NIGERIA: CONDANNATO ALL’IMPICCAGIONE PER RAPINA ARMATA
l’Alta Corte di Gusau, nello stato nigeriano di Zamfara, ha condannato a morte per impiccagione
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l’Alta Corte di Gusau, nello stato nigeriano di Zamfara, ha condannato a morte per impiccagione Badangida Bello, 28 anni, accusato di rapina a mano armata.
Bello, residente a Gusau, è stato dichiarato colpevole ai sensi dell’Articolo 1 (2) della Legge sulle Rapine e Armi da Fuoco (Disposizioni Speciali) del 2004.
Il condannato era sotto processo dal febbraio 2010, quando fu arrestato con l’accusa di aver rubato a Umar Usman una moto del valore di 93.000 naira.
L’accusato avrebbe inferto gravi lesioni personali a Usman con un coltellaccio durante il furto, avvenuto a Kwanar Mailaina, quartiere di Gusau.
Prima della sentenza Musa Dawa, legale dell’accusato, aveva concluso la sua arringa chiedendo che venisse dichiarata l’insussistenza del fatto.
Il pubblico ministero Abdullah Ma’aji ha tuttavia presentato cinque testimoni, un’ammissione di colpevolezza e il coltellaccio che l’accusato avrebbe usato per commettere il crimine.
Nella sentenza il giudice Kulu Aliyu ha affermato che la corte si è convinta al di là di ogni ragionevole dubbio che l’accusato abbia commesso il reato.
Il giudice ha aggiunto che le prove presentate dall’accusa erano legittime e ha perciò condannato l’accusato alla pena capitale per impiccagione, ricordando che il condannato ha 30 giorni per presentare appello contro la sentenza.
Bello, residente a Gusau, è stato dichiarato colpevole ai sensi dell’Articolo 1 (2) della Legge sulle Rapine e Armi da Fuoco (Disposizioni Speciali) del 2004.
Il condannato era sotto processo dal febbraio 2010, quando fu arrestato con l’accusa di aver rubato a Umar Usman una moto del valore di 93.000 naira.
L’accusato avrebbe inferto gravi lesioni personali a Usman con un coltellaccio durante il furto, avvenuto a Kwanar Mailaina, quartiere di Gusau.
Prima della sentenza Musa Dawa, legale dell’accusato, aveva concluso la sua arringa chiedendo che venisse dichiarata l’insussistenza del fatto.
Il pubblico ministero Abdullah Ma’aji ha tuttavia presentato cinque testimoni, un’ammissione di colpevolezza e il coltellaccio che l’accusato avrebbe usato per commettere il crimine.
Nella sentenza il giudice Kulu Aliyu ha affermato che la corte si è convinta al di là di ogni ragionevole dubbio che l’accusato abbia commesso il reato.
Il giudice ha aggiunto che le prove presentate dall’accusa erano legittime e ha perciò condannato l’accusato alla pena capitale per impiccagione, ricordando che il condannato ha 30 giorni per presentare appello contro la sentenza.
— FONTI
- (Fonte: Premium Times, 19/11/2013)
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