ROMA. PRESENTAZIONE DI “OCCHIO PER OCCHIO” DI SANDRO VERONESI
nella giornata mondiale contro la pena di morte è stato presentato presso la sede di Nessuno tocchi Caino a Roma il libro di Sandro Veronesi “Occhio per occhio” con l’autore, Miriam Mafai, Maria Fida Moro, lo scrittore Fulvio Abbate, oltre a Sergio
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nella giornata mondiale contro la pena di morte è stato presentato presso la sede di Nessuno tocchi Caino a Roma il libro di Sandro Veronesi “Occhio per occhio” con l’autore, Miriam Mafai, Maria Fida Moro, lo scrittore Fulvio Abbate, oltre a Sergio D’Elia ed Elisabetta Zamparutti, rispettivamente segretario e tesoriera dell’associazione.
Miriam Mafai ha sottolineato come una riflessione sulla contrarietà o meno alla pena di morte vada fatta non tanto e non solo sui casi di persone innocenti condannate a morte ma sui colpevoli di gravi reati. Per questo ha evidenziato l’importanza del nome dell’associazione Nessuno tocchi Caino e l’importanza dell’iniziativa volta a salvare la vita di Saddam Hussein che, per la giornalista, va salvato più per motivi politici che umanitari.
Lo scrittore Fulvio Abbate ha ricordato i lunghi e faticosi viaggi che all’epoca Veronesi aveva fatto per documentarsi su casi capitali, con questo intendendo dire che “Occhio per occhio” non è il classico libro dello scrittore impegnato e politicamente corretto che tratta questioni morali o moraleggianti, ma un vero, lungo, dettagliato reportage. Abbate ha inoltre ricordato di aver accompagnato Veronesi da Mario Schifano, il famoso pittore, che per la prima edizione del libro aveva preparato una copertina che poi, invece, venne bocciata dalla Mondadori. Schifano aveva preso la foto di un condannato sulla sedia elettrica, e con un pennarello dorato vi aveva disegnato una corona, e sotto aveva scritto “incoronato a morte”.
Maria Fida Moro ha fatto un discorso di esemplare semplicità, senza divagazioni. Ha premesso di non essere riuscita a leggere il libro, nemmeno saltando da una pagina all’altra. Ne ha spiegato i motivi: “Sono qui in duplice veste. Come bambina che ascoltava i racconti del padre quando, ancora avvocato, aveva difeso molti militari italiani da imputazioni che prevedevano la condanna a morte, salvandoli tutti. E come figlia di un uomo condannato a morte, e giustiziato”. Ha poi aggiunto, con paradosso solo apparente, che era contenta di poter partecipare nel ruolo di “vittima” perché questo le consente di sostenere con più forza e legittimità che il perdono e la compassione sono l’unica risposta possibile al male. Che mai, in nessun modo e per nessun motivo ci si può illudere di metter riparo ad un crimine commettendo un altro crimine.
Sergio D’Elia ha evidenziato gli intrecci tra la pubblicazione della prima edizione del romanzo Occhio per occhio e la nascita pressoché concomitante dell’associazione Nessuno tocchi Caino che sempre alla Bibbia ha voluto ispirarsi nello scegliere la propria denominazione per rappresentare il senso di una battaglia volta all’affermazione di principi di diritto ispirati ad una giustizia non vendicativa. D’Elia ha poi ricostruito la sua storia politica ponendo al centro del suo passaggio dalla lotta armata al metodo della non violenza l’incontro con Marco Pannella ed il Partito Radicale.
Sandro Veronesi ha ricordato di aver iniziato a seguire la tematica della pena di morte dopo esser letto le brevi “schede” di condannati a morte e relativi crimini. “Come scrittore, ma anche come semplice uomo, non potevo non domandarmi cosa ci fosse stato prima, e cosa ci fosse stato dopo. Quelle descrizioni di crimini erano da sole, nella loro studiata asetticità, perfetti canovacci di racconti dostoevskiani o kafkiani, e non riuscivo a capacitarmi che qualcuno, uccidendo i personaggi, volesse interrompere quei racconti, evitare che fossero approfonditi.”
Elisabetta Zamparutti, che ha coordinato la manifestazione, ha in conclusione illustrato la campagna che Saatchi&Saatchi ha voluto dedicare a Nessuno tocchi Caino per la giornata mondiale contro la pena di morte.
Miriam Mafai ha sottolineato come una riflessione sulla contrarietà o meno alla pena di morte vada fatta non tanto e non solo sui casi di persone innocenti condannate a morte ma sui colpevoli di gravi reati. Per questo ha evidenziato l’importanza del nome dell’associazione Nessuno tocchi Caino e l’importanza dell’iniziativa volta a salvare la vita di Saddam Hussein che, per la giornalista, va salvato più per motivi politici che umanitari.
Lo scrittore Fulvio Abbate ha ricordato i lunghi e faticosi viaggi che all’epoca Veronesi aveva fatto per documentarsi su casi capitali, con questo intendendo dire che “Occhio per occhio” non è il classico libro dello scrittore impegnato e politicamente corretto che tratta questioni morali o moraleggianti, ma un vero, lungo, dettagliato reportage. Abbate ha inoltre ricordato di aver accompagnato Veronesi da Mario Schifano, il famoso pittore, che per la prima edizione del libro aveva preparato una copertina che poi, invece, venne bocciata dalla Mondadori. Schifano aveva preso la foto di un condannato sulla sedia elettrica, e con un pennarello dorato vi aveva disegnato una corona, e sotto aveva scritto “incoronato a morte”.
Maria Fida Moro ha fatto un discorso di esemplare semplicità, senza divagazioni. Ha premesso di non essere riuscita a leggere il libro, nemmeno saltando da una pagina all’altra. Ne ha spiegato i motivi: “Sono qui in duplice veste. Come bambina che ascoltava i racconti del padre quando, ancora avvocato, aveva difeso molti militari italiani da imputazioni che prevedevano la condanna a morte, salvandoli tutti. E come figlia di un uomo condannato a morte, e giustiziato”. Ha poi aggiunto, con paradosso solo apparente, che era contenta di poter partecipare nel ruolo di “vittima” perché questo le consente di sostenere con più forza e legittimità che il perdono e la compassione sono l’unica risposta possibile al male. Che mai, in nessun modo e per nessun motivo ci si può illudere di metter riparo ad un crimine commettendo un altro crimine.
Sergio D’Elia ha evidenziato gli intrecci tra la pubblicazione della prima edizione del romanzo Occhio per occhio e la nascita pressoché concomitante dell’associazione Nessuno tocchi Caino che sempre alla Bibbia ha voluto ispirarsi nello scegliere la propria denominazione per rappresentare il senso di una battaglia volta all’affermazione di principi di diritto ispirati ad una giustizia non vendicativa. D’Elia ha poi ricostruito la sua storia politica ponendo al centro del suo passaggio dalla lotta armata al metodo della non violenza l’incontro con Marco Pannella ed il Partito Radicale.
Sandro Veronesi ha ricordato di aver iniziato a seguire la tematica della pena di morte dopo esser letto le brevi “schede” di condannati a morte e relativi crimini. “Come scrittore, ma anche come semplice uomo, non potevo non domandarmi cosa ci fosse stato prima, e cosa ci fosse stato dopo. Quelle descrizioni di crimini erano da sole, nella loro studiata asetticità, perfetti canovacci di racconti dostoevskiani o kafkiani, e non riuscivo a capacitarmi che qualcuno, uccidendo i personaggi, volesse interrompere quei racconti, evitare che fossero approfonditi.”
Elisabetta Zamparutti, che ha coordinato la manifestazione, ha in conclusione illustrato la campagna che Saatchi&Saatchi ha voluto dedicare a Nessuno tocchi Caino per la giornata mondiale contro la pena di morte.
— FONTI
- (Fonti: NtC, 30/11/2006)
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