USA - Connecticut. Francis Clifford Smith, è morto di morte naturale a 101 anni, dopo 70 anni di detenzione
È considerato il detenuto che ha scontato più anni

25/06/2026 - Connecticut. Francis Clifford Smith, è morto di morte naturale dopo 70 anni di detenzione, e 6 anni in libertà vigilata all’interno di una struttura sanitaria collegata al sistema penitenziario.
Condannato a morte a 25 anni, è morto a 101, quasi 102
Francis Clifford Smith è morto nel sonno a 101 anni (ne avrebbe compiuti 102 a settembre) il 25 giugno, per cause naturali legate alla vecchiaia. È stato cremato senza un funerale.
È considerato il prigioniero rimasto più a lungo in carcere nella storia degli Stati Uniti, avendo trascorso in carcere 76 anni, da quando aveva 25 anni, fino a 101.
Dal 2020 viveva in regime di libertà vigilata controllata presso il 60 West, a Rocky Hill, una struttura sanitaria protetta del Connecticut specializzata nell'assistenza ad anziani reduci dal sistema giudiziario. Negli ultimi tempi soffriva di problemi di salute legati all'età avanzata e, secondo alcune voci, di demenza.
Smith, che già a 11 anni era stato mandato in riformatorio per piccoli reati, ed era stato in un carcere minorile dal 1942 al 1949, era stato arrestato nel 1949, a 25 anni, mentre era in libertà condizionale, perché accusato dell'omicidio di Grover Hart, un guardiano notturno di 68 anni ucciso nel luglio 1949 durante una rapina in un club nautico del Connecticut.
Venne condannato alla sedia elettrica nel 1950. Contro dui lui aveva fatto delle dichiarazioni il coimputato, George Lowden, che aveva raggiunto un accordo con la pubblica accusa per una condanna minore ma si era rifiutato di testimoniare in aula contro Smith. In seguito Lowden ritrattò le dichiarazioni fatte alla polizia, dicendo di essere stato picchiato per confessare.
Smith si è sempre proclamato innocente. Nel tempo, oltra a Lowden, anche la principale testimone della pubblica accusa, Edith Springer, fidanzata di Lowden, ha ritrattato, e nel 1953 un altro uomo detenuto in Alabama, David Blumetti, ha confessato il delitto, confessione però rifiutata da un giudice. Persino uno degli agenti che lo aveva interrogato, il maggiore Leo Carroll, ha dichiarato pubblicamente di credere che Smith fosse innocente e che non fosse presente sul luogo del delitto. Nonostante ciò, non ottenne mai un nuovo processo. Gli elementi a suo favore però gli permisero di ottenere all’ultimo momento la sospensione dell’esecuzione, che venne messa in calendario ben 8 volte, e altrettante volte sospesa dopo che Smith aveva consumato il cosiddetto “ultimo pasto”. Infine, nel 1954, la pubblica accusa per mettere fine ai ricorsi “concesse” la riduzione della pena all’ergastolo.
Durante i decenni di reclusione ha vissuto solo tre brevi momenti fuori dal carcere: un'evasione di 12 giorni nel 1967, un permesso per la vigilia di Natale nel 1974 e circa 10 mesi di libertà condizionale nel 1975 (interrotta da un nuovo arresto per furto e possesso d'armi). Negli anni successivi, a causa di una insorgente demenza, ha rifiutato di partecipare a nuove udienze in cui si discuteva un suo possibile ritorno in libertà condizionale, fino all'accordo del 2020 che lo ha collocato nella struttura sanitaria collegata al carcere.
Il caso di Smith evidenzia, in ambito statunitense, quello che è un serio problema anche nel resto del mondo: l'invecchiamento della popolazione carceraria. Per rimanere negli USA, si stima che entro il 2030 un terzo dei detenuti avrà più di 50 anni. Gli esperti sottolineano che la prigione accelera l'invecchiamento biologico e richiede riforme assistenziali o forme di scarcerazione intelligente per motivi medici, poiché le normali prigioni non sono attrezzate per gestire patologie gravi o problemi di mobilità degli anziani.
- (Fonte: BBC)
- https://www.bbc.com/news/articles/c98vr7ql2vdo
- https://www.foxnews.com/us/longest-serving-us-prisoner-dies-101-escaping-death-penalty-8-times
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