Un uomo di 54 anni condannato a morte da un tribunale...
Un uomo di 54 anni condannato a morte da un tribunale islamico nella Nigeria settentrionale, ha ritrattato la propria confessione, dicendo che gli era stata estorta con la violenza
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Un uomo di 54 anni condannato a morte da un tribunale islamico nella Nigeria settentrionale, ha ritrattato la propria confessione, dicendo che gli era stata estorta con la violenza.
Mohammed Baranda, accusato di aver stuprato una bambina di nove anni, ha detto alla corte di appello della Sharia di Dutse, capitale dello stato di Jigawa, che la polizia lo ha torturato per farlo confessare. L'uomo ha detto che non aveva realizzato a quel tempo che la pena prevista per lo stupro era la condanna a morte.
In settembre Baranda aveva evitato di essere la prima persona a venire lapidata a morte nella Nigeria settentrionale, quando la sua famiglia presentò un appello dell'ultimo minuto contro la sentenza, accolto da un tribunale di grado inferiore. Il suo avvocato e i suoi parenti sostenevano che soffriva di disturbi mentali.
Il procuratore di stato ha invitato la corte a rigettare le accuse di tortura mosse da Baranda, dicendo che egli non può presentare in appello prove che non aveva presentato nel corso del processo iniziale. Il procuratore inoltre ha chiesto alla corte di non considerare le richieste di infermità mentale per Baranda.
L'avvocato di Baranda ha detto che secondo la legge islamica gli imputati hanno il diritto di ritrattare la propria confessione. La corte si è aggiornata al 28 ottobre, data in cui intende decidere se accettare o meno la ritrattazione della confessione di Baranda.
Sono in corso altri tre appelli contro delle condanne a morte emesse da tribunali della Sharia. Si tratta di quello presentato dalla trentunenne Amina Lawal, condannata a morte nello stato di Katsina per aver avuto un figlio fuori dal matrimonio, e di quelli presentati da due amanti non sposati accusati nello stato del Niger.
Mohammed Baranda, accusato di aver stuprato una bambina di nove anni, ha detto alla corte di appello della Sharia di Dutse, capitale dello stato di Jigawa, che la polizia lo ha torturato per farlo confessare. L'uomo ha detto che non aveva realizzato a quel tempo che la pena prevista per lo stupro era la condanna a morte.
In settembre Baranda aveva evitato di essere la prima persona a venire lapidata a morte nella Nigeria settentrionale, quando la sua famiglia presentò un appello dell'ultimo minuto contro la sentenza, accolto da un tribunale di grado inferiore. Il suo avvocato e i suoi parenti sostenevano che soffriva di disturbi mentali.
Il procuratore di stato ha invitato la corte a rigettare le accuse di tortura mosse da Baranda, dicendo che egli non può presentare in appello prove che non aveva presentato nel corso del processo iniziale. Il procuratore inoltre ha chiesto alla corte di non considerare le richieste di infermità mentale per Baranda.
L'avvocato di Baranda ha detto che secondo la legge islamica gli imputati hanno il diritto di ritrattare la propria confessione. La corte si è aggiornata al 28 ottobre, data in cui intende decidere se accettare o meno la ritrattazione della confessione di Baranda.
Sono in corso altri tre appelli contro delle condanne a morte emesse da tribunali della Sharia. Si tratta di quello presentato dalla trentunenne Amina Lawal, condannata a morte nello stato di Katsina per aver avuto un figlio fuori dal matrimonio, e di quelli presentati da due amanti non sposati accusati nello stato del Niger.
— FONTI
- (Fonti: UN Integrated Regional Information Networks, Africa News Service, 16/10/2002)
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