"Occorre tradurre in tempi politici i tempi storici...
"Occorre tradurre in tempi politici i tempi storici della abolizione della pena di morte", così il Segretario di Nessuno tocchi Caino, Sergio D'Elia, intervenendo nella sessione dedicata al "Mondo contro la Pena di Morte", nell'ambito del IV Summit
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"Occorre tradurre in tempi politici i tempi storici della abolizione della pena di morte", così il Segretario di Nessuno tocchi Caino, Sergio D'Elia, intervenendo nella sessione dedicata al "Mondo contro la Pena di Morte", nell'ambito del IV Summit Mondiale dei Premi Nobel per la Pace che si è concluso in giornata a Roma.
"La moratoria Onu è indispensabile e servirebbe soprattutto a dare voce, speranza e dignità stessa di condannati a morte ai dimenticati, agli innominati, agli - letteralmente - infami della pena di morte: i condannati detenuti nei bracci della morte cinesi, iraniani, sauditi, cubani e di altri paesi illiberali, dove le organizzazioni abolizioniste non riescono ad accedere con le loro mobilitazioni."
"Noi ci troviamo - ha proseguito D'Elia - nella situazione in cui il 97,5% delle esecuzioni del mondo - oltre 4.000 ogni anno - avvengono in questi paesi autoritari, mentre le energie, le risorse, le mobilitazioni sono al 97,5% mobilitate contro la pena di morte in paesi democratici come gli Stati Uniti e il Giappone dove le esecuzioni annuali non arrivano a 100, il 2,5% del totale mondiale".
"Lo scandalo - ha denunciato il segretario di Nessuno Tocchi Caino - non sono le 3.138 esecuzioni in Cina nel 2002 (le abbiamo messe nel conto); lo scandalo è che l'Europa abolizionista si rifiuta di portare in sede Onu una proposta almeno di moratoria per la pena capitale". In occasione della presidenza Ue, ha aggiunto D'Elia, l'Italia aveva annunciato una simile iniziativa e poi "si è nascosta dietro a un presunto veto europeo".
"La verità è che ci troviamo di fronte alla stessa mancanza di volontà politica che, nel 1999, portò l'Europa prima a presentare e poi a ritirare la proposta di moratoria per paura di dare un dispiacere al Paese più potente del mondo e a quello con il mercato potenziale più grande del mondo."
Replicando alla posizione espressa dalla rappresentante di Amnesty International contraria a una risoluzione pro moratoria nella Assemblea Generale dell'Onu, perchè rischierebbe di perdere, Sergio D'Elia ha detto: "I numeri per vincere in Assemblea Generale c'erano nel '99 e maggior ragione ci sono oggi, perchè la situazione è ulteriormente migliorata, stante il ritmo di 3 o 4 abolizioni legali o di fatto avvenute ogni anno".
La posizione della Comunità di Sant'Egidio, che ha promosso per oggi la "Giornata Mondiale delle Città per la Vita-Città contro la pena di morte", è stata espressa nel Summit dei Nobel da Stefania Tallei e Mario Marazziti, i quali hanno riaffermato il loro favore a che una risoluzione Onu pro moratoria sia presentata, in tempi e modalità da stabilire, alla Assemblea Generale.
"La moratoria Onu è indispensabile e servirebbe soprattutto a dare voce, speranza e dignità stessa di condannati a morte ai dimenticati, agli innominati, agli - letteralmente - infami della pena di morte: i condannati detenuti nei bracci della morte cinesi, iraniani, sauditi, cubani e di altri paesi illiberali, dove le organizzazioni abolizioniste non riescono ad accedere con le loro mobilitazioni."
"Noi ci troviamo - ha proseguito D'Elia - nella situazione in cui il 97,5% delle esecuzioni del mondo - oltre 4.000 ogni anno - avvengono in questi paesi autoritari, mentre le energie, le risorse, le mobilitazioni sono al 97,5% mobilitate contro la pena di morte in paesi democratici come gli Stati Uniti e il Giappone dove le esecuzioni annuali non arrivano a 100, il 2,5% del totale mondiale".
"Lo scandalo - ha denunciato il segretario di Nessuno Tocchi Caino - non sono le 3.138 esecuzioni in Cina nel 2002 (le abbiamo messe nel conto); lo scandalo è che l'Europa abolizionista si rifiuta di portare in sede Onu una proposta almeno di moratoria per la pena capitale". In occasione della presidenza Ue, ha aggiunto D'Elia, l'Italia aveva annunciato una simile iniziativa e poi "si è nascosta dietro a un presunto veto europeo".
"La verità è che ci troviamo di fronte alla stessa mancanza di volontà politica che, nel 1999, portò l'Europa prima a presentare e poi a ritirare la proposta di moratoria per paura di dare un dispiacere al Paese più potente del mondo e a quello con il mercato potenziale più grande del mondo."
Replicando alla posizione espressa dalla rappresentante di Amnesty International contraria a una risoluzione pro moratoria nella Assemblea Generale dell'Onu, perchè rischierebbe di perdere, Sergio D'Elia ha detto: "I numeri per vincere in Assemblea Generale c'erano nel '99 e maggior ragione ci sono oggi, perchè la situazione è ulteriormente migliorata, stante il ritmo di 3 o 4 abolizioni legali o di fatto avvenute ogni anno".
La posizione della Comunità di Sant'Egidio, che ha promosso per oggi la "Giornata Mondiale delle Città per la Vita-Città contro la pena di morte", è stata espressa nel Summit dei Nobel da Stefania Tallei e Mario Marazziti, i quali hanno riaffermato il loro favore a che una risoluzione Onu pro moratoria sia presentata, in tempi e modalità da stabilire, alla Assemblea Generale.
— FONTI
- (Fonti: Nessuno tocchi Caino, 30/11/03;)
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