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IRAQ

secondo un sondaggio condotto dall’Istituto Repubblicano Internazionale statunitense...

secondo un sondaggio condotto dall’Istituto Repubblicano Internazionale statunitense...

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secondo un sondaggio condotto dall’Istituto Repubblicano Internazionale statunitense, pubblicato all’inizio del mese, il 60% degli iracheni vogliono che la nuova costituzione, attualmente in fase di redazione, menzioni un «uso estensivo della pena di morte». Solo 29% è contrario a che la pena capitale venga inserita nella costituzione.
«E’ veramente difficile per gli iracheni vivere in questa situazione di insicurezza,» ha detto l’avvocato Nizar al-Sammarai.
“Per i tempi che verranno abbiamo bisogno di qualcosa che fermi (la violenza) e questa è la pena capitale”. Malgrado ricerche mostrino che la pena di morte non agisce come deterrente soprattutto in Iraq dove i quotidiani attacchi dinamitardi kamikaze testimoniano che le persone sono pronte a morire per la loro causa.
“Non dovrebbe essere applicata a tutti i criminali, solo a quelli che attuano attentati (ribelli),” ha detto Abdel Majid al-Sabawi, professore di diritto costituzionale che vuole che la pena capitale venga abrogata una volta ripristinata la pace.
“La pena di morte da sola non è sufficiente,” ha detto. “Il governo deve applicare stringenti misure di sicurezza e politiche.” Sabawi ha aggiunto di temere che persone innocenti possano essere giustiziate a causa di errori nel nuovo sistema giudiziario.
Mentre sono pochi gli iracheni contrari all’uso della pena capitale, gruppi per i diritti umani stranieri lavorano perché si attui una moratoria. “Abbiamo scritto al governo chiedendo di non inserirla nella legislazione e di non attuare le esecuzioni delle condanne già emesse,” ha detto Said Boumedouha di Amnesty International.
“Siamo preoccupati circa il modo in cui vengono svolti i processi,” ha aggiunto, criticando alcuni programmi come quello della televisione Iraqiya "Terrorists in the Grip of Justice", nel quale presunti militanti hanno confessato dei crimini, spesso portando segni di botte.
“Riconosco che l’Iraq sta affrontando seri problemi di sicurezza e che la popolazione possa avere un desiderio di vendetta,” ha dichiarato Joe Stork di Human Rights Watch.
“Ma i diritti umani non possono essere decisi dall’opinione pubblica.”
FONTI
  • (Fonti: Agence France Presse, 29/05/2005)