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TAIWAN

Taiwan continuerà ad applicare la pena di morte nonostante...

Taiwan continuerà ad applicare la pena di morte nonostante...

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Taiwan continuerà ad applicare la pena di morte nonostante i numerosi appelli internazionali a favore dell’abolizione. Sono 15 le persone giustiziate nel paese dal 2010, quando un’informale moratoria in atto da cinque anni è stata sospesa. Le ultime esecuzioni risalgono a dicembre 2012, quando sono state giustizie sei persone. Il plotone d’esecuzione, metodo in vigore a Taiwan, è stata fortemente criticato dall’Unione Europea e da gruppi per i diritti umani. Il vice Ministro della Giustizia, Chen Shou-huang, ha detto che solo chi uccide più di una persona o fa un uso brutale della violenza, sarà condannato a morte. Ha aggiunto che il governo sta cercando comprensione dai suoi critici. Ha detto che Taiwan vuole incontrarsi con i diplomatici dei paesi dell’Ue e sta organizzando missioni diplomatiche in tutto il mondo per spiegare, in maniera dettagliata, le ragioni per cui Taiwan deve applicare la pena di morte. I sondaggi nel paese indicano che il 77% dell’opinione pubblica è a favore della pena capitale. Casi particolari, come quello dell’omicidio di un bambino di 10 anni, avvenuto lo scorso dicembre, stimolano questo sostegno popolare. Ancora più difficile è trovare spazio per i condannati all’ergastolo. Ma al di là dei meriti politici e logistici, il problema rimane. Due anni fa, il Presidente Ma Ying-jeou si è scusato per l’esecuzione ingiusta di un soldato erroneamente accusato dell’omicidio di un bambino nel ’96. Alcuni osservatori dicono che la critica internazionale alla decisione di Tawain di mantenere la pena di morte potrebbe diminuire gli sforzi fatti dal paese fa per distinguersi diplomaticamente dalla Cina, che ancora reclama la sua sovranità sull’isola. Dall’entrata in carica di Ma, nel 2008, il Presidente ha tentato di usare il cosiddetto ‘potere dolce’ per dare risalto alla cultura del paese e alle conquiste umanitarie che la Cina non può vantare. Secondo Lin Hsin-yi, direttore esecutivo dell’Alleanza di Taiwan per la Fine della Pena di Morte, le critiche internazionali sui diritti umani a Taiwan danneggeranno la causa del ‘potere dolce’. Lin sostiene che i diritti umani rappresentano la miglior possibilità per Taiwan di esprimere questa politica del “potere dolce”, e che se si paragonano i risultati in ambito di diritti umani di Cina e Taiwan, il governo di Taiwan può vantare di essere superiore, anche agli occhi dei paesi stranieri, sia in termini di democrazia che in quelli di libertà e forza dei diritti umani. Ma adesso – ha aggiunto - la Cina potrebbe velocemente avanzare. Il Ministro degli Esteri ha detto recentemente che le critiche straniere alla pena di morte non influiranno sulle relazioni di Taiwan con gli altri paesi.
FONTI
  • (Fonti: www.voanews.com, 27/02/2013)