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LIBERIA

Dopo 14 anni di guerra civile, un Governo di Transizione Nazionale

Dopo 14 anni di guerra civile, un Governo di Transizione Nazionale

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Dopo 14 anni di guerra civile, un Governo di Transizione Nazionale è stato stabilito in base all’Accordo di Pace Globale del settembre 2003. Il conflitto era giunto alla fine nell’agosto del 2003 con i colloqui di pace tra tutti i partiti avviati dopo la capitolazione e l’esilio dell’allora Presidente Charles Taylor. Durante il suo governo, il Paese era stato all’indice di organizzazioni umanitarie e internazionali per le continue e gravi violazioni dei diritti umani. Il Governo di Transizione Nazionale ha guidato il Paese fino alle elezioni presidenziali che si sono tenute a ottobre e novembre 2005. L’economista ed ex ministro delle finanze Ellen Johnson-Sirleaf ha vinto la sfida contro l’ex giocatore di calcio George Weah al secondo turno. La prima donna africana eletta capo di Stato è entrata in carica nel gennaio del 2006.
Nel luglio 2008, a seguito di una serie di rapine a mano armata che avevano minato la fragile pace in Liberia, il Parlamento aveva adottato l’Armed Robbery Act, che introduceva la pena di morte per omicidi commessi nel corso di rapine, atti di terrorismo o pirateria. La Presidente Ellen Johnson-Sirleaf, che avrebbe potuto porre il veto al provvedimento, l’aveva invece firmato e dunque convertito in legge il 22 luglio.
La legislazione liberiana prevedeva già la possibilità dell’uso della pena di morte, ma la nuova legge è contraria agli impegni internazionali contratti dalla Liberia stessa.
Il 16 settembre 2005, infatti, il Governo Nazionale di Transizione, guidato da Charles Gyude Bryant, aveva sottoscritto 103 trattati internazionali. Tra gli altri, la Liberia ha aderito al Secondo Protocollo Opzionale al Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici, che ha come obiettivo l’abolizione della pena di morte. L’adesione della Liberia ai trattati fu salutata dall’allora Segretario Generale dell’ONU Kofi Annan come “una pietra miliare nel viaggio della Liberia fuori dal suo difficile passato e verso un futuro più sostenibile basato sullo Stato di diritto, il rispetto dei diritti umani e un regime democratico.” Alcuni membri del Parlamento però hanno iniziato a mettere in discussione lo status del Protocollo. “Il Presidente può anche aver firmato un documento internazionale che miri all’abolizione della pena di morte, ma il Parlamento non ne era a conoscenza. Tale documento non è mai stato ratificato dall’Assemblea,” ha dichiarato Isaac Red, presidente della Camera dei Deputati. In un comunicato della Executive Mansion, la Presidente Johnson-Sirleaf ha indicato di essere pienamente a conoscenza del fatto che il suo Paese sia uno Stato parte del Secondo Protocollo Opzionale che mira all’abolizione della pena di morte. Ciò nonostante, continua il documento, la presidente dichiara di voler tenere in considerazione la richiesta della maggioranza dei cittadini affinché venga data una risposta massiccia all’aumento dei crimini legati a rapine che includono aggressioni fisiche come stupri e omicidi compiuti da rapinatori che attaccano cittadini innocenti, creando un clima di paura e una crisi di fiducia nella società. La Presidente Johnson-Sirleaf ha inoltre dichiarato di essere pronta a rivedere la legge e a eventualmente emendarla appena la situazione fosse pienamente sottocontrollo e la sicurezza sociale garantita.
Il 26 agosto 2008, il Comitato Diritti Umani dell’ONU ha espresso la sua profonda preoccupazione per la nuova legge sulla pena di morte. Il Comitato, incaricato di monitorare il rispetto del Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici, ha dichiarato che “La legge firmata dal Presidente della Liberia costituisce una chiara violazione da parte del Paese dei suoi obblighi giuridici, sanciti dal Secondo Protocollo Opzionale”. Il Comitato ha esortato la Liberia “a rivedere la legge per un’eventuale modifica il più presto possibile” e, nel frattempo, l’ha incoraggiata “a mantenere la moratoria in vigore dal 1979”.
Il Secondo Protocollo Opzionale vincola i suoi aderenti principalmente a tre obblighi: proibisce di ricorrere alle esecuzioni, chiede agli Stati parte di abolire la pena di morte prevista nelle loro giurisdizioni interne e, da ultimo, di astenersi dalla sua reintroduzione. Inoltre, in base al diritto internazionale consuetudinario, come dettato nell’articolo 27 della Convenzione di Vienna sul Diritto dei Trattati, ratificata dalla Liberia il 29 agosto 1985, uno Stato “non può invocare le disposizioni del suo diritto interno per giustificare la mancata esecuzione di un trattato”.
Ad ogni modo, il 1° novembre 2010, durante l’esame del Paese al Consiglio dei Diritti Umani dell’ONU, in base all’Universal Periodic Review, la delegazione della Liberia ha affermato con forza che, nonostante le preoccupazioni relative all’Armed Robbery Act, la Liberia resta impegnata a onorare i suoi impegni regionali e internazionali in materia di diritti umani. La delegazione ha accettato di esaminare e fornire una risposta, nella sessione di marzo 2011 del Consiglio sui Diritti Umani, sulle raccomandazioni di abrogare la legge del luglio 2008 che prevede la pena di morte, in linea con i vincoli del Paese che derivano dall’adesione al Secondo Protocollo Opzionale.
Il 15 marzo 2011, il Governo liberiano ha presentato le sue risposte alle raccomandazioni dichiarando: “la Repubblica della Liberia riconosce i suoi obblighi internazionali legati al Secondo Protocollo Opzionale al Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici, finalizzato all’abolizione della pena di morte. Pertanto, in vista dell’abolizione della legge sulla pena capitale, Governo e popolazione si stanno confrontando attraverso le iniziative in corso di informazione e sensibilizzazione. Inoltre, è evidente che, nonostante la legge sulla pena di morte sia in vigore da quando l’alto tasso di rapine armate ha reso necessaria una misura deterrente di questo tipo, la Corte Suprema non ha, ad oggi, mai confermato alcuna condanna a morte, anzi si è mostrata restia nei casi recenti a convalidare sentenze capitali commutando le pene in ergastolo. Per di più, il governo attuale, guidato dalla Presidente Ellen Johnson-Sirleaf, non ha mai firmato alcun mandato di esecuzione”.
Le ultime esecuzioni in Liberia, 14, sono avvenute nel 2000. Nel 2011, secondo Amnesty International, è stata comminata una sola condanna a morte. Tre nuove condanne a morte sono state comminate nel 2012.
Il 20 dicembre 2012, la Liberia si è astenuta sulla risoluzione per una moratoria delle esecuzioni capitali all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.