Nessuno tocchi Caino
MALDIVE

Sono reati capitali: omicidio premeditato, tentato...

Sono reati capitali: omicidio premeditato, tentato omicidio del Presidente, cospirazione contro la sovranità dello stato, atti di terrorismo

5 MIN DI LETTURA
Nelle Maldive sono considerati reati capitali l’omicidio premeditato, il tentato omicidio del Presidente, la cospirazione contro la sovranità dello Stato, alcuni atti di terrorismo.
Le Maldive continuano a praticare la fustigazione per alcuni reati, in particolare in caso di sesso extra-coniugale. La stragrande maggioranza dei condannati a tale punizione sono donne.
La pena di morte è ampiamente sostenuta nelle Maldive sia come in adesione a interpretazioni restrittive della Sharia sia come presunto valore deterrente contro i crimini violenti.
I condannati a morte possono appellarsi al Presidente, che ha il potere di clemenza. Le Maldive continuano ancora a emettere condanne a morte, anche se poi sono di solito commutate in ergastolo con decreto presidenziale.
Nell’aprile 2012, il parlamentare Ahmed Mahloof ha presentato insieme a molti altri colleghi una proposta di legge che renderebbe obbligatoria l'esecuzione della condanna a morte nel caso in cui sia stata confermata dalla Corte Suprema, mettendo così fine all’attuale prassi che vede il Presidente commutare le condanne capitali in ergastolo. Prima dell’iniziativa di Mahloof, altri due membri del parlamento avevano presentato proposte simili, ma le avevano ritirate dopo lunghe discussioni.
Il 4 luglio 2012, il Presidente della Corte Suprema, Ahmed Faiz, ha dichiarato che la pena di morte può essere applicata all'interno dell’attuale sistema giudiziario delle Maldive. Dopo il minuto di silenzio osservato all’esterno dell’Alta Corte in onore dell'avvocato Najeeb Ahmed, brutalmente pugnalato a morte qualche giorno prima, il Presidente della Corte ha detto ai giornalisti che il sistema giuridico delle Maldive si basa sulla Sharia, che consente l’applicazione della pena di morte. Dopo l'omicidio di Najeeb – il sesto registrato nei primi sei mesi del 2012 – il Ministro dell'Interno Mohamed Ahmed Jameel e il Ministro della Giustizia Azima Shukoor, oltre ad avvocati di spicco e parlamentari, hanno appoggiato pubblicamente l’applicazione della pena di morte. Secondo Faiz, ogni sentenza del giudice deve essere applicata, affinché si veda l'efficacia del sistema giudiziario. Più di 10 persone sono state condannate a morte negli ultimi dieci anni, delle quali nessuna è stata giustiziata dalle autorità che ne avevano il compito, ha osservato. Negli ultimi 60 anni, lo Stato ha commutato le condanne a morte nel carcere a vita con la liberazione condizionale possibile dopo 25 anni. "Il sistema giudiziario delle Maldive è concepito in modo che un altro organismo sia responsabile dell’applicazione della pena una volta che questa è decisa dal giudice", ha spiegato Faiz. "Non solo in casi di omicidio, ma se tutti i verdetti giudiziari su tutti i crimini fossero applicati correttamente, vedremmo gli effetti positivi di queste sentenze.”
Nell’ottobre 2012, il governo ha annunciato l'intenzione di presentare un disegno di legge in Parlamento sull’applicazione della pena di morte nel Paese e nel dicembre 2012 l'Ufficio del Procuratore Generale ha completato la stesura di una proposta di legge secondo la quale la pena di morte deve essere eseguita nelle Maldive, con l’iniezione letale identificata come metodo di esecuzione preferito. Alla proposta si sono opposti diversi gruppi religiosi come l'ONG Jamiyyathul Salaf, che ha chiesto la modifica del progetto a favore di decapitazioni o plotoni di esecuzione. Il disegno di legge è in attesa di approvazione da parte del Parlamento e ha dato origine a opinioni dissenzienti in materia.
Nel 2012, sono state comminate almeno 2 condanne a morte, secondo Amnesty International.
Nel 2011, per la prima volta negli ultimi anni, non era stata emessa nessuna nuova sentenza capitale.
Nei dieci anni precedenti erano state emesse nel Paese 14 condanne a morte, che sono state poi commutate in ergastolo grazie alla clemenza concessa dal Presidente.
Le Maldive sono uno Stato Parte sia del Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici sia della Convenzione sui Diritti del Fanciullo, che vietano la pena capitale per i reati commessi da persone minori di 18 anni. Ciò nonostante, nel 2013 il Tribunale per i minorenni ha condannato a morte due adolescenti per la prima volta nella sua storia.
L'ultima esecuzione nelle Maldive è avvenuta nel 1953, quando è stato giustiziato Hakim Didi, che era stato condannato a morte per aver tentato di assassinare il Presidente Mohamed Amin Didi usando la magia nera.
Nel marzo 2011, nell’ambito del Riesame Periodico Universale da parte del Consiglio dei Diritti Umani dell’ONU, le Maldive hanno respinto la raccomandazione a firmare e ratificare il Secondo Protocollo Opzionale al Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici, mentre hanno preso in considerazione le richieste di stabilire una moratoria delle esecuzioni in vista dell’abolizione formale della pena di morte.
Il 22 maggio 2013, il team delle Nazioni Unite nelle Maldive ha chiesto l'abolizione sia delle punizioni corporali sia della pena di morte. "Le Maldive, a seguito del Riesame Periodico Universale, hanno preso l’impegno a mantenere una moratoria sulla pena di morte”, è scritto nella dichiarazione delle Nazioni Unite, le quali hanno aggiunto che la fustigazione come punizione dovrebbe essere abolita in base all’impegno internazionale delle Maldive “a vietare la tortura e altri trattamenti o punizioni crudeli, inumani o degradanti”.
Il 20 dicembre 2012, le Maldive si sono astenute sulla Risoluzione per una moratoria delle esecuzioni capitali all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Nel 2010, per la prima volta, avevano votato a favore della Risoluzione. Nelle due precedenti sessioni, nel 2007 e nel 2008, le Maldive avevano votato contro.