Sono reati capitali omicidio premeditato, stregoneria,...
Sono reati capitali omicidio premeditato, stregoneria, tradimento, spionaggio, attentato alla vita del Capo dello stato e cannibalismo
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Sono reati capitali omicidio premeditato, stregoneria, tradimento, spionaggio, attentato alla vita del Capo dello stato e cannibalismo.
Sin dall’indipendenza dal Belgio nel 1962, il Burundi è stato teatro di scontri tra la minoranza dei Tutsi al potere nel paese e gli Hutu che costituiscono la maggioranza della popolazione. Il conflitto etnico si è ulteriormente aggravato nel 1993, dopo l’assassinio da parte di estremisti Tutsi del Presidente Hutu Melchior Ndadaye, il primo Presidente del paese eletto democraticamente. Oltre 500.000 persone sono morte nel corso di massacri, ribellioni e colpi di stato che si sono susseguiti per una decade.
Il 28 agosto 2000 è stato firmato ad Arusha, in Tanzania, un accordo di pace tra il Governo, i principali partiti politici e alcuni gruppi armati dell’opposizione. Due fra le principali fazioni armate dell’opposizione, tra cui le Forze Nazionali di Liberazione, non hanno partecipato all’accordo e si sono rifiutate di riconoscere l’autorità del Governo di transizione triennale, composto sia da Tutsi che da Hutu, che è stato istituito a novembre del 2001 nel quadro degli sforzi volti a porre fine alla guerra civile scoppiata nel 1993. Nel paese sono continuate le violazioni dei diritti umani.
Come stipulato nell’Accordo di Arusha, il leader dei Tutsi Pierre Buyoya ha guidato il governo per i primi 18 mesi e il 30 agosto 2003 ha lasciato il potere al suo Vice Presidente, l’Hutu Domitien Ndayizeye, per gli altri 18 mesi del periodo di transizione.
Nell’aprile del 2003 il Parlamento nazionale di transizione ha votato all’unanimità il riconoscimento della Corte Penale Internazionale, il tribunale permanente delle Nazioni Unite per i crimini di guerra.
Le elezioni presidenziali previste per il novembre 2004 sono state rinviate a dopo la tenuta di un referendum sulla nuova costituzione, in un primo tempo fissato per dicembre 2004 e poi rinviato a tempo indeterminato.
Nel gennaio 2005, è stata istituita la Truth and Reconciliation Commission (Commissione Verità e Riconciliazione) con un mandato di due anni per investigare sui crimini politici commessi tra il 1962 e il 2000.
Più di 600 persone sono state condannate a morte in Burundi per crimini violenti commessi tra il 1993 e aprile 2003.
Nel 1999 vi sono state 62 esecuzioni. Nel 2000 due soldati sono stati giustiziati per omicidio senza avere avuto un avvocato durante il processo o la possibilità di appellarsi alla sentenza. Nel 2001, 2002, 2003 e 2004 non sono state registrate esecuzioni.
Sin dall’indipendenza dal Belgio nel 1962, il Burundi è stato teatro di scontri tra la minoranza dei Tutsi al potere nel paese e gli Hutu che costituiscono la maggioranza della popolazione. Il conflitto etnico si è ulteriormente aggravato nel 1993, dopo l’assassinio da parte di estremisti Tutsi del Presidente Hutu Melchior Ndadaye, il primo Presidente del paese eletto democraticamente. Oltre 500.000 persone sono morte nel corso di massacri, ribellioni e colpi di stato che si sono susseguiti per una decade.
Il 28 agosto 2000 è stato firmato ad Arusha, in Tanzania, un accordo di pace tra il Governo, i principali partiti politici e alcuni gruppi armati dell’opposizione. Due fra le principali fazioni armate dell’opposizione, tra cui le Forze Nazionali di Liberazione, non hanno partecipato all’accordo e si sono rifiutate di riconoscere l’autorità del Governo di transizione triennale, composto sia da Tutsi che da Hutu, che è stato istituito a novembre del 2001 nel quadro degli sforzi volti a porre fine alla guerra civile scoppiata nel 1993. Nel paese sono continuate le violazioni dei diritti umani.
Come stipulato nell’Accordo di Arusha, il leader dei Tutsi Pierre Buyoya ha guidato il governo per i primi 18 mesi e il 30 agosto 2003 ha lasciato il potere al suo Vice Presidente, l’Hutu Domitien Ndayizeye, per gli altri 18 mesi del periodo di transizione.
Nell’aprile del 2003 il Parlamento nazionale di transizione ha votato all’unanimità il riconoscimento della Corte Penale Internazionale, il tribunale permanente delle Nazioni Unite per i crimini di guerra.
Le elezioni presidenziali previste per il novembre 2004 sono state rinviate a dopo la tenuta di un referendum sulla nuova costituzione, in un primo tempo fissato per dicembre 2004 e poi rinviato a tempo indeterminato.
Nel gennaio 2005, è stata istituita la Truth and Reconciliation Commission (Commissione Verità e Riconciliazione) con un mandato di due anni per investigare sui crimini politici commessi tra il 1962 e il 2000.
Più di 600 persone sono state condannate a morte in Burundi per crimini violenti commessi tra il 1993 e aprile 2003.
Nel 1999 vi sono state 62 esecuzioni. Nel 2000 due soldati sono stati giustiziati per omicidio senza avere avuto un avvocato durante il processo o la possibilità di appellarsi alla sentenza. Nel 2001, 2002, 2003 e 2004 non sono state registrate esecuzioni.
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