REGNO UNITO. 'NON GIUSTIZIATE GLI ASSASSINI DI MIA FIGLIA'
la madre di una ragazza inglese assassinata in Thailandia lo scorso 1° gennaio ha chiesto che le due persone accusate del crimine non siano condannate a morte.
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la madre di una ragazza inglese assassinata in Thailandia lo scorso 1° gennaio ha chiesto che le due persone accusate del crimine non siano condannate a morte. La vittima, la 21enne Katherine Horton, è stata stuprata ed uccisa sull’isola thailandese di Koh Samui, dove si trovava in vacanza.
Due pescatori del luogo - Wichai Somkhaoyai, 24 anni e Bualoi Posit, 23 anni – hanno confessato il crimine e sono ora in attesa della sentenza, prevista per il 18 gennaio. Mentre il primo ministro della Thailandia, Thaksin Shinawatra, ha chiesto che i due imputati vengano condannati a morte, Elizabeth Horton, madre della vittima, ha detto di non essere d’accordo, dichiarando alla stampa inglese che nemmeno sua figlia avrebbe voluto questo tipo di condanna. “Non ho mai creduto nella pena di morte, sono contraria a togliere la vita a qualcuno e mia figlia sarebbe d’accordo con me”, ha detto la signora Horton, di Thornhill, presso Cardiff. “Non credo che la pena di morte serva a qualcosa. Sarebbe appropriato l’ergastolo, che metterebbe i responsabili dietro le sbarre per tutta la vita, impedendo che si ripetano fatti del genere”, ha aggiunto la donna, la cui richiesta di clemenza giunge mentre da più parti si sollevano dubbi sulla rapidità senza precedenti delle indagini e del processo, oltre che sull’imparzialità delle autorità giudiziarie e della polizia thailandesi. Mentre in Thailandia i casi di omicidio impiegano diversi mesi prima di essere chiusi, in questo caso la sentenza sarà pronunciata a soli 17 giorni di distanza dal crimine.
Due pescatori del luogo - Wichai Somkhaoyai, 24 anni e Bualoi Posit, 23 anni – hanno confessato il crimine e sono ora in attesa della sentenza, prevista per il 18 gennaio. Mentre il primo ministro della Thailandia, Thaksin Shinawatra, ha chiesto che i due imputati vengano condannati a morte, Elizabeth Horton, madre della vittima, ha detto di non essere d’accordo, dichiarando alla stampa inglese che nemmeno sua figlia avrebbe voluto questo tipo di condanna. “Non ho mai creduto nella pena di morte, sono contraria a togliere la vita a qualcuno e mia figlia sarebbe d’accordo con me”, ha detto la signora Horton, di Thornhill, presso Cardiff. “Non credo che la pena di morte serva a qualcosa. Sarebbe appropriato l’ergastolo, che metterebbe i responsabili dietro le sbarre per tutta la vita, impedendo che si ripetano fatti del genere”, ha aggiunto la donna, la cui richiesta di clemenza giunge mentre da più parti si sollevano dubbi sulla rapidità senza precedenti delle indagini e del processo, oltre che sull’imparzialità delle autorità giudiziarie e della polizia thailandesi. Mentre in Thailandia i casi di omicidio impiegano diversi mesi prima di essere chiusi, in questo caso la sentenza sarà pronunciata a soli 17 giorni di distanza dal crimine.
— FONTI
- (Fonti: The Guardian, 16/01/2006)
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