EMIRATI ARABI: CONFERMATA CONDANNA A MORTE PER L’OMICIDIO E STUPRO DI UN BAMBINO
la condanna a morte del cittadino giordano Nidal Eissa Abdullah, 48 anni, è stata confermata dalla corte
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la condanna a morte del cittadino giordano Nidal Eissa Abdullah, 48 anni, è stata confermata dalla corte d’appello di Dubai in relazione all’omicidio e stupro di un bambino di otto anni, identificato come Obaida.
L’avvocato difensore Ali Musabeh aveva chiesto al giudice di esercitare clemenza verso Abdullah, dicendo di averlo visitato 4 volte in carcere e di averlo visto pentito.
Il condannato ha confidato all’avvocato di essere stato maltrattato dal padre e dalla matrigna, diventando alcolista nel corso degli anni.
La commissione di psichiatri che ha esaminato l’imputato – ha sostenuto in tribunale Musabeh – ha definito il suo cliente come anti-sociale. Tuttavia il rapporto non ha chiarito se le sue condizioni siano o meno curabili.
Anche con il suo problema di alcolismo, il condannato può essere ancora ritenuto responsabile per il suo comportamento, secondo il rapporto.
Abdullah era stato condannato a morte lo scorso agosto dal Tribunale di Primo Grado di Dubai. Prima del processo di primo grado Abdullah aveva ammesso le accuse di omicidio e di consumo di alcol, negando tuttavia di aver aggredito sessualmente la vittima e di averla rapita all'esterno della casa dei suoi genitori a Sharjah.
Il caso risale allo scorso 20 maggio, quando il bambino fu rapito e ritrovato morto due giorni dopo lungo una strada ad Al Warqa.
Il condannato può ora rivolgersi alla Corte di Cassazione, entro 30 giorni.
Abdullah era stato condannato a morte lo scorso agosto dal Tribunale di Primo Grado di Dubai. Prima del processo di primo grado Abdullah aveva ammesso le accuse di omicidio e di consumo di alcol, negando tuttavia di aver aggredito sessualmente la vittima e di averla rapita all'esterno della casa dei suoi genitori a Sharjah.
Il caso risale allo scorso 20 maggio, quando il bambino fu rapito e ritrovato morto due giorni dopo lungo una strada ad Al Warqa.
Il condannato può ora rivolgersi alla Corte di Cassazione, entro 30 giorni.
— FONTI
- (Fonti: khaleejtimes.com, 23/01/2017)
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