Omicidio, tradimento e rapina a mano armata sono reati capitali previsti nel Codice Penale.
Omicidio, tradimento e rapina a mano armata sono reati capitali previsti nel Codice Penale.
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Omicidio, tradimento e rapina a mano armata sono reati capitali previsti nel Codice Penale. In particolare, per i furti con violenza, i tribunali applicano la pena di morte con inflessibile rigore.
Le sentenze sono emesse da giudici e non da giurie.
Le elezioni svoltesi il 27 dicembre 2002 hanno segnato una vittoria schiacciante della National Rainbow Coalition (Coalizione Nazionale Arcobaleno) che ha messo fine a 39 anni di monopartitismo dell’Unione Nazionale Africana del Kenya (Kanu) che governava da quando il paese aveva ottenuto l’indipendenza dalla Gran Bretagna nel 1963.
Dopo la vittoria elettorale, il neo Presidente Mwai Kibaki ha annunciato di voler abolire la pena di morte e, il 25 febbraio 2003, ha commutato in ergastolo le condanne a morte di 195 detenuti, mentre altri 28 sono stati liberati dopo aver scontato dai 15 ai 20 anni di braccio della morte o per aver tenuto una buona condotta.
Per abolire la pena di morte, il governo ha scelto la via di una riforma costituzionale. Ma la Conferenza Nazionale Costituzionale (CNC), incaricata di preparare una nuova Costituzione per il paese, il 9 marzo 2004, ha deciso di mantenere la pena di morte per omicidio e stupro di minorenni abolendola solo per tradimento e furto con violenza.
Il Ministro della Giustizia e degli Affari Costituzionali Kiraitu Murungi, abolizionista anche quando era all’opposizione, ha subito reagito dichiarando che il Governo è determinato nel non voler impiccare nessuno perché si tratta di una punizione disumana e, il 10 marzo 2004, il Presidente Kibaki ha commutato in ergastolo tutte le condanne a morte. Potrebbero aver beneficiato della commutazione oltre 2.500 persone. In base ai dati in possesso di Nessuno tocchi Caino, ad ottobre 2003, vi erano infatti 2.618 condannati a morte nelle prigioni keniote.
Il progetto di nuova Costituzione, approvata il 15 marzo 2004 dalla CNC e nota come Progetto Bomas dal luogo dove la Conferenza si era svolta, è stato riesaminato ed emendato dal Parlamento del Kenya. La nuova versione, detta Progetto Kilifi, è stata approvata con 102 voti contro 61 il 21 luglio 2005 rimpiazzando il Progetto Bomas. Il Progetto Kilifi manteneva la pena capitale, ma è stato bocciato dal referendum popolare che si è tenuto nel novembre del 2005, un voto interpretato come contrario al Presidente Kibaki piuttosto che alla Costituzione in sè. Kibaki era andato al potere con la promessa di rendere gratuita la scuola elementare, di redigere una nuova costituzione e di porre fine alla corruzione, ma finora gli è riuscito di mantenere solo la prima promessa.
Nell’agosto 2012, la pena di morte è stata estesa con la firma da parte del Presidente Mwai Kibaki della legge sulle forze armate “Defence Forces Act”.
L’ultima esecuzione in Kenya è avvenuta nel 1987 quando Hezekiah Ochuka e Pancras Oteyo Okumu sono stati giustiziati per aver tentato un colpo di stato il 1° agosto 1982.
Nel luglio 2012, il Comitato delle Nazioni Unite sui diritti umani ha espresso rammarico per i 1.582 detenuti condannati a morte e per l’applicazione della pena capitale a reati come il furto con violenza che non rientrano tra i “crimini più gravi” ai sensi dell'articolo 6 (2) del Patto Internazionale sui diritti civili e politici. Il Comitato ha raccomandato di abolire la pena di morte e aderire al Secondo Protocollo Opzionale ed è stato inoltre chiesto di avviare una campagna di sensibilizzazione dell’opinione pubblica contro la pena di morte.
Il 20 dicembre 2012, il Kenia si è astenuto sulla risoluzione per una moratoria delle esecuzioni capitali all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.
Le sentenze sono emesse da giudici e non da giurie.
Le elezioni svoltesi il 27 dicembre 2002 hanno segnato una vittoria schiacciante della National Rainbow Coalition (Coalizione Nazionale Arcobaleno) che ha messo fine a 39 anni di monopartitismo dell’Unione Nazionale Africana del Kenya (Kanu) che governava da quando il paese aveva ottenuto l’indipendenza dalla Gran Bretagna nel 1963.
Dopo la vittoria elettorale, il neo Presidente Mwai Kibaki ha annunciato di voler abolire la pena di morte e, il 25 febbraio 2003, ha commutato in ergastolo le condanne a morte di 195 detenuti, mentre altri 28 sono stati liberati dopo aver scontato dai 15 ai 20 anni di braccio della morte o per aver tenuto una buona condotta.
Per abolire la pena di morte, il governo ha scelto la via di una riforma costituzionale. Ma la Conferenza Nazionale Costituzionale (CNC), incaricata di preparare una nuova Costituzione per il paese, il 9 marzo 2004, ha deciso di mantenere la pena di morte per omicidio e stupro di minorenni abolendola solo per tradimento e furto con violenza.
Il Ministro della Giustizia e degli Affari Costituzionali Kiraitu Murungi, abolizionista anche quando era all’opposizione, ha subito reagito dichiarando che il Governo è determinato nel non voler impiccare nessuno perché si tratta di una punizione disumana e, il 10 marzo 2004, il Presidente Kibaki ha commutato in ergastolo tutte le condanne a morte. Potrebbero aver beneficiato della commutazione oltre 2.500 persone. In base ai dati in possesso di Nessuno tocchi Caino, ad ottobre 2003, vi erano infatti 2.618 condannati a morte nelle prigioni keniote.
Il progetto di nuova Costituzione, approvata il 15 marzo 2004 dalla CNC e nota come Progetto Bomas dal luogo dove la Conferenza si era svolta, è stato riesaminato ed emendato dal Parlamento del Kenya. La nuova versione, detta Progetto Kilifi, è stata approvata con 102 voti contro 61 il 21 luglio 2005 rimpiazzando il Progetto Bomas. Il Progetto Kilifi manteneva la pena capitale, ma è stato bocciato dal referendum popolare che si è tenuto nel novembre del 2005, un voto interpretato come contrario al Presidente Kibaki piuttosto che alla Costituzione in sè. Kibaki era andato al potere con la promessa di rendere gratuita la scuola elementare, di redigere una nuova costituzione e di porre fine alla corruzione, ma finora gli è riuscito di mantenere solo la prima promessa.
Nell’agosto 2012, la pena di morte è stata estesa con la firma da parte del Presidente Mwai Kibaki della legge sulle forze armate “Defence Forces Act”.
L’ultima esecuzione in Kenya è avvenuta nel 1987 quando Hezekiah Ochuka e Pancras Oteyo Okumu sono stati giustiziati per aver tentato un colpo di stato il 1° agosto 1982.
Nel luglio 2012, il Comitato delle Nazioni Unite sui diritti umani ha espresso rammarico per i 1.582 detenuti condannati a morte e per l’applicazione della pena capitale a reati come il furto con violenza che non rientrano tra i “crimini più gravi” ai sensi dell'articolo 6 (2) del Patto Internazionale sui diritti civili e politici. Il Comitato ha raccomandato di abolire la pena di morte e aderire al Secondo Protocollo Opzionale ed è stato inoltre chiesto di avviare una campagna di sensibilizzazione dell’opinione pubblica contro la pena di morte.
Il 20 dicembre 2012, il Kenia si è astenuto sulla risoluzione per una moratoria delle esecuzioni capitali all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.
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