ARABIA SAUDITA. IL ‘PREZZO DEL SANGUE’ RAGGIUNGE CIFRE DA CAPOGIRO
il Washington Post ha dato risalto alla questione del prezzo del sangue e dell'esorbitante trend, in continua crescita, delle richieste di compensazione, molte dei quali sarebbero alimentate dall'avidità e dalle rivalità tribali.
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il Washington Post ha dato risalto alla questione del prezzo del sangue e dell'esorbitante trend, in continua crescita, delle richieste di compensazione, molte dei quali sarebbero alimentate dall'avidità e dalle rivalità tribali. Il giornale riporta il caso di Badr al-Hasnani, diciottenne quando, a seguito di una lite, ha accoltellato un con un suo rivale di calcio, uccidendolo. Il ragazzo aveva confessato ed era stato condannato alla decapitazione, come prescritto dalla legge islamica. I genitori della vittima, Majid al-Mahmoudi, avevano, in base alla sharia, tre possibilità: chiedere l'esecuzione della sentenza, risparmiare la vita di Hasnani, con la benedizione di Dio, o concedergli la grazia in cambio del prezzo del sangue.
La famiglia ha chiesto una diyah pari a due milioni di dollari in contanti, molto più di quanto la famiglia di Hasnani potesse permettersi.
Il mese scorso, alcuni leader tribali della città di Kharj avevano chiesto circa 11 milioni di dollari per perdonare un uomo che aveva ucciso un membro della loro tribù.
Funzionari, religiosi e scrittori si sono espressi contro queste richieste esose, chiarendo che l'antica pratica islamica era pensata al fine di sostenere finanziariamente i familiari in lutto.
Il re Abdullah, che negli ultimi anni si è fatto più volte carico del pagamento di numerose diyah per famiglie bisognose, pare abbia detto che la richiesta non dovrebbe superare i 130.000 dollari.
La cifra minima stabilita dal governo è di 32.000 dollari.
La famiglia ha chiesto una diyah pari a due milioni di dollari in contanti, molto più di quanto la famiglia di Hasnani potesse permettersi.
Il mese scorso, alcuni leader tribali della città di Kharj avevano chiesto circa 11 milioni di dollari per perdonare un uomo che aveva ucciso un membro della loro tribù.
Funzionari, religiosi e scrittori si sono espressi contro queste richieste esose, chiarendo che l'antica pratica islamica era pensata al fine di sostenere finanziariamente i familiari in lutto.
Il re Abdullah, che negli ultimi anni si è fatto più volte carico del pagamento di numerose diyah per famiglie bisognose, pare abbia detto che la richiesta non dovrebbe superare i 130.000 dollari.
La cifra minima stabilita dal governo è di 32.000 dollari.
— FONTI
- (Fonti: Washington Post, 27/07/2008)
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