Circa 300 alunni hanno partecipato ad una mostra d'arte...
Circa 300 alunni hanno partecipato ad una mostra d'arte di bambini, sponsorizzata dal Movimento per i Diritti del Popolo, come parte della campagna nazionale contro la pena di morte
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Circa 300 alunni hanno partecipato ad una mostra d'arte di bambini, sponsorizzata dal Movimento per i Diritti del Popolo, come parte della campagna nazionale contro la pena di morte.
I bambini stavano dietro i loro dipinti che rappresentavano la crudeltà della pena capitale. I dipinti erano appesi a delle forche in legno che fungevano da cornice e a cui erano fissate delle corde che, al posto di corpi penzolanti, mostravano lettere dei bambini indirizzate a vari capi di stato.
Amanda Aoun, 14 anni, della scuola del Sacro Cuore di Baalbek, ha raccontato di suo padre, ucciso quando lei era più piccola, e del suo assassino giustiziato successivamente: "Ero piccola e non sapevo se fosse giusto o sbagliato, ma ho sentito mia nonna dire: 'anche se mi dessero un coltello e mi dicessero di massacrarlo (l'assassino), mio figlio non mi verrebbe restituito'.
Aoun ha detto di non vedere alcun beneficio nello giustiziare chi ha commesso un omicidio." "Sono addolorata per la famiglia di quell'uomo, invece di due ora gli orfani sono cinque.
L'uomo aveva tre figli che adesso, come me e mio fratello, non hanno più un padre".Lara Darian, al settimo anno della scuola di Notre Dame de Louaizeh, ha scritto una lettera al Presidente Emile Lahoud, chiedendogli di considerare le sue opinioni e di "pensarci a fondo". "Signor Presidente, noi non dovremmo essere dei macellai," ha scritto.
Darian ha esortato il governo ad essere "giusti" nel garantire "una seconda possibilità" ai condannati.
La pena capitale, ha detto la ragazza, esclude ogni possibilità, per il condannato, di cambiare o migliorare. "A volte, passando attraverso cattive esperienze, ci sono persone che rinnovano se stesse, e cambiano il loro modo di vivere dal male al bene," ha scritto.
I bambini stavano dietro i loro dipinti che rappresentavano la crudeltà della pena capitale. I dipinti erano appesi a delle forche in legno che fungevano da cornice e a cui erano fissate delle corde che, al posto di corpi penzolanti, mostravano lettere dei bambini indirizzate a vari capi di stato.
Amanda Aoun, 14 anni, della scuola del Sacro Cuore di Baalbek, ha raccontato di suo padre, ucciso quando lei era più piccola, e del suo assassino giustiziato successivamente: "Ero piccola e non sapevo se fosse giusto o sbagliato, ma ho sentito mia nonna dire: 'anche se mi dessero un coltello e mi dicessero di massacrarlo (l'assassino), mio figlio non mi verrebbe restituito'.
Aoun ha detto di non vedere alcun beneficio nello giustiziare chi ha commesso un omicidio." "Sono addolorata per la famiglia di quell'uomo, invece di due ora gli orfani sono cinque.
L'uomo aveva tre figli che adesso, come me e mio fratello, non hanno più un padre".Lara Darian, al settimo anno della scuola di Notre Dame de Louaizeh, ha scritto una lettera al Presidente Emile Lahoud, chiedendogli di considerare le sue opinioni e di "pensarci a fondo". "Signor Presidente, noi non dovremmo essere dei macellai," ha scritto.
Darian ha esortato il governo ad essere "giusti" nel garantire "una seconda possibilità" ai condannati.
La pena capitale, ha detto la ragazza, esclude ogni possibilità, per il condannato, di cambiare o migliorare. "A volte, passando attraverso cattive esperienze, ci sono persone che rinnovano se stesse, e cambiano il loro modo di vivere dal male al bene," ha scritto.
— FONTI
- (Fonti: The Daily Star, 01/06/2001)
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