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Ad oggi, la pena di morte non esiste più in 18 dei 50 Stati della federazione americana

Ad oggi, la pena di morte non esiste più in 18 dei 50 Stati della federazione americana

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Ad oggi, la pena di morte non esiste più in 18 dei 50 Stati della federazione americana, tra cui New York, dove la Corte d’Appello dello Stato nel giugno 2004 ha dichiarato incostituzionale una parte della legge sulla pena capitale e nel 2007 ha stabilito che la sentenza si applicava all’ultima persona rimasta nel braccio della morte dello Stato (da allora, il Parlamento statale ha respinto ogni tentativo di ripristinare la clausola dichiarata incostituzionale). La pena di morte è abolita anche nel Distretto di Columbia, che non è uno “Stato” ma un distretto sotto la diretta autorità del Congresso, meglio conosciuto come Washington D.C., capitale degli USA.
Le più recenti abolizioni della pena di morte sono avvenute in Maryland a maggio 2013 e in Connecticut ad aprile 2012.
 
La pena di morte è ancora in vigore in 32 Stati della federazione e in 2 giurisdizioni (il governo federale e il sistema di giustizia militare).
Anche se gli Stati Uniti sono considerati un Paese mantenitore della pena di morte, le esecuzioni sono rare o inesistenti in gran parte della nazione: 28 delle 53 giurisdizioni degli Stati Uniti (50 Stati, il Distretto di Columbia, il governo federale e il sistema di giustizia militare) o non hanno la pena di morte (19) oppure non hanno effettuato un’esecuzione da almeno 10 anni (9). La maggior parte non ha praticato la pena di morte da quando è stata reintrodotta nel 1976. Altri 5 Stati non hanno registrato esecuzioni da 5 anni, per un totale di 33 giurisdizioni senza esecuzioni in tale periodo.
Solo 9 Stati hanno praticato la pena di morte nel 2012 rispetto ai 13 del 2011, e solo 4 hanno effettuato più di 3 esecuzioni, per lo più nel Sud.
Sono diminuiti anche i detenuti nel braccio della morte. Al 1° gennaio 2013, c’erano 3.125 condannati a morte, 64 di meno rispetto al 1° gennaio 2012.
 
Le esecuzioni
 
Nel 2012 le esecuzioni sono state 43, lo stesso numero del 2011, ma sono state effettuate in un numero minore di Stati.
Le esecuzioni sono avvenute in soli 9 Stati: Texas (15); Arizona (6); Oklahoma (6); Mississippi (6); Ohio (3); Florida (3); South Dakota (2); Delaware (1); Idaho (1).
Nel 2012, non ci sono state esecuzioni in cinque Stati – Alabama, Georgia, Missouri, South Carolina e Virginia – che le hanno effettuate nel 2011. D’altra parte, il South Dakota ha ripreso la pratica della pena di morte nel 2012, dopo una sospensione di fatto che durava dal 2007.
 
Tutte le esecuzioni del 2012 sono avvenute per iniezione letale, tutte utilizzando il Pentobarbital (da solo o in cocktail) in sostituzione del Pentothal, e tutte hanno riguardato condannati maschi.
L’età media delle persone giustiziate nel 2012 è 49 anni, quasi 5 anni più alta rispetto al 2011. Da anni sta aumentando l’età media dei giustiziati, questo perché sta aumentando il tempo medio che i detenuti trascorrono nei bracci della morte prima di giungere a esecuzione: nel 2012 il tempo medio è stato di 16,9 anni, 2 anni di più rispetto all’anno precedente e quasi 3 anni in più rispetto al 2010.
Divisi per razze, i giustiziati nel 2012 sono stati 27 bianchi, 11 neri e 5 ispanici. Solo il 16% delle esecuzioni derivava dall’uccisione di un nero, anche se i neri sono le vittime in circa il 50% degli omicidi.
Nei primi sei mesi del 2013 (al 26 giugno), sono state effettuate 18 esecuzioni in 6 Stati.
Il 26 giugno 2013, lo Stato del Texas ha segnato un passaggio storico in materia di giustizia penale giustiziando il suo 500° detenuto da quando ha ripreso le esecuzioni nel 1982. Kimberly McCarthy è stata anche la prima donna messa a morte negli Stati Uniti in quasi tre anni. Il Texas ha realizzato quasi il 40 per cento delle oltre 1.300 esecuzioni negli Stati Uniti da quando la Corte Suprema ne ha autorizzato la ripresa nel 1976.
 
Le condanne a morte
 
Secondo il Death Penalty Information Center, nel 2012 le nuove condanne a morte sono state 78, il secondo numero più basso da quando la pena di morte è stata reintrodotta nel 1976. Il numero più basso di condanne a morte è stato quello del 2011: 76, un fortissimo calo rispetto agli anni precedenti nei quali non erano mai scese sotto 100. Nel 2010 erano state 114, nel 2009 erano state 112 e nel 2008 erano state 111.
Nel 2012, come di consueto, gran parte delle condanne capitali (59%) è stata comminata nel Sud. Tuttavia, importanti Stati mantenitori del Sud, tra cui North Carolina, South Carolina e Virginia (secondo solo al Texas quanto a esecuzioni) non hanno registrato condanne a morte ed esecuzioni nel 2012. La Georgia ha avuto due condanne a morte e nessuna esecuzione, la Louisiana una condanna e nessuna esecuzione. Le condanne a morte, come le esecuzioni, sono avvenute prevalentemente in pochi Stati. Il 73% delle condanne a morte nel Paese sono state comminate da solo cinque Stati: Florida (22), California (13), Texas (9), Pennsylvania (7) e Alabama (6). Una condanna a morte è stata emessa a livello federale.
 
I bracci della morte
 
L’edizione di gennaio 2013 del Rapporto “Death Row USA” della NAACP Legal Defense Fund ha mostrato una continua diminuzione del numero di persone nei bracci della morte americani.
Al 1° gennaio 2013, c’erano 3.125 detenuti condannati a morte, 64 in meno rispetto ai 3.189 del 1° gennaio 2012. Nel corso dell’ultimo decennio, la dimensione del braccio della morte è calata di quasi il 16%, passando da 3.703 detenuti nel 2000 a 3.125 nel 2013.
La California ha continuato ad avere la più grande popolazione del braccio della morte (727), seguita dalla Florida (413), dal Texas (300) e dalla Pennsylvania (202). California e Pennsylvania non hanno effettuato esecuzioni negli ultimi 7 anni.
Divisi per razza, il 43,23% dei detenuti è bianco, il 41,89% nero, il 12,38% latino-americano e il 2,48% di altri gruppi etnici (nativi americani, asiatici…). Divisi per sesso, nei bracci della morte statunitensi ci sono 3.062 uomini e 63 donne, che costituiscono circa il 2% della popolazione dei bracci della morte Usa.
Il livello medio d’istruzione dei detenuti del braccio della morte è il 1° anno di scuola media superiore, e l’età media al momento dell’arresto era 28 anni. Circa 275 detenuti hanno trascorso più di 24 anni nel braccio della morte.
 
Abolizioni e moratorie
 
Ad aprile 2012 il Connecticut ha abolito la pena di morte e a maggio 2013 il Maryland è diventato il sesto Stato ad abolirla in sei anni. Gli altri quattro Stati che hanno recentemente abbandonato del tutto la pena capitale sono: New Jersey (2007), New York (2007), New Mexico (2009) e Illinois (2011). Inoltre, il Governatore dell’Oregon ha dichiarato una moratoria di tre anni su tutte le esecuzioni nel novembre 2011.
 
Delle 34 giurisdizioni in cui vige ancora la pena di morte, 9 non hanno effettuato esecuzioni da più di dieci anni: Colorado (ultima esecuzione nel 1997), Kansas (1965), Nebraska (1997), New Hampshire (1939), Oregon (1997), Pennsylvania (1999), Wyoming (1992), Amministrazione Militare (1961) e Governo Federale (2003).
Da quando la pena di morte è stata reintrodotta nel 1976, tre Stati hanno giustiziato solo “volontari”, ossia persone che chiedevano con forza di affrettare la procedura di esecuzione. La Pennsylvania ne ha giustiziati 3, l’Oregon 2 e il Connecticut 1.
 
La politica legislativa
 
Uno dei fatti più importanti del 2012 è stato certamente il referendum in California sull’abolizione della pena di morte.
Il 6 novembre 2012, gli elettori della California hanno respinto, con stretto margine, la proposta di abolire la pena capitale, sostituirla con l’ergastolo senza condizionale e l’obbligo per i detenuti di lavorare per risarcire le vittime. Nel giorno in cui si votava per le elezioni presidenziali che hanno confermato Barak Obama, gli elettori hanno votato al 52,7% contro la “Proposition 34”.
L’iniziativa referendaria era denominata SAFE, ossia Savings, Accountability and Full Enforcement California Act, ed era sostenuta da 800.000 firme popolari raccolte nelle 58 contee californiane.
SAFE proponeva l’abolizione della pena di morte in quanto troppo costosa, avendo calcolato che i condannati a morte costano 184 milioni dollari in più all’anno rispetto a quelli condannati al carcere a vita senza possibilità di libertà condizionale. L’abrogazione della pena di morte poteva ri-allocare il denaro risparmiato in un fondo per i servizi alle vittime di omicidio e per rinforzare la polizia.
Il Governatore della California, Jerry Brown, 74 anni, bianco, Democratico, all’uscita del seggio ha dichiarato di aver votato a favore dell’abolizione. In precedenza Brown aveva applicato la legge capitale durante il suo mandato da Procuratore Generale della California dal 2007 al 2011. Brown era stato Governatore della California anche dal 1975 al 1983. In quell’occasione pose il veto sulla reintroduzione della pena di morte, ma il suo veto era stato superato dal Parlamento.
Il 30 maggio 2013, una corte d’appello della California ha confermato la sentenza di un giudice che nel 2012 ha vietato allo Stato di giustiziare detenuti fino a che non sarà adottato un nuovo protocollo dell’iniezione letale. Nel dicembre 2012, il Presidente della Corte Suprema, Tani Cantil-Sakauye, aveva detto di non aspettarsi esecuzioni in California per almeno tre anni a causa di problemi con il protocollo di esecuzione. La California non ha effettuato esecuzioni negli ultimi sette anni.
 
Nel corso del 2012 e all’inizio del 2013 sono state presentate molte leggi sulla pena di morte, alcune per abolirla, altre per rendere più rigide le norme per la sua applicazione, altre ancora per poterla utilizzare con più facilità. Molte di queste proposte hanno avuto vita breve, fermandosi nelle fasi preliminari dell’esame parlamentare. Di seguito segnaliamo solo le proposte che hanno concluso l’iter parlamentare in un modo o nell’altro.
Il 31 gennaio 2012, in New Hampshire, la Commissione Giustizia della Camera ha bocciato all’unanimità il disegno di legge HB 1706 che avrebbe ampliato la pena di morte aggiungendo genericamente “gli omicidi particolarmente feroci, crudeli o depravati”. La Presidente della Commissione, la Repubblicana Elaine Swinford, ha detto che la nuova legge “avrebbe aggiunto un carico improprio sulle spalle dei procuratori e del procuratore generale”.
In Virginia, il 22 febbraio 2012, la Commissione Giustizia del Senato ha respinto 8-7 un disegno di legge che avrebbe esteso la pena di morte, rendendola possibile anche per i complici di un omicidio. Il disegno di legge era passato alla Camera con una fortissima maggioranza: 72-28. La legge in vigore consente che possa essere chiesta la pena di morte solo per chi materialmente commette un omicidio. Questo tipo di leggi si chiamano “triggerman rule”, ossia la “norma per chi preme il grilletto”. Il senatore Repubblicano Mark Obenshain propone questa legge da anni. Passò nel 2006, nel 2008 e nel 2009, ma ogni volta il Governatore Democratico Timothy M. Kaine pose il veto. Il nuovo Governatore, Bob McDonnell, un Repubblicano entrato in carica nel gennaio 2010, aveva invece reso noto che lui una legge del genere l’avrebbe firmata.
In South Dakota, il 2 marzo 2012, il Governatore Dennis Daugaard ha ratificato la legge che limita le possibilità di appello dei condannati a morte. La legge limita il numero dei cosiddetti “appelli secondari” (habeas corpus petitions). L’appello “primario” rimane un diritto, anzi è obbligatorio anche per quei condannati che chiedono di essere giustiziati subito. Rimane intatto anche il diritto a presentare appello nel caso vengano scoperte nuove prove. Vengono invece limitati gli appelli “secondari” in cui i difensori contestano la formazione della giuria popolare, l’efficienza degli avvocati d’ufficio o altre cose generiche. Appelli di questo tenore, con la nuova legge, dovranno essere presentati entro due anni dal rigetto dell’appello primario o dalla presentazione di nuove prove.
Il 22 marzo 2012, in Kentucky, la Camera ha approvato 73-18 una Risoluzione (House Concurrent Resolution 173) che chiede sia formata una task-force per valutare la pena di morte statale secondo le critiche contenute nello studio della American Bar Association pubblicato il 7 dicembre 2011. La Risoluzione è stata presentata dal deputato Democratico Jesse Crenshaw. In Kentucky, tra il 1976 e il 2011, 78 persone sono state condannate a morte, 50 delle quali hanno in seguito avuto la condanna a morte annullata.
Il 7 febbraio 2013, in Florida, la Commissione Giustizia della Camera ha bocciato 9-4 un disegno di legge abolizionista (HB 4005). La deputata Democratica Michelle Rehwinkel Vasilinda che ha presentato la legge si è detta “comunque soddisfatta” perché da diversi anni la sua non era mai messa in calendario nemmeno per la discussione preliminare. Il 29 aprile, il Senato della Florida ha approvato 28-10 il disegno di legge denominato “Timely Justice Act of 2013” (Giustizia Tempestiva), volto ad accelerare le esecuzioni. La Camera aveva approvato la proposta il 25 aprile con un voto 84-34. Il Governatore Rick Scott ha ratificato il “Timely Justice Act” il 14 giugno. La legge crea un nuovo sistema per determinare quali detenuti nel braccio della morte hanno esaurito i loro appelli dopo la condanna e chiede al Governatore di firmare un ordine di esecuzione entro 30 giorni, dopo la revisione finale della Corte Suprema. L’esecuzione dovrebbe poi avvenire entro 180 giorni. Agli inizi di marzo, la Florida aveva 404 detenuti nel braccio della morte, con 155 in carcere per più di 20 anni e 10 nel braccio da più di 35 anni.
Il 22 febbraio 2013, in Montana, la Commissione Giustizia della Camera ha bocciato 11-9 un disegno di legge (HB 370) che avrebbe abolito la pena di morte sostituendola con l’ergastolo senza condizionale. È la 4° volta in otto anni che una legge simile viene fermata dalla Commissione Giustizia della Camera.
Il 26 marzo 2013, in Colorado, la Commissione Giustizia della Camera ha respinto 6-4 un disegno di legge (HB 1264) che avrebbe abolito la pena di morte. La proposta era stata presentata dai deputati Democratici Claire Levy e Jovan Melton. Due Democratici si sono uniti ai Repubblicani nel voto contro.
Il 26 marzo 2013, in Oklahoma, la Camera ha approvato a grande maggioranza (82-10) un disegno di legge che vieta alle giurie popolari e ai giudici di emettere condanne a morte se tale sentenza non è stata chiesta dalla pubblica accusa. La proposta è stata presentata dal deputato Scott Biggs e ha già superato l’esame del Senato. Perché entri in vigore manca solo la firma della Governatrice Mary Fallin. Che una condanna a morte sia emessa senza che a chiederla sia la pubblica accusa è un evento molto raro, ma in teoria possibile. La nuova legge non dovrebbe avere conseguenze di rilievo.
Il 18 aprile 2013, in Oregon, una proposta di legge presentata dal deputato Mitch Greenlick per chiedere agli elettori di abrogare la pena di morte è morta in Commissione Giustizia della Camera, una volta scaduto il termine per portarla avanti.
Il 23 aprile 2013, in Massachusetts, la Camera ha bocciato 119-38 un disegno di legge per reintrodurre la pena di morte.
Il 24 aprile 2013, in Delaware, la Commissione Giustizia della Camera ha accantonato un disegno di legge (SB 19), presentato dalla senatrice Karen Peterson, che avrebbe abolito la pena di morte sostituendola con l’ergastolo senza condizionale. Ai membri della Commissione Giustizia era apparso chiaro che la legge non sarebbe passata. Il 26 marzo era stata approvata dal Senato con un margine strettissimo (11-10) e solo perché aveva cancellato la parte che prevedeva la commutazione automatica per i 17 detenuti attualmente nel braccio della morte dello Stato.
Il 30 aprile 2013, in Mississippi, il Governatore Phil Bryant ha firmato la legge SB 2223, presentata dal senatore Repubblicano Chris McDaniel, che aggiunge l’aggravante del “terrorismo” tra quelle per le quali la pubblica accusa può chiedere la pena di morte. Il 3 aprile, la legge era stata approvata dalla Camera con un voto 113-1 e dal Senato con un voto 52-0. E’ una modifica praticamente irrilevante, considerato che un omicidio di terrorismo è di per sé un omicidio “premeditato” e come tale già “reato capitale”.
Il 14 maggio 2013, una proposta di legge per abolire la pena di morte in Nebraska è morta nel Parlamento monocamerale dopo che i suoi sostenitori non sono riusciti a fermare l’ostruzionismo contro di essa. Il 19 marzo 2013, la Commissione Giustizia aveva approvato 7-0 la proposta abolizionista LB 543, che avrebbe sostituito la pena capitale con l’ergastolo senza condizionale, presentata dal senatore indipendente Ernie Chambers. Il Nebraska ha giustiziato l’ultimo detenuto nel 1997. Non è prevista l’esecuzione di nessuno degli attuali 11 condannati a morte a causa di una disputa legale in corso su uno dei tre farmaci utilizzati per l’iniezione letale.
Il 5 giugno 2013, la Camera del North Carolina ha approvato 77-39 la completa abolizione del Racial Justice Act. La legge SB 306 era passata in Senato il 3 aprile con un voto 33-14. Il Racial Justice Act permetteva sia agli accusati di reati capitali che ai condannati a morte di fare ricorsi specifici basati sul fattore razziale. Se il pregiudizio razziale veniva dimostrato, anche attraverso l’uso di studi statistici, un giudice poteva annullare una condanna a morte se già emessa o impedire alla pubblica accusa di chiederla se il processo era ancora in corso. Da subito la nuova maggioranza Repubblicana nel 2011 aveva cercato di cancellare la legge, sostenendo che fosse vaga, costosa da applicare e aveva determinato praticamente un ulteriore prolungamento di una moratoria de facto, che in North Carolina dura dal 2006.
 
I metodi di esecuzione
 
Dopo che il 28 maggio 2009 il Nebraska ha adottato l’iniezione letale in sostituzione della sedia elettrica, oggi tutti gli Stati e il Governo federale hanno l’iniezione come primo metodo.
Alcuni Stati utilizzano un protocollo con tre farmaci, altri usano un singolo farmaco. Il protocollo a tre farmaci usa un anestetico, seguito da bromuro di pancuronio per paralizzare il detenuto e cloruro di potassio per fermare il cuore. Il protocollo con farmaco unico utilizza una dose letale di un anestetico.
L’azione di alcuni importanti gruppi per i diritti umani sulle industrie che producono i farmaci utilizzati per le iniezioni letali ha causato la difficoltà per le amministrazioni penitenziarie statunitensi di acquistare nuove dosi di farmaci letali. Questo ha portato, negli ultimissimi anni, a diversi cambiamenti dei protocolli di esecuzione, nel tentativo delle amministrazioni penitenziarie di aggirare il problema della non-collaborazione delle case farmaceutiche.
[Per ulteriori informazioni, vedi il capitolo “La civiltà dell’iniezione letale”].
 
In alcuni Stati rimangono in vigore i “vecchi metodi”, disponibili su richiesta del condannato e di solito solo per i reati commessi prima dell’entrata in vigore dell’iniezione.
La sedia elettrica rimane disponibile in 9 Stati: Alabama, Arkansas, Florida, Kentucky, Oklahoma, South Carolina, Tennessee e Virginia. La camera a gas in 4 Stati: Arizona, California, Missouri e Wyoming. La fucilazione in 2 Stati: Oklahoma e Utah. L’impiccagione in 2 Stati: New Hampshire e Washington.
 
Il sistema giudiziario
 
La procedura penale statunitense divide un processo per omicidio (o per qualsiasi altro reato capitale) in due fasi distinte. Nella prima fase (la sentenza) una giuria popolare decide se l'imputato è innocente o colpevole. Durante la seconda fase (la pena) la stessa giuria, un giudice, oppure una corte formata da 3 giudici (a seconda degli stati) valuta le circostanze aggravanti e attenuanti e decide la pena. Anche gli appelli sono divisi in due fasi: quelli su innocenza o colpevolezza e quelli sull'entità della pena.
L'ordinamento di tutti gli stati prevede il cosiddetto "ergastolo senza condizionale". L’ergastolo senza condizionale, ossia senza la possibilità che il detenuto possa mai essere scarcerato per “buona condotta”, nemmeno dopo moltissimi anni, pur costituendo una pena molto dura, e per certi versi altrettanto dura della pena di morte, è però vista con favore da molti “garantisti”, non per la pena in sé, ma perché rende più difficile per la pubblica accusa ottenere condanne a morte facendo leva sul timore che il criminale, un giorno, possa tornare libero e commettere altri omicidi.
La procedura penale statunitense è stata profondamente riformata in senso garantista da una serie di sentenze pronunciate dalla Corte Suprema degli Stati Uniti negli ultimi anni.
 
La Corte Suprema 
 
Negli anni più recenti la Corte Suprema degli Stati Uniti ha preso decisioni “miliari”, da una parte, nel vietare le esecuzioni di malati mentali (2002) e di minori (2005), dall’altra, nel confermare la costituzionalità del protocollo dell’iniezione letale (2008).
Le sentenze della Corte Suprema nel 2012 e nei primi mesi del 2013 hanno invece riguardato tematiche meno generali, casi specifici, e nessuna delle sentenze ha apportato modifiche sostanziali al sistema capitale.
Una lunga serie di ricorsi arriveranno alla Corte Suprema sull’unica questione di rilievo che ha animato il dibattito giurisprudenziale negli ultimi anni, ossia i cambiamenti improvvisi di protocollo che molti Stati stanno attuando per ovviare all’uscita di produzione del Sodio Tiopentale e del Pentobarbital. Bisognerà attendere ancora del tempo perché i ricorsi presentati nelle corti di grado inferiore possano eventualmente approdare a Washington, anche se sarà difficile che dalla Corte Suprema possano arrivare su questo argomento “sorprese” eclatanti.
 
Il 25 giugno 2012, la Corte Suprema ha stabilito che è incostituzionale condannare un minorenne al carcere a vita senza condizionale per omicidio. La decisione 5-4 è in linea con le altre prese dalla Corte in precedenza, a partire da quella del 2005 di escludere la pena di morte per i minorenni. La sentenza è arrivata nei casi di Evan Miller e Kuntrell Jackson, che avevano 14 anni quando sono stati condannati in due casi separati di rapina e omicidio. Miller era stato condannato per aver ucciso un uomo in Alabama e Jackson per concorso in una rapina in Arkansas conclusasi con un omicidio.
L’8 gennaio 2013, la Corte Suprema ha respinto all’unanimità i casi Ryan v. Gonzales (Arizona) e Tibbals v. Carter (Ohio) in cui i difensori chiedevano di rinviare a tempo indeterminato i ricorsi pendenti davanti ai rispettivi giudici federali in quanto i loro assistiti avevano nel frattempo sviluppato delle patologie mentali. La Corte ha ritenuto che, poiché quando un ricorso arriva sulla scrivania di un giudice federale si tratta di processi ormai ampiamente istruiti e ben documentati, i difensori possono benissimo argomentare le loro motivazioni tecniche senza il supporto diretto degli assistiti. Questa sentenza, l’unica di un certo rilievo nell’ultimo periodo, tocca uno degli argomenti che sicuramente saranno sviluppati nei prossimi anni, quello della “sopraggiunta malattia mentale”.
 
I proscioglimenti e le commutazioni
 
“Esonerato” è un termine tecnico che, nella giustizia statunitense, indica chi viene condannato in primo grado, ma poi assolto in appello. Come è noto l’appello negli Stati Uniti non è un atto unico e irripetibile, ma può essere ripresentato ogni volta che la difesa ritiene di aver trovato elementi probatori nuovi. Non è raro che alcuni ‘appelli’ si tengano anche 20 anni o più dopo il primo grado. In alcuni casi gli “esonerati” sono palesemente innocenti (quando ad esempio i test del DNA dimostrano la colpevolezza di qualcun altro), in altri casi si arriva al proscioglimento in appello per “insufficienza di prove” o perché, a tanti anni di distanza dai fatti, la Pubblica Accusa non ha più testimoni attendibili per rifare un processo.
 
Il Death Penalty Information Center (DPIC) tiene una lista di questi “esoneri”, in base alla quale dal 1973 alla fine del 2012 i condannati a morte poi completamente prosciolti sono stati 142. Il tempo medio tra la condanna e il riconoscimento di innocenza è di 9,8 anni. In 18 casi la prova dell’innocenza è stata raggiunta grazie a nuovi test del DNA.
Nel corso del 2012, secondo i criteri stabiliti dal DPIC, ci sono stati tre esoneri di detenuti condannati a morte.
Il 23 gennaio 2012, la Corte Suprema degli Stati Uniti ha respinto l’ultimo ricorso possibile da parte dello Stato dell’Ohio contro il proscioglimento di Joe D’Ambrosio, condannato a morte nel 1989 e scarcerato il 5 marzo 2010.
Il 28 settembre 2012, Damon Thibodeaux è stato liberato dal braccio della morte in Louisiana, dopo un’approfondita indagine, compreso il test del DNA. Era stato condannato a morte per lo stupro e l’omicidio di suo cugino nel 1996. In un primo momento aveva confessato dopo un interrogatorio di nove ore, ma ritrattò qualche ora più tardi sostenendo che la confessione gli era stata estorta. Thibodeaux ha trascorso 15 anni nel braccio della morte della prigione di Angola.
Il 22 dicembre 2012, Seth Penalver è stato scarcerato dopo 13 anni nel braccio della morte della Florida. Il giorno prima una giuria popolare lo aveva assolto dagli omicidi per i quali era stato condannato a morte nel 1999. Nel febbraio 2006 la Corte Suprema di Stato aveva annullato il verdetto di colpevolezza e, al termine della ripetizione del processo, la giuria popolare ha ritenuto non dimostrata “oltre ogni ragionevole dubbio” l’identificazione di Penalver, avvenuta attraverso alcune telecamere di sorveglianza sulla scena del crimine.
 
Come abbiamo appena visto nel caso di D’Ambrosio, i ricorsi della pubblica accusa possono ritardare di molto la scarcerazione di un condannato che ritiene di poter dimostrare la propria innocenza. Ai 142 “esonerati” al 31 dicembre 2012 andrebbero aggiunte decine di casi di condannati a morte che, per accelerare il proprio rilascio, sottoscrivono un accordo con la pubblica accusa e invece di perseguire la completa assoluzione accettano di dichiararsi colpevoli di un reato minore, la cui condanna è di solito equivalente a quanto già scontato. In questo modo la scarcerazione è molto più rapida, ma non è più considerata un’assoluzione. Questi casi sono rubricati come “partial innocence”, innocenza parziale.
Nel corso del 2012, altre 3 persone, non comprese nella lista degli esonerati del DPIC, sono state comunque rilasciate dal braccio della morte e scarcerate.
Il 3 marzo 2012, in South Carolina, Edward Lee Elmore è stato scarcerato dopo aver trascorso quasi 30 anni nel braccio della morte. Nel novembre 2011 la Corte d’Appello del 4° Circuito aveva annullato il verdetto di colpevolezza per gravi scorrettezze sia della polizia che della pubblica accusa. Per essere scarcerato Elmore ha accettato un accordo in cui continua a dichiararsi innocente, ma riconosce il diritto alla pubblica accusa a tentare di processarlo di nuovo per lo stesso fatto.
Il 6 aprile 2012, in Alabama, Larry Randell Smith è stato rilasciato dopo aver trascorso 17 anni in carcere, la maggior parte dei quali nel braccio della morte. Era stato condannato a morte nell’agosto 1996 per aver ucciso un uomo durante una rapina. Nel 2010, la Corte d’Appello aveva confermato l’annullamento sia del verdetto di colpevolezza che della condanna a morte. Per uscire dal carcere, Smith si è dichiarato colpevole di “progettata rapina” e in cambio la pubblica accusa ha lasciato cadere l’accusa di omicidio.
Il 31 luglio 2012, in South Carolina, è stato scarcerato Joseph Ard, dopo aver trascorso 11 anni nel braccio della morte e un totale di 19 anni di reclusione. Era stato condannato a morte nel 1996 con l’accusa di aver ucciso nel 1993 la sua fidanzata incinta di 35 settimane. Venne imputato di duplice omicidio, perché il feto morì per mancanza di ossigeno. Nel marzo 2007 la Corte Suprema di Stato aveva annullato il verdetto per insufficiente assistenza legale. Nel nuovo processo Ard è stato condannato per omicidio involontario nel dubbio che il colpo di pistola potesse essere partito accidentalmente, come sempre sostenuto dalla difesa. Il giudice lo ha condannato “a quanto già scontato”.
 
Oltre ai proscioglimenti totali, diversi condannati a morte hanno avuto la pena ridotta all’ergastolo con provvedimento politico e non giudiziario.
Il 17 gennaio 2012, in Delaware, il Governatore Jack Markell ha concesso clemenza a Robert Gattis, commutandone la pena in ergastolo senza condizionale. Gattis è stato 20 anni nel braccio della morte.
Il 20 aprile 2012, in Georgia, il Board of Pardons and Paroles ha commutato in ergastolo senza condizionale la condanna a morte di Daniel Greene. La sua esecuzione era fissata per il giorno precedente, ma il Board aveva disposto un rinvio per studiare meglio il fascicolo, che conteneva una petizione firmata da oltre 500 persone che testimoniavano del buon comportamento dell’uomo prima che, sotto effetto di droga, uccidesse un commesso durante una rapina a un negozio. Tra le persone che hanno testimoniato davanti al Board anche la ex guardia carceraria Randy Foster, che lo ha definito “l’uomo migliore mai incontrato in vita mia”.
Il 10 luglio 2012, in Ohio, il Governatore John Kasich ha commutato in ergastolo senza condizionale la condanna a morte di John Eley. Il Parole Board aveva votato contro la richiesta di clemenza, nonostante un parere favorevole espresso dal procuratore che lo aveva accusato, dal giudice che lo aveva condannato e anche dal detective che aveva condotto le indagini. Il Governatore, invece, ha considerato le sue basse capacità intellettive e il fatto che in occasione dell’omicidio commesso nel 1986 aveva agito sotto il forte influsso di un coimputato che in seguito era stato assolto.
Il 17 dicembre 2012, sempre in Ohio, il Governatore John Kasich ha concesso clemenza a Ronald Post, commutandone la condanna a morte in ergastolo senza condizionale, seguendo la raccomandazione pervenutagli dal Parole Board. L’esecuzione di Post, accusato di aver ucciso nel 1983 una dipendente di un motel nel corso di una rapina, era fissata per il 16 gennaio 2013. Il difensore d’ufficio aveva convinto Post a dichiararsi colpevole nella convinzione che questo gli avrebbe risparmiato la condanna a morte. Nel suo provvedimento, il Governatore ha ribadito proprio questo concetto: “Questo provvedimento non dovrebbe essere considerato da nessuno come una diminuzione della responsabilità dell’imputato. Qualsiasi imputato, non importa quanto sia odioso il suo reato, ha diritto a una difesa adeguata”.
 
I costi della pena di morte
 
Oltre alla questione degli errori giudiziari, che ha animato il dibattito politico negli anni recenti, sta prendendo piede la questione dei “costi della pena di morte”.
Come è noto, a differenza dei sistemi giudiziari europei, negli Stati Uniti i vari uffici giudiziari hanno bilanci ben precisi che devono essere rispettati al centesimo. Se un procuratore vuole istruire un processo in cui poter chiedere la pena di morte deve portare più prove, più analisi di laboratorio, più testimoni, e lo Stato deve garantire all’imputato avvocati di ufficio di miglior livello. E questo ha dei costi, i quali aumentano anche nelle fasi successive del procedimento giudiziario, perché chi rischia una condanna a morte ha diritto a maggiore assistenza legale gratuita, a fare delle controanalisi di laboratorio a spese dello Stato, ad assumere esperti di vario tipo sempre a spese dello Stato e, inoltre, a presentare tutta una serie di ricorsi e appelli che invece per legge non vengono concessi per le condanne detentive. Questo significa che un procuratore che inizia un processo capitale mette in moto un meccanismo che drena molti fondi dalle casse dello Stato, mentre, a causa di queste alte spese, spesso rimangono pochi fondi per altre attività.
Allora, sta sempre più prendendo piede un’idea alternativa: rinunciare ai processi capitali, che di solito si svolgono contro persone sulle quali esistono già prove convincenti, e dedicare i fondi risparmiati alla riapertura di casi archiviati, per andare alla ricerca di assassini non ancora individuati. Certo, quasi immancabilmente i media registrano che dopo una esecuzione i parenti della vittima si dicono “molto soddisfatti e finalmente sollevati”, ma a questo argomento, che fa presa sui politici alla ricerca di consensi, alcune associazioni di parenti delle vittime stanno rispondendo che, proprio nell’interesse delle vittime, sarebbe meglio dirottare i fondi verso i “cold cases”, i casi archiviati che sono molte migliaia ogni anno.
Alcuni studi hanno calcolato che circa la metà delle condanne a morte emesse in primo grado viene poi annullata nei gradi successivi e convertita in condanne all’ergastolo. Altri studi hanno accertato che, anche nei casi in cui una condanna a morte “regge”, tenere una persona all’ergastolo tutta la vita costa fino a 20 volte di meno che tenerla nel braccio della morte solo qualche anno e poi giustiziarla. In media negli Stati Uniti una condanna a morte costa tra 1 e 3 milioni di dollari, contro i 500.000 dollari di costo di una condanna all’ergastolo senza condizionale.
 
In California è stato aggiornato con i dati del 2012 uno studio realizzato da un giudice e da una professoressa universitaria. Lo studio ha calcolato che da quando la pena di morte è stata reintrodotta in California nel 1978, i cittadini attraverso le tasse l’hanno pagata oltre 4 miliardi di dollari o, per vederla sotto un’altra forma, i cittadini hanno speso circa 308 milioni di dollari per ognuna delle 13 esecuzioni che ci sono state dal 1978 a oggi. Un detenuto del braccio della morte costa 100.000 dollari di più l’anno rispetto a uno condannato all’ergastolo senza condizionale in un carcere di super-massima-sicurezza (i cosiddetti “SuperMax”). Abolendo la pena di morte si otterrebbe un risparmio di 5 miliardi di dollari nell’arco dei prossimi 20 anni. Lo studio, realizzato dal giudice federale Arthur Alarcon e dalla professoressa Paula Mitchell della Loyola Law School, durato quattro anni, ha calcolato che ogni anno al budget “normale” per la giustizia devono essere aggiunti 184 milioni di dollari che sono i costi dei processi capitali, delle più rigide misure di sicurezza nel braccio della morte e delle maggiori spese per l’assistenza legale d’ufficio dei condannati. Il giudice Alarcon, che si occupa di casi capitali da quando era vice procuratore distrettuale negli anni 50, non è contrario alla pena di morte e ha voluto dare alla ricerca un’impostazione pragmatica, valutando solo il rapporto costi/benefici. Il giudice Alarcon ha calcolato che mantenendo il sistema della pena di morte com’è oggi, i costi della giustizia aumenteranno in media di 85 milioni di dollari l’anno. Abolendola si può arrivare a un risparmio di 180/200 milioni di dollari l’anno.
Secondo uno studio pubblicato il 21 febbraio 2012 in Nevada, la sola difesa legale in un caso capitale costa allo Stato dai 229.000 ai 287.000 dollari, mentre per un caso non-capitale dai 59.000 agli 85.000 dollari. Tra processare 80 omicidi con la pena capitale o senza passa una differenza di 15 milioni di dollari. Peraltro, solo il 5% dei casi capitali, esauriti tutti i ricorsi, sono sfociati in una effettiva condanna a morte. Lo studio non ha incluso le spese per gli uffici dei procuratori né le spese per la lunga serie di appelli che caratterizzano i processi capitali. Gli autori dello studio hanno voluto ricordare che altri costi non sono stati inseriti: quelli dei giudici, della struttura giudiziaria nel complesso, il tempo richiesto ai giurati popolari, personale amministrativo, esperti chiamati a testimoniare dall’accusa o dalla difesa, né i maggiori costi di detenzione nei bracci della morte. Lo studio è stato coordinato da Terance Miethe, un professore dell’Università del Nevada.
 
Le prese di posizione dei familiari delle vittime
 
Forse, le prese di posizione più inattese sono proprio quelle dei parenti delle vittime.
Il 12 aprile 2012, l’Associated Press ha ricostruito il ruolo dei parenti delle vittime nell’abolizione della pena di morte in Connecticut. Tra le persone che, sedute tra il pubblico, hanno seguito i passaggi in Camera e Senato della legge abolizionista c’era Elizabeth Brancato, da molto tempo una paladina dell’abolizione, nonostante la madre sia stata uccisa da un ladro penetrato nella sua abitazione nel 1979. Il suo impegno è andato aumentando man mano che incontrava altri parenti di vittime frustrati dalla lunghezza infinita dei processi e dei ricorsi dei condannati a morte. Quando il 5 aprile la legge ha superato il suo ostacolo più duro, il passaggio al Senato, la Brancato era in aula e ha commentato: “È stato uno dei momenti più belli della mia vita”. Sono stati circa 180 i parenti delle vittime che in Connecticut si sono impegnati a favore dell’abolizione, incontrando i parlamentari, organizzando petizioni e partecipando a conferenze.
Anche in Maryland, circa 50 parenti delle vittime hanno avuto un ruolo molto importante per ottenere la 18° abolizione della pena capitale negli Stati Uniti. Altri gruppi hanno avuto un ruolo importantissimo nelle recenti abolizioni in New Jersey e New Mexico, e gruppi consistenti si sono formati più recentemente in California, Colorado e Montana.
 
Il bilancio crimine/repressione
 
L’ultimo Uniform Crime Report del FBI, indica un calo dell’1,7% nel numero di omicidi nei primi sei mesi del 2012 in confronto ai dati del corrispondente periodo del 2011.
Il calo degli omicidi negli anni precedenti era stato più marcato: nel primo semestre del 2011 era stato del 5,7% rispetto all’anno precedente, nel 2010 era stato del 7,1%, nel 2009 era stato del 10% e nel 2008 era stato del 4,4%.
Scomponendo i dati per regione e utilizzando la divisione classica per gli Stati Uniti (Northeast, Midwest, South, West), il calo maggiore (-4,8) è negli Stati del Sud. Il Northeast, regione che da anni non giustizia nessuno e dove in molti Stati la pena di morte è stata abolita, il calo di omicidi è stato del 2,4%. Gli omicidi sono aumentati invece nel Midwest (+0,9) e nel West (+1,9).
Il 29 ottobre 2012, il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha pubblicato l’Uniform Crime Report dell’FBI per il 2011, secondo il quale 14.612 persone sono state uccise negli Stati Uniti, lo 0,7% in meno rispetto al 2010, un calo del 14,7% rispetto al 2007 e una diminuzione del 10% rispetto al 2002. Ci sono stati 4,7 omicidi ogni 100.000 abitanti, con un calo dell’1,5% rispetto al 2010, del 17,4% rispetto al 2007 e del 16,8% rispetto al 2002. Questo calo si è verificato in un momento in cui l’uso della pena di morte è anche in diminuzione a livello nazionale. La regione del Northeast, che pratica di meno la pena di morte, ha avuto il tasso di omicidi più basso tra le 4 regioni geografiche (3,9 per 100.000 persone). Al contrario, il Sud, che effettua più esecuzioni di qualsiasi altra regione, ha avuto il tasso di omicidi più alto (5,5). Il tasso di omicidi nel West è rimasto circa lo stesso (4,2), mentre il tasso nel Midwest è leggermente aumentato (4,5). Quattro dei cinque Stati con i tassi di omicidio più alti sono Stati esecuzionisti, mentre quattro dei cinque Stati con i tassi più bassi sono Stati senza la pena di morte.
Il Texas, lo Stato che per anni ha effettuato da solo quasi la metà di tutte le esecuzioni americane, ha avuto nel 2011 un tasso di 4,4 omicidi per 100.000 abitanti (1.126 su 25.674.681).
Questo dato è interpretato da molti osservatori come la riprova che la pena di morte non ha nessun effetto deterrente, visto che dove non viene usata vengono commessi meno omicidi (oltre il 50% in meno) rispetto a dove viene usata massicciamente e con una certa ostentazione.
 
I sondaggi
 
Negli ultimi anni i sondaggi sono stati caratterizzati da una ambivalenza di fondo: davanti alla domanda “secca” se si è favorevoli alla pena di morte, i sì rimangono elevati e il loro calo, anno per anno, è molto lento. Quando invece nel sondaggio è inserita esplicitamente una domanda sull’ergastolo senza condizionale, allora le cose cambiano. Sostanzialmente, molte persone dichiarano di rimanere “in linea di principio” favorevoli alla pena di morte ma poi, chiamate a riflettere sul rischio che siano condannati degli innocenti, allora dicono di ritenere la condanna all’ergastolo senza condizionale la più adatta. Sommando i contrari alla pena di morte “convenzionali” a quelli che, pur approvandola in linea di principio, preferiscono però l’ergastolo senza condizionale si ottengono allora cifre positive. In effetti, il discrimine è sottile, e per riassumere la situazione degli Stati Uniti possiamo dire che calano lentamente i “favorevoli per principio” alla pena di morte, mentre aumentano con costanza e più velocemente i “contrari in pratica” alla pena di morte.
 
La Gallup, una multinazionale dei sondaggi, dal 1936 registra il parere degli statunitensi sulla pena capitale. Il sondaggio, denominato “Crime Survey” viene condotto ogni anno ed è il principale punto di riferimento a livello nazionale.
L’ultimo sondaggio Gallup, reso noto il 9 gennaio 2013, è in linea con i risultati degli ultimi anni: il 63% degli statunitensi è teoricamente favorevole alla pena di morte. La stessa Gallup ha evidenziato che i risultati del sondaggio possono essere stati influenzati dal fatto che è stato condotto tra il 19 e il 22 dicembre 2012, pochi giorni dopo la sparatoria a Newtown, in Connecticut, dove il 14 dicembre uno squilibrato aveva ucciso 20 bambini e 6 adulti.
Il dato del 2012 segna comunque il secondo livello più basso di favore per la pena di morte dal 1978 e un calo significativo dal 1994, quando l’80% degli intervistati si sono detti favorevoli. Nel 2011 la Gallup aveva rilevato il 61% di favorevoli alla pena di morte, il livello più basso in 40 anni.
Quando Gallup e altri sondaggisti offrono agli intervistati la scelta della giusta punizione per omicidio – la pena di morte o il carcere a vita senza condizionale – l’opinione pubblica è quasi equamente divisa sulla questione. Nel 2010, lo stesso sondaggio Gallup aveva posto la domanda e il gradimento per la pena di morte era sceso al 49%.
Tra i gruppi più favorevoli alla pena di morte in questo ultimo sondaggio Gallup c’erano conservatori, Repubblicani, uomini, intervistati più anziani e quelli con un grado di istruzione pari o minore a quello di scuola superiore. Il margine di errore è di 4 punti percentuali.
Sondaggi minori, a livello di singolo Stato, sono condotti frequentemente, ma i risultati sono sovrapponibili ai dati dei sondaggi nazionali.
 
[Per ulteriori informazioni sulla pena di morte negli Stati Uniti, vedi il sito web del Death Penalty Information Center]
 
Il 20 dicembre 2012, gli Stati Uniti hanno votato contro la Risoluzione per una Moratoria delle esecuzioni capitali all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.