ARABIA SAUDITA: DECAPITATO E CROCIFISSO
un giovane è stato decapitato e successivamente crocifisso in Arabia Saudita. L'esecuzione è avvenuta nella città di Hail.
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un giovane è stato decapitato e successivamente crocifisso in Arabia Saudita.
Si tratta di Muhammad Basheer bin Sa’oud al-Ramaly al-Shammari, 22 anni, che era stato riconosciuto colpevole dei sequestri e stupri di quattro persone, commessi nel febbraio 2009. La decapitazione ha avuto luogo nella città di Hail, a nord della capitale Riad.
La testa del giustiziato è stata poi ricucita al corpo, che è stato appeso ad un palo in un luogo pubblico, pratica nota in Arabia Saudita come crocifissione.
Una corte d’appello aveva confermato la condanna a morte e alla crocifissione a novembre, approvate successivamente dalla Corte Suprema.
Nel corso del processo Muhammad al-Shammari non ha potuto disporre di un avvocato difensore, inoltre alcune fonti riferiscono di suoi disturbi psichici.
In Arabia Saudita, le crocifissioni avvengono dopo che il condannato è stato decapitato. Il corpo, su cui viene ricucita la testa, viene legato o appeso ad un palo, in pubblico. Talvolta i pali formano una croce, da cui l’uso del termine “crocifissione”.
Si tratta di Muhammad Basheer bin Sa’oud al-Ramaly al-Shammari, 22 anni, che era stato riconosciuto colpevole dei sequestri e stupri di quattro persone, commessi nel febbraio 2009. La decapitazione ha avuto luogo nella città di Hail, a nord della capitale Riad.
La testa del giustiziato è stata poi ricucita al corpo, che è stato appeso ad un palo in un luogo pubblico, pratica nota in Arabia Saudita come crocifissione.
Una corte d’appello aveva confermato la condanna a morte e alla crocifissione a novembre, approvate successivamente dalla Corte Suprema.
Nel corso del processo Muhammad al-Shammari non ha potuto disporre di un avvocato difensore, inoltre alcune fonti riferiscono di suoi disturbi psichici.
In Arabia Saudita, le crocifissioni avvengono dopo che il condannato è stato decapitato. Il corpo, su cui viene ricucita la testa, viene legato o appeso ad un palo, in pubblico. Talvolta i pali formano una croce, da cui l’uso del termine “crocifissione”.
— FONTI
- (Fonti: Amnesty International, 8/12/2009)
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