una sezione della Corte Federale della Sharia (FSC) in Pakistan ha respinto una petizione...
una sezione della Corte Federale della Sharia (FSC) in Pakistan ha respinto una petizione che definisce la pena di morte nei casi di stupro contraria ai dettami del Corano e alle hadith, contestando il processo di stupratori presso i tribunali
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una sezione della Corte Federale della Sharia (FSC) in Pakistan ha respinto una petizione che definisce la pena di morte nei casi di stupro contraria ai dettami del Corano e alle hadith, contestando il processo di stupratori presso i tribunali anti-terrorismo.
La corte, composta dai giudici Ejaz Yousuf, Fida Muhammad Khan e Saeed ur Rehman Farrukh, ha stabilito di non avere giurisdizione per occuparsi della petizione.
La petizione contestava la Sezione 10(4) della Zina Ordinance VII del 1979 in base alla quale chi è accusato di stupro viene condannato a morte senza che si adotti un rigido Tazkiyah-tul-Shuhood (criterio di prova).
I firmatari della petizione sostengono inoltre che la parola Zina (stupro) non è contenuta nell’Appendice all’Atto Anti-terrorismo (ATA) del 1997 e che pertanto non dovrebbe essere giudicato da un tribunale anti-terrorismo in base alle sezioni 6 e 7 dell’ATA del 1997.
La petizione vorrebbe sospendere la pena capitale per tutti coloro in attesa di essere giustiziati per stupro. Chiede anche che la corte dichiari la pena di morte, emessa in base a qualunque codice penale, contraria ai precetti islamici. I firmatari citano il caso di quattro condannati a morte per lo stupro di una ragazza cristiana avvenuto a Faisalabad nel 1999. Il tribunale anti-terrorismo di Faisalabad ha condannato a morte Shahzad alias Shado, Muhammad Ashraf, Umer Hayat e Mubarak Ali. L’Alta Corte di Lahore e la Corte Suprema hanno confermato le condanne e il Presidente Musharraf ha respinto la richiesta di grazia nonostante gli uomini avessero ricevuto il perdono da parte dei partenti della vittima.
La corte, composta dai giudici Ejaz Yousuf, Fida Muhammad Khan e Saeed ur Rehman Farrukh, ha stabilito di non avere giurisdizione per occuparsi della petizione.
La petizione contestava la Sezione 10(4) della Zina Ordinance VII del 1979 in base alla quale chi è accusato di stupro viene condannato a morte senza che si adotti un rigido Tazkiyah-tul-Shuhood (criterio di prova).
I firmatari della petizione sostengono inoltre che la parola Zina (stupro) non è contenuta nell’Appendice all’Atto Anti-terrorismo (ATA) del 1997 e che pertanto non dovrebbe essere giudicato da un tribunale anti-terrorismo in base alle sezioni 6 e 7 dell’ATA del 1997.
La petizione vorrebbe sospendere la pena capitale per tutti coloro in attesa di essere giustiziati per stupro. Chiede anche che la corte dichiari la pena di morte, emessa in base a qualunque codice penale, contraria ai precetti islamici. I firmatari citano il caso di quattro condannati a morte per lo stupro di una ragazza cristiana avvenuto a Faisalabad nel 1999. Il tribunale anti-terrorismo di Faisalabad ha condannato a morte Shahzad alias Shado, Muhammad Ashraf, Umer Hayat e Mubarak Ali. L’Alta Corte di Lahore e la Corte Suprema hanno confermato le condanne e il Presidente Musharraf ha respinto la richiesta di grazia nonostante gli uomini avessero ricevuto il perdono da parte dei partenti della vittima.
— FONTI
- (Fonti: Pakistan Press International Information Services, 15/12/2005)
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