OLANDA. I GAY IRANIANI POSSONO RESTARE, PER ADESSO
le autorità olandesi continueranno a non rimpatriare i gay iraniani richiedenti asilo, ha dichiarato il ministro per l’Immigrazione Rita Verdonk, che tuttavia intende “riesaminare” la situazione nel prossimo autunno.
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le autorità olandesi continueranno a non rimpatriare i gay iraniani richiedenti asilo, ha dichiarato il ministro per l’Immigrazione Rita Verdonk, che tuttavia intende “riesaminare” la situazione nel prossimo autunno.
Le parole della Verdonk giungono dopo che gran parte dei parlamentari olandesi si è espressa contro la precedente decisione della Ministra, che intendeva mettere fine alla moratoria sulle espulsioni dei gay iraniani.
La moratoria è stata stabilita dopo la notizia, risalente a luglio 2005, dell’impiccagione in Iran di due giovani condannati per omosessualità.
Da parte sua, l’Iran ha assicurato che i due ragazzi sono stati giustiziati non perché gay, ma per rapina, sequestro e stupro di un minorenne.
Lo scorso gennaio, con una lettera indirizzata ai parlamentari olandesi, la Verdonk ha accolto le spiegazioni fornite da Teheran, pur consapevole che la pratica omosessuale è punibile in Iran con la morte.
Per molti gruppi in difesa dei diritti civili, le spiegazioni iraniane sarebbero un tentativo di nascondere la realtà con una “cortina di fumo”.
“Cosa succederà tra sei mesi?”, si chiede con preoccupazione il COC, gruppo olandese per i diritti delle persone LGBT.
“Se rimpatriate, alcune persone rischiano la condanna a morte. Vengono lasciate in una grande incertezza sul loro destino”, ha detto Frank van Dalen, dirigente del COC, che ha chiesto alla Verdonk di incontrare i gay iraniani che vivono in Olanda per conoscere direttamente da loro la realtà della Repubblica Islamica.
Le parole della Verdonk giungono dopo che gran parte dei parlamentari olandesi si è espressa contro la precedente decisione della Ministra, che intendeva mettere fine alla moratoria sulle espulsioni dei gay iraniani.
La moratoria è stata stabilita dopo la notizia, risalente a luglio 2005, dell’impiccagione in Iran di due giovani condannati per omosessualità.
Da parte sua, l’Iran ha assicurato che i due ragazzi sono stati giustiziati non perché gay, ma per rapina, sequestro e stupro di un minorenne.
Lo scorso gennaio, con una lettera indirizzata ai parlamentari olandesi, la Verdonk ha accolto le spiegazioni fornite da Teheran, pur consapevole che la pratica omosessuale è punibile in Iran con la morte.
Per molti gruppi in difesa dei diritti civili, le spiegazioni iraniane sarebbero un tentativo di nascondere la realtà con una “cortina di fumo”.
“Cosa succederà tra sei mesi?”, si chiede con preoccupazione il COC, gruppo olandese per i diritti delle persone LGBT.
“Se rimpatriate, alcune persone rischiano la condanna a morte. Vengono lasciate in una grande incertezza sul loro destino”, ha detto Frank van Dalen, dirigente del COC, che ha chiesto alla Verdonk di incontrare i gay iraniani che vivono in Olanda per conoscere direttamente da loro la realtà della Repubblica Islamica.
— FONTI
- (Fonti: 365Gay.com, 13/04/2006)
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