GIAPPONE: CONDANNATA A MORTE PER OMICIDIO CREDITORI
il tribunale distrettuale di Tottori, in Giappone, ha condannato a morte una donna di 38 anni per gli
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il tribunale distrettuale di Tottori, in Giappone, ha condannato a morte una donna di 38 anni per gli omicidi di due uomini, commessi nel 2009 nel tentativo di evitare la restituzione di prestiti. Miyuki Ueta, ex cameriera di bar, ha negato il coinvolgimento nella morte di Kazumi Yabe, camionista 47enne, e Hideki Maruyama, 57enne proprietario di un negozio di elettronica, per cui l’avvocato difensore ha presentato appello contro la condanna capitale.
Nel processo presieduto dal giudice Takushi Noguchi, Ueta è stata riconosciuta colpevole di aver annegato Yabe in mare, nell’aprile 2009, e Maruyama in un fiume, ad ottobre dello stesso anno, dopo aver somministrato ad entrambi del sonnifero. Ueta, che è stata accusata anche di altri 16 reati, tra cui frode e furto, doveva a Yabe 2.700.000 yen e a Maruyama circa 1.230.000 yen, utilizzati pel’acquisto di elettrodomestici.
Il giudice Noguchi ha dichiarato: "la pena di morte è inevitabile" per l'autore di crimini così efferati, aggiungendo che solo Ueta avrebbe potuto essere con le due vittime al momento dei delitti, avendo l'opportunità di ucciderli.
In assenza di prove dirette, inclusa la confessione, i pubblici ministeri hanno utilizzato la testimonianza del coinquilino 49enne di Ueta per chiedere la condanna a morte, mentre la difesa aveva chiesto l’assoluzione dell’imputata. L’avvocato difensore ha sostenuto che il compagno di stanza fosse il vero assassino.
Nel processo presieduto dal giudice Takushi Noguchi, Ueta è stata riconosciuta colpevole di aver annegato Yabe in mare, nell’aprile 2009, e Maruyama in un fiume, ad ottobre dello stesso anno, dopo aver somministrato ad entrambi del sonnifero. Ueta, che è stata accusata anche di altri 16 reati, tra cui frode e furto, doveva a Yabe 2.700.000 yen e a Maruyama circa 1.230.000 yen, utilizzati pel’acquisto di elettrodomestici.
Il giudice Noguchi ha dichiarato: "la pena di morte è inevitabile" per l'autore di crimini così efferati, aggiungendo che solo Ueta avrebbe potuto essere con le due vittime al momento dei delitti, avendo l'opportunità di ucciderli.
In assenza di prove dirette, inclusa la confessione, i pubblici ministeri hanno utilizzato la testimonianza del coinquilino 49enne di Ueta per chiedere la condanna a morte, mentre la difesa aveva chiesto l’assoluzione dell’imputata. L’avvocato difensore ha sostenuto che il compagno di stanza fosse il vero assassino.
— FONTI
- (Fonti: Kyodo News, 2012/05/12)
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