CINA: GIUSTIZIATO PER OMICIDIO DI DONNE RIDOTTE IN SCHIAVITU'
le autorità cinesi hanno giustiziato Li Hao, un 36enne condannato per aver sequestrato sei donne
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le autorità cinesi hanno giustiziato Li Hao, un 36enne condannato per aver sequestrato sei donne, di età compresa tra 16 e 24 anni, tenendole prigioniere come schiave sessuali per 21 mesi, violentandole a ripetizione e costringendo tre di loro a ucciderne due.
La storia di Li Hao, un impiegato, è stata raccontata dall’agenzia di stampa cinese Xinhua. Nel 2009 l’uomo aveva scavato una cella «incredibilmente sofisticata», chiusa da sette porte di ferro, al di sotto di un seminterrato di sua proprietà nella città di Luoyang, 800 km a sud di Pechino.
Hao adescava le sue vittime nei saloni di acconciature, nei bar karaoke e nei centri per massaggi. Il suo obiettivo era costringerle a esibirsi in trasmissioni internet a luci rosse, con rapporti tra loro e con clienti occasionali.
L’impiegato, mentre teneva prigioniere le sue vittime, si era sposato e aveva avuto un figlio. Per poter trascorrere circa due settimane al mese con le sue «schiave» raccontava alla moglie di aver trovato un secondo lavoro come guardia notturna. In questo modo giustificava anche le maggiori entrate. Nel settembre del 2011 una delle donne riuscì a fuggire, raccontando alla polizia il suo orrore e facendo arrestare l’aguzzino. L’uomo fu condannato a morte nel novembre 2012 per omicidio, stupro, sequestro di persona, prostituzione organizzata e produzione di materiale pornografico a scopo di lucro, con sentenza confermata in appello dall’Alta Corte dell’Henan.
Per quanto riguarda gli omicidi, una delle donne superstiti è stata condannata a tre anni, altre due sono in libertà vigilata. Li è stato giustiziato “in base alla legge”, dopo aver incontrato i suoi parenti in un centro detentivo a Luoyang, è scritto nel comunicato della Corte Suprema del Popolo cinese.
La storia di Li Hao, un impiegato, è stata raccontata dall’agenzia di stampa cinese Xinhua. Nel 2009 l’uomo aveva scavato una cella «incredibilmente sofisticata», chiusa da sette porte di ferro, al di sotto di un seminterrato di sua proprietà nella città di Luoyang, 800 km a sud di Pechino.
Hao adescava le sue vittime nei saloni di acconciature, nei bar karaoke e nei centri per massaggi. Il suo obiettivo era costringerle a esibirsi in trasmissioni internet a luci rosse, con rapporti tra loro e con clienti occasionali.
L’impiegato, mentre teneva prigioniere le sue vittime, si era sposato e aveva avuto un figlio. Per poter trascorrere circa due settimane al mese con le sue «schiave» raccontava alla moglie di aver trovato un secondo lavoro come guardia notturna. In questo modo giustificava anche le maggiori entrate. Nel settembre del 2011 una delle donne riuscì a fuggire, raccontando alla polizia il suo orrore e facendo arrestare l’aguzzino. L’uomo fu condannato a morte nel novembre 2012 per omicidio, stupro, sequestro di persona, prostituzione organizzata e produzione di materiale pornografico a scopo di lucro, con sentenza confermata in appello dall’Alta Corte dell’Henan.
Per quanto riguarda gli omicidi, una delle donne superstiti è stata condannata a tre anni, altre due sono in libertà vigilata. Li è stato giustiziato “in base alla legge”, dopo aver incontrato i suoi parenti in un centro detentivo a Luoyang, è scritto nel comunicato della Corte Suprema del Popolo cinese.
— FONTI
- (Fonti: IANS, Corriere della Sera, 21/01/2014)
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