USA - Federale. Un punto a favore di Trump per la ripresa delle esecuzioni federali, ma la strada è ancora lunga.
USA - Federale. Un punto a favore di Trump per la ripresa delle esecuzioni federali, ma la strada è ancora lunga.
Un punto a favore di Trump per la ripresa delle esecuzioni federali, ma la strada è ancora lunga. La Corte d'appello degli Stati Uniti per il circuito del Distretto di Columbia, che ha giurisdizione su Washington DC, ossia la sede del governo Usa, ha votato 2-1 per annullare un'ingiunzione contro il piano dell'amministrazione Trump di riavviare le esecuzioni federali. Hanno votato a favore due giudici nominati recentemente da Trump, Gretory Katsas, nominato da Trump nel 2017, e Neomi Rao, nominata nel 2019. Ha votato contro il giudice David Tatel, nominato da Bill Clinton. Il 25 luglio 2019 (vedi) il procuratore generale Barr aveva annunciato l’intenzione del Governo (Amministrazione Trump) di riprendere le esecuzioni federali, l’ultima delle quali era stata effettuata nel 2003, e che nel frattempo si erano “fermate” con la motivazione ufficiale che, come in tutti i singoli stati, c’erano “problemi con il protocollo di esecuzione”. Contestualmente, sempre il 25 luglio (vedi) il BOP (Federal Bureau of Prisons) annunciava l’adozione di un nuovo protocollo di esecuzione. Il 21 novembre 2019 (vedi) la giudice federale Tanya S. Chutkan della Corte distrettuale degli Stati Uniti per il Distretto della Columbia aveva emesso un'ingiunzione preliminare che bloccava le esecuzioni in attesa che fossero completati i ricorsi contro il protocollo di esecuzione federale, partendo dal presupposto, che la giudice aveva condiviso, che Dipartimento di Giustizia e BOP non avessero l'autorità legale per stabilire unilateralmente un nuovo protocollo di esecuzione. Il 2 dicembre 2019 (vedi) la stessa corte d‘appello di oggi aveva respinto 3-0 il ricorso dell’Amministrazione, la quale era ricorsa alla Corte Suprema, la quale, a sua volta, il 6 dicembre (vedi) aveva confermato la validità della sospensione. La sentenza di oggi, senza motivazione, e con una ratio che diversi osservatori hanno criticato, stabilisce che il BOP ha l’autorità di modificare il protocollo. La stessa sentenza però rimanda il caso alla giudice Chutkan perché entri nello specifico delle modifiche proposte dal BOP, il che lascia immaginare che la questione potrebbe andare ancora per le lunghe.
- (Fonti: New York Times)
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