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BIRMANIA (Myanmar)

A Myanmar (ex Birmania) sono considerati reati capitali l’omicidio

A Myanmar (ex Birmania) sono considerati reati capitali l’omicidio

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A Myanmar (ex Birmania) sono considerati reati capitali l’omicidio, l’alto tradimento, reati militari, falsa testimonianza in processo che si conclude con l’esecuzione di un innocente ed altri reati violenti. Dal 1993 una legge rende possibile la pena di morte per alcuni reati legati alla droga.
La Birmania ha ratificato la Convenzione ONU sui Diritti del Fanciullo che vieta l’esecuzione di persone che avevano meno di 18 anni all’epoca del reato. In base alla stessa Legge sull’Infanzia del 1993, un bambino non può essere punito con la morte o con una detenzione superiore a 10 anni.
La legge prevede la sospensione o la commutazione per le donne incinte e garantisce il diritto d'appello.
La Birmania è sempre stata sotto un regime militare dal 1988. Comunque, non risulta che da allora sia stata praticata la pena di morte.
Le elezioni generali del 7 novembre 2010 hanno portato al potere il Partito per l’Unione, Solidarietà e Sviluppo, vicino ai militari e guidato dall’ex generale Thein Sein. Le elezioni sono state criticate dall’Occidente, poiché non ha potuto parteciparvi la leader dell’opposizione Aung San Suu Kyi, a capo della Lega Nazionale per la Democrazia. La Lega ha boicottato le elezioni, dopo l’approvazione da parte dei militari di norme che avrebbero costretto la stessa Lega a espellere Suu Kyi per poter concorrere.
Thein Sein ha introdotto riforme da quando ha assunto il potere nel marzo 2011, dopo decenni di repressione sotto i precedenti regimi militari. Il suo governo è ancora dominato dai militari, ma cambiamenti sono stati fatti in aree come l’informazione, Internet e la partecipazione politica.
Il 16 maggio 2011, il Presidente Thein Sein, ha deciso un’ampia amnistia per i prigionieri, commutando in ergastolo tutte le condanne a morte. Sono stati liberati 14.758 prigionieri, tra cui 2.166 donne. Thein Sein ha commutato le sentenze capitali di 657 detenuti del braccio della morte, tra cui 16 donne. Ha ridotto anche di un anno le condanne degli altri prigionieri. La decisione del Presidente è giunta a seguito della visita compiuta nel Paese la settimana prima dall’inviato speciale a Myanmar delle Nazioni Unite, Vijay Nambiar, il quale aveva chiesto al nuovo governo di dimostrare la propria sincerità nel momento in cui ha parlato di riforme democratiche, rilasciando gli oltre 2.000 prigionieri politici. La autorità di Myanmar avevano detto a Nambiar che un’amnistia era “probabile”, continuando tuttavia a negare l’esistenza di prigionieri politici.
Un’altra amnistia, decisa l’11 ottobre 2011, ha liberato 6.359 prigionieri, inclusi circa 200 oppositori politici, ma molti detenuti eccellenti sono rimasti dietro le sbarre. Suu Kyi ha detto a novembre che c’erano ancora circa 600 prigionieri politici, ma alcuni gruppi per i diritti umani hanno portato il numero a circa 1.500.
Il 2 gennaio 2012, in prossimità del 64° anniversario dell’indipendenza del Paese, che cade il 4 gennaio, il Presidente Thein Sein ha firmato un altro decreto di amnistia e di clemenza: 6.656 prigionieri sono stati liberati e altri 38.964 hanno ottenuto la clemenza. Le condanne a morte di 33 prigionieri – 31 uomini e 2 donne – sono state commutate in ergastolo e le condanne superiori a 30 anni ridotte a 30 anni. Le condanne comprese tra 20 e 30 anni sono state ridotte a 20, mentre quelle inferiori a 20 anni ridotte di un quarto.
Il 12 gennaio 2012, il governo di Myanmar ha concesso un’altra amnistia a 651 detenuti, di cui 302 prigionieri politici. L’amnistia, la quarta nel Paese da quando il nuovo governo si è insediato il 30 marzo 2011, è stata concessa come “parte del processo di riconciliazione nazionale”, ha detto Ye Htut, un portavoce del Ministero dell’Informazione.
Il 1° aprile 2012, Aung San Suu Kyi è stata eletta alla Camera bassa del parlamento birmano. Il suo partito, la Lega Nazionale per la Democrazia, ha vinto 43 dei 45 seggi vacanti nella Camera bassa.
Il 30 dicembre 2013, il Presidente Sein ha concesso la grazia a circa 120 detenuti condannati o accusati di una serie di reati politici, dando parzialmente seguito a una promessa fatta nel luglio 2013 che tutti i prigionieri politici sarebbero stati liberati entro la fine dell’anno. “Accogliamo calorosamente il decreto presidenziale del Governo di Myanmar ... con il quale tutte le condanne a morte precedentemente imposte dai tribunali sono commutate in ergastolo”, ha dichiarato il 10 gennaio Rupert Colville, portavoce dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani. “Speriamo che questa nuova iniziativa porterà alla completa abolizione della pena di morte nel Paese.” L’amnistia, la quinta nel Paese da quando il nuovo Governo si è insediato il 30 marzo 2011, è stata concessa come parte del processo di riconciliazione nazionale.
Nel 2014, il Presidente di Myanmar ha continuato la sua politica di commutazione delle condanne a morte in ergastolo. Il 2 gennaio 2014, il Presidente Thein Sein ha firmato un altro atto di clemenza per motivi umanitari e per celebrare il 66° Anniversario dell’Indipendenza del Paese, che cade il 4 gennaio. Tutte le condanne a morte sono state commutate in ergastolo, le pene detentive di più di 40 anni sono state ridotte a 40 anni e le condanne di 40 anni o meno sono state tagliate di un quarto.
Almeno 16 nuove condanne a morte sono state imposte a Myanmar nel 2012. Nessuna nuova condanna a morte è stata riportata nel 2013, una invece è stata registrata nel 2014..
Il 27 maggio 2011, in un addendum al Rapporto del gruppo di lavoro sul Riesame Periodico Universale (UPR) al Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite, Myanmar ha respinto le raccomandazioni per l’abolizione della pena di morte. La delegazione del Paese ha spiegato che “anche se la pena di morte non è stata ancora abolita, Myanmar non l’ha mai praticata dal 1988. La pena di morte a Myanmar è in linea con il diritto internazionale.”
Il 18 dicembre 2014, per la prima volta, Myanmar si è astenuta sulla Risoluzione per una Moratoria delle esecuzioni capitali all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Nelle precedenti sessioni, la Birmania aveva sempre votato contro.