Yusuf Zhumayev e Azizbek Karimov sono stati giustiziati in gran segreto.
Yusuf Zhumayev e Azizbek Karimov sono stati giustiziati in gran segreto.
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Yusuf Zhumayev e Azizbek Karimov sono stati giustiziati in gran segreto.
Le esecuzioni sono state effettuate nonostante l’appello rivolto alle autorità dell’Uzbekistan dal Comitato Diritti Umani delle Nazioni Unite per una sospensione in attesa di un suo pronunciamento sulla irregolarità del processo, i maltrattamenti e le torture a cui gli imputati avevano denunciato di essere stati sottoposti. Già in passato, l’Uzbekistan aveva ripetutamente ignorato interventi simili del Comitato Diritti Umani, giustiziando almeno 12 persone i cui casi stava esaminando.
Yusuf Zhumayev era stato condannato a morte nell’aprile 2003 per aver ucciso la cognata e i suoi due figli, un maschio e una femmina, nel gennaio dello stesso anno. Si era dichiarato innocente fino all’ultimo e durante il processo aveva accusato la polizia di averlo torturato per costringerlo a firmare una confessione. Sarebbe stato appeso a testa in giù e picchiato, sottoposto a scariche elettriche e lasciato nudo su un pavimento di cemento freddo e umido.
Azizbek Karimov era stato condannato a morte il 16 febbraio 2004 con l’accusa di terrorismo e partecipazione a una organizzazione estremista religiosa. La Corte Suprema uzbeka lo aveva ritenuto responsabile di aver pianificato l’attentato dinamitardo al mercato Oberon di Bishkek, il 27 dicembre 2002 e nel quale sette persone avevano perso la vita. Aziz Karimov era stato inoltre accusato di altri omicidi e di aver avuto legami con i Talebani durante la guerra in Afghanistan. Quando è stato arrestato sarebbe stato picchiato fino a restare privo di sensi e sottoposto a tortura una volta in carcere.
Saputo della esecuzione, la madre di Karimov è stata ricoverata in ospedale per un attacco cardiaco. Altri membri della sua famiglia erano stati arrestati negli anni precedenti. Il padre e lo zio, condannati a lunghe pene detentive nel 1999 per “estremismo religioso”, erano entrambi morti in carcere a seguito delle torture subite.
Le esecuzioni sono state effettuate nonostante l’appello rivolto alle autorità dell’Uzbekistan dal Comitato Diritti Umani delle Nazioni Unite per una sospensione in attesa di un suo pronunciamento sulla irregolarità del processo, i maltrattamenti e le torture a cui gli imputati avevano denunciato di essere stati sottoposti. Già in passato, l’Uzbekistan aveva ripetutamente ignorato interventi simili del Comitato Diritti Umani, giustiziando almeno 12 persone i cui casi stava esaminando.
Yusuf Zhumayev era stato condannato a morte nell’aprile 2003 per aver ucciso la cognata e i suoi due figli, un maschio e una femmina, nel gennaio dello stesso anno. Si era dichiarato innocente fino all’ultimo e durante il processo aveva accusato la polizia di averlo torturato per costringerlo a firmare una confessione. Sarebbe stato appeso a testa in giù e picchiato, sottoposto a scariche elettriche e lasciato nudo su un pavimento di cemento freddo e umido.
Azizbek Karimov era stato condannato a morte il 16 febbraio 2004 con l’accusa di terrorismo e partecipazione a una organizzazione estremista religiosa. La Corte Suprema uzbeka lo aveva ritenuto responsabile di aver pianificato l’attentato dinamitardo al mercato Oberon di Bishkek, il 27 dicembre 2002 e nel quale sette persone avevano perso la vita. Aziz Karimov era stato inoltre accusato di altri omicidi e di aver avuto legami con i Talebani durante la guerra in Afghanistan. Quando è stato arrestato sarebbe stato picchiato fino a restare privo di sensi e sottoposto a tortura una volta in carcere.
Saputo della esecuzione, la madre di Karimov è stata ricoverata in ospedale per un attacco cardiaco. Altri membri della sua famiglia erano stati arrestati negli anni precedenti. Il padre e lo zio, condannati a lunghe pene detentive nel 1999 per “estremismo religioso”, erano entrambi morti in carcere a seguito delle torture subite.
— FONTI
- (Fonti: Public Educational Radio and TV via BBC, 17/02/2004; EUR, 04/06/2004; EUR, 30/07/2004; Amnesty International, 17/08/2004)
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