USA - Colorado. Bob Autobee, padre di un agente ucciso, vuole testimoniare contro la pena di morte, ma incontra difficoltà.
USA - Colorado. Bob Autobee, padre di un agente ucciso, vuole testimoniare contro la pena di morte, ma incontra difficoltà.
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Bob Autobee, padre di un agente ucciso, vuole testimoniare contro la pena di morte, ma incontra difficoltà. Il signor Autobee è il padre di Eric Autobee, di 23 anni, un agente penitenziario ucciso nell’ottobre 2002 da Edward Montour, che confessò il fatto dicendo di aver agito per guadagnare il rispetto dei compagni di detenzione. Condannato a morte nel 2003, Montour, 46 anni, pellerossa/ispanico, ebbe la condanna a morte annullata nel 2007 per un errore di procedura. Montour nel frattempo ha chiesto di poter ritirare la sua dichiarazione di colpevolezza per sostituirla con un’altra di non-colpevolezza per motivi di insanità mentale. Dopo una serie di ricorsi contro questa nuova posizione il nuovo processo contro Montour è iniziato solo a gennaio con le fasi preliminari di selezione di una giuria popolare. Il 6 gennaio 2014 (vedi) il signor Autobee ha atteso all’esterno del palazzo di giustizia alcune centinaia di persone che erano state convocate per essere eventualmente selezionate come giurati popolari. Con se aveva due cartelli, uno con la foto del figlio, e l’altro con una scritta in cui si rivolgeva al Procuratore distrettuale Brauchler: “Uccidere Montour non migliorerà quel casino che chiamiamo “carceri del Colorado”, ma il denaro che si risparmierebbe rinunciando ad ucciderlo potrebbe aiutare altri agenti e detenuti a non essere uccisi”. Ora il signor Autobee vuole testimoniare nel corso del processo, e dire che suo figlio non sarebbe stato d’accordo con una condanna a morte, e che lui stesso, dopo un periodo iniziale, ora ha cambiato idea, ed è fermamente contrario alla condanna a morte per Montour. I procuratori di solito fanno testimoniare i parenti delle vittime in quello che si chiama “impact statement”, ossia l’impatto emotivo ma soprattutto pratico che l’uccisione della vittima ha avuto sul resto della famiglia. A questa dichiarazione il signor Autobee vuole aggiungere le sue dichiarazioni contro la pena di morte, che però secondo il Procuratore sarebbero “improprie”. Così ha spiegato alla stampa la sua posizione il signor Autobee: “Molta gente pensa che io lo abbia perdonato, che non lo ritenga responsabile della morte di mio figlio o che non voglio che venga punito. Non è vero. Chi fa queste cose deve essere punito, ma la morte non è la risposta. All’inizio ero favorevole alla condanna a morte, poi ho cambiato idea. Credo sia sbagliato uccidere, e non voglio che nessuno muoia nel nome di mio figlio. L’ufficio del procuratore conferma che vuole far deporre il signor Autobee su come la morte del figlio abbia avuto conseguenze su di lui e sulla sua famiglia, ma che esporre alla giuria le sue personali opinioni sulla pena di morte va oltre quanto consentito dalla legge. L’ufficio sostiene che se anche Autobee avesse voluto dichiararsi favorevole alla pena di morte, anche in questo caso avrebbe ecceduto quanto consentito dalla legge. Il difensore di Autobee, Iris Eytan, accusa l’ufficio del procuratore di ipocrisia, mentre il signor Autobee così ha voluto concludere le sue dichiarazioni alla stampa: “Se non lo posso dire lì, lo dirò per strada, lo griderò da in cima alla collina più alta… questo è quello che Dio vorrebbe. Questo è quello che mio figlio vorrebbe”. Il signor Autobee ha anche detto che uccidere Montour sarebbe come renderlo lui un’altra volta vittima, perché lui vuole continuare con Montour il dialogo iniziato a dicembre durante un incontro di giustizia riparativa. Il giudice dovrebbe emettere una decisione scritta sulla testimonianza del signor Autobee la prossima settimana.
— FONTI
- (Fonti: KDVR news, 14/02/2014)
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