo, in qualità di presidente di turno dell’Unione Europea.
Ho trascorso quattro anni nella prigione di Makala a Kinshasa. Sono uno degli oltre 300 uomini condannati a morte dalla Corte d’Ordine militare per infrazioni di ordine politico e militare.
Mia madre è originaria del Burundi, mio padre è congolese. Durante la guerra tra RDC e Rwanda, Burundi e Uganda, io svolgevo le funzioni di responsabile per i rifornimenti presso lo Stato Maggiore delle Forze Armate congolesi. Il comitato di sicurezza dello Stato mi ha costretto sotto tortura a confessare che ero burundese e che fornivo carburante ai nemici. Porto ancora sul mio corpo le cicatrici di quelle torture.
Ora la guerra è finita, nella RDC c’è un nuovo governo di transizione, il procuratore della Corte d’Ordine militare è stato lui stesso condannato a morte per omicidio.
La storia dimostra che punizioni corporali e patiboli, prima sconosciuti in Africa, sono arrivati con la colonizzazione europea. Le fustigazioni, adesso, sono cadute in disuso, fatta eccezione per i sostenitori della Sharia. Ma del patibolo, ultimo retaggio del colonialismo, gli africani non si sono ancora sbarazzati. Con l’iniziativa finalizzata all’approvazione di una risoluzione da parte dell’Assemblea Generale dell’Onu, e non più soltanto dall’UNCHR, quell’Europa che ha esportato la pena di morte potrà rimediare, aiutando l’Africa ad eliminarla”.
Nel corso della giornata e sempre a sostegno della presentazione di una risoluzione per la moratoria all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite si è espressa la National Association of Criminal Defence Lawyers.
“Sono qui – ha detto ai delegati Muzaliwa Maroy – per chiedervi di sostenere la risoluzione per la moratoria delle esecuzioni che sarà presentata dal Lussemburgo, in qualità di presidente di turno dell’Unione Europea.
Ho trascorso quattro anni nella prigione di Makala a Kinshasa. Sono uno degli oltre 300 uomini condannati a morte dalla Corte d’Ordine militare per infrazioni di ordine politico e militare.
Mia madre è originaria del Burundi, mio padre è congolese. Durante la guerra tra RDC e Rwanda, Burundi e Uganda, io svolgevo le funzioni di responsabile per i rifornimenti presso lo Stato Maggiore delle Forze Armate congolesi. Il comitato di sicurezza dello Stato mi ha costretto sotto tortura a confessare che ero burundese e che fornivo carburante ai nemici. Porto ancora sul mio corpo le cicatrici di quelle torture.
Ora la guerra è finita, nella RDC c’è un nuovo governo di transizione, il procuratore della Corte d’Ordine militare è stato lui stesso condannato a morte per omicidio.
La storia dimostra che punizioni corporali e patiboli, prima sconosciuti in Africa, sono arrivati con la colonizzazione europea. Le fustigazioni, adesso, sono cadute in disuso, fatta eccezione per i sostenitori della Sharia. Ma del patibolo, ultimo retaggio del colonialismo, gli africani non si sono ancora sbarazzati. Con l’iniziativa finalizzata all’approvazione di una risoluzione da parte dell’Assemblea Generale dell’Onu, e non più soltanto dall’UNCHR, quell’Europa che ha esportato la pena di morte potrà rimediare, aiutando l’Africa ad eliminarla”.
Nel corso della giornata e sempre a sostegno della presentazione di una risoluzione per la moratoria all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite si è espressa la National Association of Criminal Defence Lawyers.
— FONTI
- (Fonti: NtC, 18/04/2005)
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