Un anno dopo l'ondata di arresti e di condanne a Cuba...
Un anno dopo l'ondata di arresti e di condanne a Cuba di 75 attivisti per i diritti civili e mentre crescono le preoccupazioni per le gravi condizioni di detenzione in cui versano i prigionieri politici, Nessuno tocchi Caino e il Comitato Italiano
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Un anno dopo l'ondata di arresti e di condanne a Cuba di 75 attivisti per i diritti civili e mentre crescono le preoccupazioni per le gravi condizioni di detenzione in cui versano i prigionieri politici, Nessuno tocchi Caino e il Comitato Italiano Helsinki hanno promosso una mostra, realizzata da Oliviero Toscani, che intende sollecitare l'attenzione dell'opinione pubblica, dei politici, degli intellettuali, dei media sulla situazione dei diritti umani nel regime di Castro.
La mostra, intitolata "PROIBITO PENSARE, LE FACCE DELLA REPRESSIONE A CUBA", è ospitata a Roma al Borghetto Flaminio (Piazzale della Marina 32) dalla Prima Facoltà di Architettura "Ludovico Quaroni" ed è stata inaugurata l'11 ottobre alla presenza del Sindaco di Roma Walter Veltroni, dell'autore della mostra Oliviero Toscani e del Segretario di Nessuno tocchi Caino Sergio D'Elia.
"La grandezza del movimento pacifista - ha dichiarato Veltroni - e' proprio quella di essere priva di equivoci nel suo essere contro il terrorismo e contro ogni forma di violazione della vita, della liberta' di opinione politica e di pensiero della persona umana''.
Toscani ha spiegato che "I volti dei prigionieri politici sono stampati, in violento bianco e nero, su grandi pannelli che pendono da un soffitto. I movimenti d'aria, il passaggio del pubblico, fanno oscillare i pannelli che ruotano intorno al loro asse. Ne deriva un voluto effetto claustrofobico, una costrizione angosciosa, una sensazione di oppressione assoluta.
I grandi volti prigionieri diventano anch'essi 'gabbia' e ricordano a chi sta in mezzo come sia possibile che anche il suo pensiero venga represso e 'costretto' in modo altrettanto violento e brutale. Qua e là, tra gli uomini la cui vita è appesa a un filo, riprodotta su un fondo rosso vivo aleggia anche la figura di Fidel Castro, il guardiano capo, l'artefice massimo della loro condizione umana".
"Cuba non è l'isola felice del comunismo e della libertà che per quarant'anni si è voluto far credere - ha dichiarato D'Elia - Il sogno rivoluzionario e il mito collettivo del Che si sono infranti nella realtà della Cuba di Fidel Castro, il dittatore con la anzianità di servizio più lunga al mondo. Ma sembra che molti - no global, pacifisti a senso unico, intellettuali terzomondisti... - non se ne siano accorti. Persecuzione degli oppositori politici. Repressione di ogni forma di espressione, artistica, giornalistica, culturale indipendenti. Pena di morte per chi tenta di fuggire dal 'paradiso' cubano".
Il poeta e giornalista Raul Rivero è uno dei 75 dissidenti incarcerati; sua moglie Blanca Reyes ha inviato il seguente messaggio: "E' un anno e sette mesi che mio marito Raul si trova detenuto nella prigione di Canaletas a Cuba, condannato ingiustamente a 20 anni di carcere.
Nelle ultime settimane la sua situazione, che era già difficile, si è ulteriormente aggravata per le continue vessazioni di un agente di custodia e le pesanti provocazioni di due detenuti comuni che con minacce e ricatti gli vogliono impedire di comunicare con il resto della popolazione detenuta.
Persiste inoltre il divieto a ricevere le medicine necessarie al trattamento dei suoi malanni contratti e diagnosticati in prigione e, infine, la misura punitiva che gli impedisce a tempo indeterminato di fare colloqui coniugali. Nel frattempo, grazie a persone di buona volontà e istituzioni in ogni parte del mondo, l'attenzione sul caso di mio marito non accenna a diminuire.
La mostra, intitolata "PROIBITO PENSARE, LE FACCE DELLA REPRESSIONE A CUBA", è ospitata a Roma al Borghetto Flaminio (Piazzale della Marina 32) dalla Prima Facoltà di Architettura "Ludovico Quaroni" ed è stata inaugurata l'11 ottobre alla presenza del Sindaco di Roma Walter Veltroni, dell'autore della mostra Oliviero Toscani e del Segretario di Nessuno tocchi Caino Sergio D'Elia.
"La grandezza del movimento pacifista - ha dichiarato Veltroni - e' proprio quella di essere priva di equivoci nel suo essere contro il terrorismo e contro ogni forma di violazione della vita, della liberta' di opinione politica e di pensiero della persona umana''.
Toscani ha spiegato che "I volti dei prigionieri politici sono stampati, in violento bianco e nero, su grandi pannelli che pendono da un soffitto. I movimenti d'aria, il passaggio del pubblico, fanno oscillare i pannelli che ruotano intorno al loro asse. Ne deriva un voluto effetto claustrofobico, una costrizione angosciosa, una sensazione di oppressione assoluta.
I grandi volti prigionieri diventano anch'essi 'gabbia' e ricordano a chi sta in mezzo come sia possibile che anche il suo pensiero venga represso e 'costretto' in modo altrettanto violento e brutale. Qua e là, tra gli uomini la cui vita è appesa a un filo, riprodotta su un fondo rosso vivo aleggia anche la figura di Fidel Castro, il guardiano capo, l'artefice massimo della loro condizione umana".
"Cuba non è l'isola felice del comunismo e della libertà che per quarant'anni si è voluto far credere - ha dichiarato D'Elia - Il sogno rivoluzionario e il mito collettivo del Che si sono infranti nella realtà della Cuba di Fidel Castro, il dittatore con la anzianità di servizio più lunga al mondo. Ma sembra che molti - no global, pacifisti a senso unico, intellettuali terzomondisti... - non se ne siano accorti. Persecuzione degli oppositori politici. Repressione di ogni forma di espressione, artistica, giornalistica, culturale indipendenti. Pena di morte per chi tenta di fuggire dal 'paradiso' cubano".
Il poeta e giornalista Raul Rivero è uno dei 75 dissidenti incarcerati; sua moglie Blanca Reyes ha inviato il seguente messaggio: "E' un anno e sette mesi che mio marito Raul si trova detenuto nella prigione di Canaletas a Cuba, condannato ingiustamente a 20 anni di carcere.
Nelle ultime settimane la sua situazione, che era già difficile, si è ulteriormente aggravata per le continue vessazioni di un agente di custodia e le pesanti provocazioni di due detenuti comuni che con minacce e ricatti gli vogliono impedire di comunicare con il resto della popolazione detenuta.
Persiste inoltre il divieto a ricevere le medicine necessarie al trattamento dei suoi malanni contratti e diagnosticati in prigione e, infine, la misura punitiva che gli impedisce a tempo indeterminato di fare colloqui coniugali. Nel frattempo, grazie a persone di buona volontà e istituzioni in ogni parte del mondo, l'attenzione sul caso di mio marito non accenna a diminuire.
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