CINA: VERSO ULTERIORE DIMINUZIONE DELLE CONDANNE CAPITALI
la Cina ha adottato una nuova misura per limitare il numero delle condanne a morte e
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la Cina ha adottato una nuova misura per limitare il numero delle condanne a morte e prevenire quelle errate, assicurando lo svolgimento dei processi d’appello, scrive il giornale China Daily.
In base ad un’interpretazione pubblicata dalla Corte Suprema del Popolo e dalla Procura Suprema del Popolo lo scorso 31 agosto, una volta accettato da un’Alta Corte, nessun appello potrà più essere revocato dal condannato a morte che lo ha presentato.
“Certe volte gli imputati che presentano appello vengono minacciati da poliziotti e giudici che hanno seguito il caso e che potrebbero essere puniti qualora emergessero loro errori con conseguente annullamento della condanna, ha spiegato al giornale l’avvocato Che Xingyi, di base a Pechino.
Secondo la Corte Suprema, diverse Alte Corti e Procure provinciali hanno avuto a che fare con condannati che hanno deciso di revocare l’appello a processo già iniziato.
“Dal momento che non c’erano precise regole per una situazione del genere, alcune corti hanno accettato la revoca, altre no”, ha reso noto la Corte Suprema. “L’interpretazione serve a colmare questa differenza”.
Secondo la Corte Suprema, chi presenta appello dopo essere stato condannato a morte deve avere dubbi circa il processo di primo grado, di conseguenza l’Alta Corte deve svolgere un secondo processo anche se il condannato chiede la revoca dell’appello.
Secondo molti osservatori, quest’interpretazione è un ulteriore passo verso la diminuzione delle condanne a morte, dopo che nel 2007 la Corte Suprema del Popolo si è ripresa il potere esclusivo di riesaminare le condanne capitali.
In base ad un’interpretazione pubblicata dalla Corte Suprema del Popolo e dalla Procura Suprema del Popolo lo scorso 31 agosto, una volta accettato da un’Alta Corte, nessun appello potrà più essere revocato dal condannato a morte che lo ha presentato.
“Certe volte gli imputati che presentano appello vengono minacciati da poliziotti e giudici che hanno seguito il caso e che potrebbero essere puniti qualora emergessero loro errori con conseguente annullamento della condanna, ha spiegato al giornale l’avvocato Che Xingyi, di base a Pechino.
Secondo la Corte Suprema, diverse Alte Corti e Procure provinciali hanno avuto a che fare con condannati che hanno deciso di revocare l’appello a processo già iniziato.
“Dal momento che non c’erano precise regole per una situazione del genere, alcune corti hanno accettato la revoca, altre no”, ha reso noto la Corte Suprema. “L’interpretazione serve a colmare questa differenza”.
Secondo la Corte Suprema, chi presenta appello dopo essere stato condannato a morte deve avere dubbi circa il processo di primo grado, di conseguenza l’Alta Corte deve svolgere un secondo processo anche se il condannato chiede la revoca dell’appello.
Secondo molti osservatori, quest’interpretazione è un ulteriore passo verso la diminuzione delle condanne a morte, dopo che nel 2007 la Corte Suprema del Popolo si è ripresa il potere esclusivo di riesaminare le condanne capitali.
— FONTI
- (Fonti: China Daily, 01/09/2010)
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