FILIPPINE. GOVERNO CRITICA DECAPITAZIONI IN ARABIA SAUDITA
le Filippine si sono rammaricate per la decapitazione in Arabia Saudita di quattro filippini condannati per l’assassinio di un compatriota ma non hanno mosso critiche sulle modalità in cui si è svolto il processo.
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le Filippine si sono rammaricate per la decapitazione in Arabia Saudita di quattro filippini condannati per l’assassinio di un compatriota ma non hanno mosso critiche sulle modalità in cui si è svolto il processo.
I quattro, che lavorano in un ospedale, Miguel Fernandez, Sergio Aldana, Wilfredo Batista e Antonio Alviza, sono stati decapitati il 14 marzo nella città di Taef, dopo essere stati riconosciuti colpevoli di aver accoltellato nel gennaio 2000 il collega Jaimie de la Cruz e di avergli rubato denaro.
"Questo è uno spiacevole incidente e servirà a ricordare qui e all’estero che bisogna rispettare la legge," ha detto il portavoce del Governo filippino Ignacio Bunye.
Ha detto che il governo della Presidente Gloria Arroyo ha "monitorato e assistito tutte le parti fin dall’inizio" le quali "si sono sottoposte a vari processi con l’interesse di entrambe le parti ad essere adeguatamente rappresentate dai loro avvocati."
Il Ministero degli Esteri ha nel frattempo detto che, ad un certo punto, aveva convinto, in base a quanto prevede la legge islamica dell’Arabia Saudita, i parenti delle vittime ad accettare tre milioni di pesos (55.401 dollari) come prezzo del sangue e di non far giustiziare i quattro. "Tuttavia, la trattativa si è bloccato perchè non si sono messi d’accordo si dettagli finali del pagamento del prezzo del sangue," ha detto il dipartimento in una nota.
I quattro, che lavorano in un ospedale, Miguel Fernandez, Sergio Aldana, Wilfredo Batista e Antonio Alviza, sono stati decapitati il 14 marzo nella città di Taef, dopo essere stati riconosciuti colpevoli di aver accoltellato nel gennaio 2000 il collega Jaimie de la Cruz e di avergli rubato denaro.
"Questo è uno spiacevole incidente e servirà a ricordare qui e all’estero che bisogna rispettare la legge," ha detto il portavoce del Governo filippino Ignacio Bunye.
Ha detto che il governo della Presidente Gloria Arroyo ha "monitorato e assistito tutte le parti fin dall’inizio" le quali "si sono sottoposte a vari processi con l’interesse di entrambe le parti ad essere adeguatamente rappresentate dai loro avvocati."
Il Ministero degli Esteri ha nel frattempo detto che, ad un certo punto, aveva convinto, in base a quanto prevede la legge islamica dell’Arabia Saudita, i parenti delle vittime ad accettare tre milioni di pesos (55.401 dollari) come prezzo del sangue e di non far giustiziare i quattro. "Tuttavia, la trattativa si è bloccato perchè non si sono messi d’accordo si dettagli finali del pagamento del prezzo del sangue," ha detto il dipartimento in una nota.
— FONTI
- (Fonti: Agence France Presse, 15/03/2005)
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