Amnesty International ha chiesto una moratoria sulla...
Amnesty International ha chiesto una moratoria sulla pena di morte in Cina, dicendo che il malfunzionante sistema giudiziario penale del Paese fa sì che molte persone innocenti vengano giustiziate
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Amnesty International ha chiesto una moratoria sulla pena di morte in Cina, dicendo che il malfunzionante sistema giudiziario penale del Paese fa s� che molte persone innocenti vengano giustiziate.
La richiesta, inserita in un nuovo rapporto intitolato "Mandati a morte nel rispetto della legge?" giunge a una settimana di distanza dalle affermazioni di un importante parlamentare cinese, secondo il quale ogni anno nel paese vengono eseguite almeno 10.000 condanne a morte, dato almeno cinque volte superiore al totale delle esecuzioni registrate nel resto del mondo. "Nonostante un positivo sviluppo registrato nella legge di procedura penale, nella pratica il sistema giudiziario penale cinese non � in condizione di garantire processi equi, imparziali e giusti", ha detto AI.
Il rapporto di Amnesty denuncia come le autorit� cinesi violino sistematicamente le norme interne e internazionali nell'esecuzione di migliaia di condanne a morte ogni anno.
Il rapporto cita esempi di cattivo funzionamento della giustizia che sono "solo la punta dell'iceberg" e chiede un'immediata moratoria sulle esecuzioni.
"Sarebbe un primo passo verso la totale abolizione della pena di morte, che il governo cinese ha segnalato ai diplomatici stranieri come il proprio obiettivo finale", ha detto Amnesty.
Il rapporto di Amnesty denuncia il macabro percorso che un cittadino cinese compie dal momento in cui � sospettato di aver commesso un reato a quello dell'esecuzione. Il rapporto afferma che una volta arrestato per il sospetto di aver commesso un reato per il quale � prevista la pena di morte, l'imputato in Cina non ha pieno diritto all'assistenza legale immediata: ci� avviene, solitamente, al termine degli interrogatori condotti dalla polizia e anche in questo caso tale diritto viene spesso negato o limitato. � proprio durante i primi interrogatori che la persona arrestata viene torturata e costretta a "confessare" il reato e la "confessione" pu� cos� essere usata in tribunale e determinare la condanna a morte, afferma Amnesty. Inoltre, in violazione degli standard internazionali, la legge cinese non prevede la presunzione di innocenza e i condizionamenti politici interferiscono in ogni fase dei procedimenti giudiziari, si legge nel rapporto. Il rapporto cita la famigerata campagna "Colpire duro" contro il crimine, che sottopone i tribunali a una pressione politica estrema per emettere rapidamente condanne sempre pi� dure.
"La Cina deve applicare i trattati internazionali dei quali fa gi� parte - come la Convenzione contro la Tortura - e deve fare tutto il possibile per ratificare e applicare l'Accordo Internazionale sui Diritti Civili e Politici (ICCPR) con la massima urgenza", ha detto Amnesty.
La richiesta, inserita in un nuovo rapporto intitolato "Mandati a morte nel rispetto della legge?" giunge a una settimana di distanza dalle affermazioni di un importante parlamentare cinese, secondo il quale ogni anno nel paese vengono eseguite almeno 10.000 condanne a morte, dato almeno cinque volte superiore al totale delle esecuzioni registrate nel resto del mondo. "Nonostante un positivo sviluppo registrato nella legge di procedura penale, nella pratica il sistema giudiziario penale cinese non � in condizione di garantire processi equi, imparziali e giusti", ha detto AI.
Il rapporto di Amnesty denuncia come le autorit� cinesi violino sistematicamente le norme interne e internazionali nell'esecuzione di migliaia di condanne a morte ogni anno.
Il rapporto cita esempi di cattivo funzionamento della giustizia che sono "solo la punta dell'iceberg" e chiede un'immediata moratoria sulle esecuzioni.
"Sarebbe un primo passo verso la totale abolizione della pena di morte, che il governo cinese ha segnalato ai diplomatici stranieri come il proprio obiettivo finale", ha detto Amnesty.
Il rapporto di Amnesty denuncia il macabro percorso che un cittadino cinese compie dal momento in cui � sospettato di aver commesso un reato a quello dell'esecuzione. Il rapporto afferma che una volta arrestato per il sospetto di aver commesso un reato per il quale � prevista la pena di morte, l'imputato in Cina non ha pieno diritto all'assistenza legale immediata: ci� avviene, solitamente, al termine degli interrogatori condotti dalla polizia e anche in questo caso tale diritto viene spesso negato o limitato. � proprio durante i primi interrogatori che la persona arrestata viene torturata e costretta a "confessare" il reato e la "confessione" pu� cos� essere usata in tribunale e determinare la condanna a morte, afferma Amnesty. Inoltre, in violazione degli standard internazionali, la legge cinese non prevede la presunzione di innocenza e i condizionamenti politici interferiscono in ogni fase dei procedimenti giudiziari, si legge nel rapporto. Il rapporto cita la famigerata campagna "Colpire duro" contro il crimine, che sottopone i tribunali a una pressione politica estrema per emettere rapidamente condanne sempre pi� dure.
"La Cina deve applicare i trattati internazionali dei quali fa gi� parte - come la Convenzione contro la Tortura - e deve fare tutto il possibile per ratificare e applicare l'Accordo Internazionale sui Diritti Civili e Politici (ICCPR) con la massima urgenza", ha detto Amnesty.
— FONTI
- (Fonti: Agence France Presse, 22/03/2004)
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