ARABIA SAUDITA: TRE PAKISTANI CONDANNATI A MORTE
tre cittadini pakistani sono stati condannati a morte in Arabia Saudita dopo essere
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tre cittadini pakistani sono stati condannati a morte in Arabia Saudita dopo essere stati riconosciuti colpevoli di omicidio e adulterio, rendono noto i loro familiari, che chiedono al governo pakistano di sollevare la questione presso le autorità saudite.
I tre pakistani – sostengono i familiari – sono stati erroneamente coinvolti nei casi e si trovano da 13 anni detenuti in Arabia Saudita nonostante nel 2004 abbiano pagato un prezzo del sangue di almeno 4 milioni di rial.
I tre pakistani sono stati identificati come Rahmul Wahab, originario di Charsadda, Bashir Hassan Afridi di Kohat e Mohammad Abdur Rehman, originario di Karachi.
Fazl Karim, cugino di Wahab, ha detto al The Express Tribune che i tre sono stati arrestati perché sospettati dell’omicidio di un loro connazionale, identificato come Mohammad Yaqoob e originario di Dera Ghazi Khan, commesso a Makkah nel 1999.
Mentre si trovavano in prigione – continua il cugino di Wahab - i corpi di due neonati furono rinvenuti nella stessa area in cui fu trovato il corpo di Yaqoob, per cui le autorità saudite hanno accusato i tre di aver messo incinte due ragazze indonesiane costringendole poi ad abortire.
Mansoor Wahab, nipote di Rahmul, ha detto che il 17 luglio 2004 un consiglio tribale di nove membri ha accettato che le famiglie degli accusati pagassero congiuntamente il prezzo del sangue di 4 milioni di rial alla famiglia di Yaqoob. Il risarcimento fu pagato ed un tribunale condannò i tre rispettivamente a 15, 12 e 10 anni di prigione.
Un’altro tribunale in seguito ha rivisto le condanne elevandole a 18, 13 e 12 anni, mentre un terzo tribunale ancora le ha portate a 20, 14 e 11 anni. Infine, lo scorso 29 marzo, un altro tribunale ha emesso le condanne a morte nei confronti dei tre pakistani.
Secondo i familiari dei condannati passeranno almeno tre mesi tra la condanna a morte e l’esecuzione, inoltre i tre potrebbero presentare appello.
La moglie di Wahab, Shaheen, ha chiesto al sovrano saudita e alle autorità pakistane di rilasciare il marito. “La mie figlie hanno bisogno del padre e mio marito ha già trascorso in carcere 13 anni”, ha detto la donna.
I tre pakistani – sostengono i familiari – sono stati erroneamente coinvolti nei casi e si trovano da 13 anni detenuti in Arabia Saudita nonostante nel 2004 abbiano pagato un prezzo del sangue di almeno 4 milioni di rial.
I tre pakistani sono stati identificati come Rahmul Wahab, originario di Charsadda, Bashir Hassan Afridi di Kohat e Mohammad Abdur Rehman, originario di Karachi.
Fazl Karim, cugino di Wahab, ha detto al The Express Tribune che i tre sono stati arrestati perché sospettati dell’omicidio di un loro connazionale, identificato come Mohammad Yaqoob e originario di Dera Ghazi Khan, commesso a Makkah nel 1999.
Mentre si trovavano in prigione – continua il cugino di Wahab - i corpi di due neonati furono rinvenuti nella stessa area in cui fu trovato il corpo di Yaqoob, per cui le autorità saudite hanno accusato i tre di aver messo incinte due ragazze indonesiane costringendole poi ad abortire.
Mansoor Wahab, nipote di Rahmul, ha detto che il 17 luglio 2004 un consiglio tribale di nove membri ha accettato che le famiglie degli accusati pagassero congiuntamente il prezzo del sangue di 4 milioni di rial alla famiglia di Yaqoob. Il risarcimento fu pagato ed un tribunale condannò i tre rispettivamente a 15, 12 e 10 anni di prigione.
Un’altro tribunale in seguito ha rivisto le condanne elevandole a 18, 13 e 12 anni, mentre un terzo tribunale ancora le ha portate a 20, 14 e 11 anni. Infine, lo scorso 29 marzo, un altro tribunale ha emesso le condanne a morte nei confronti dei tre pakistani.
Secondo i familiari dei condannati passeranno almeno tre mesi tra la condanna a morte e l’esecuzione, inoltre i tre potrebbero presentare appello.
La moglie di Wahab, Shaheen, ha chiesto al sovrano saudita e alle autorità pakistane di rilasciare il marito. “La mie figlie hanno bisogno del padre e mio marito ha già trascorso in carcere 13 anni”, ha detto la donna.
— FONTI
- (Fonti: Tribune.com.pk, 10/04/2011)
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