Nell’aprile 2013, Cuba ha superato i dieci anni senza effettuare esecuzioni
Nell’aprile 2013, Cuba ha superato i dieci anni senza effettuare esecuzioni
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Nell’aprile 2013, Cuba ha superato i dieci anni senza effettuare esecuzioni, divenendo così un Paese abolizionista di fatto.
Il Codice Penale vigente prevede la pena di morte in 112 casi, di cui 33 per reati comuni.
Sono reati capitali, tra gli altri: i reati contro la sicurezza interna ed esterna dello stato; i crimini contro la pace e le leggi internazionali; gli atti contro la sicurezza dello stato (come la violazione del territorio cubano da parte dei membri di un equipaggio aereo o navale); i crimini contro lo sviluppo normale delle relazioni sessuali e contro la famiglia, l’infanzia o la gioventù (per esempio, la violenza carnale sui minori di 12 anni o che abbia come risultato malattie o ferite; la pederastia con violenza su vittime inferiori ai 14 anni).
Una riforma del febbraio ’99 del Codice Penale ha adottato la condanna a vita e ha allargato l’applicazione della pena di morte ai reati di traffico di droga qualora vi siano circostanze aggravanti, di attentati e di corruzione di minori.
Il 20 dicembre 2001 il Parlamento ha approvato all’unanimità una legge che estende le disposizioni antiterrorismo e riafferma l’uso della pena di morte per i più gravi atti di terrorismo.
Secondo la legge cubana, le persone di età inferiore ai 20 anni e le donne incinte non si possono condannare a morte.
I condannati a morte possono fare appello alla Corte Suprema. Se la sentenza è confermata, deve essere ratificata dal Consiglio di Stato (la massima autorità del paese presieduta da Raul Castro), a cui è demandata l’ultima parola.
Il 28 aprile 2008, in un discorso trasmesso dalla televisione di Stato, il Presidente cubano Raul Castro aveva annunciato al Comitato Centrale del Partito Comunista che tutte le condanne a morte erano state commutate in pene detentive di 30 anni, con l’eccezione delle condanne capitali emesse nei confronti di tre persone riconosciute colpevoli di terrorismo, i cui casi erano allora in appello. “Questo non significa che abbiamo eliminato la pena di morte dal codice penale”, aveva precisato il Presidente cubano.
Il 4 dicembre 2010, il Tribunale Supremo cubano ha commutato la condanna a morte di Raul Ernesto Cruz Leon, un cittadino salvadoregno riconosciuto colpevole dell’omicidio di un turista italiano, avvenuto in uno degli attentati esplosivi commessi contro alberghi nel biennio 1997-1998. Il 7 dicembre, il Tribunale Supremo ha commutato la condanna a morte di un altro cittadino salvadoregno, Otto Rene Rodriguez Llerena, riconosciuto colpevole in relazione alla stessa serie di attentati esplosivi contro alberghi dell’Avana. Il 28 dicembre, infine, il Tribunale Supremo ha commutato la condanna capitale di un altro oppositore anti-castrista, che era l’ultimo prigioniero rimasto nel braccio della morte sull’Isola. Si tratta di Humberto Eladio Real, cubano-americano di 40 anni, riconosciuto colpevole nel 1996 di omicidio e “atti contro la sicurezza dello Stato”.
Comunque, da quando è stata presa la decisione di commutare tutte le condanne a morte nell’aprile del 2008 e gli ultimi tre condannati ancora presenti nel braccio della morte hanno visto la loro pena commutata nel dicembre 2010, a Cuba non sono state comminate condanne a morte né effettuate esecuzioni.
Il governo cubano non ha mai reso pubbliche le statistiche sulla popolazione carceraria, le persone condannate a morte e il numero di esecuzioni. Secondo il docente cubano Armando Lago, residente a Washington e consulente dello Standford Research Institute, sono 5.621 le esecuzioni effettuate sull’isola dalla rivoluzione del 1959, la maggior parte per reati di natura politica. La pena di morte, comune negli anni 60 e 70, è stata raramente applicata negli ultimi 20 anni, riservata a casi di terrorismo, ribellione armata, assassinii particolarmente orribili e ai serial killer.
Le ultime esecuzioni risalgono all’11 aprile 2003, quando sono stati fucilati Enrique Copello Castillo, Barbaro Leodan Sevillan Garcia e Jorge Luis Martinez Isaac, tre cubani che una settimana prima si erano impadroniti di un traghetto con l’intento di raggiungere la Florida. La Commissione Inter-Americana sui Diritti Umani (IACHR) aveva condannato il carattere sommario del processo e definito le esecuzioni “una privazione arbitraria della vita”.
Il 28 febbraio 2008, Cuba ha firmato il Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici del 1966 che Fidel Castro si era sempre rifiutato di firmare. La firma è avvenuta pochi giorni dopo che il fratello minore di Castro, Raul, è salito al potere. In una dichiarazione presentata da Cuba al momento della firma, è detto che la Costituzione e le leggi del Paese già “garantiscono l’effettiva realizzazione e protezione di questi diritti per tutti i cittadini cubani”, ma sottolinea anche che il governo porrà delle “riserve o dichiarazioni interpretative che considera rilevanti”. “Questa firma formalizza e riafferma i diritti protetti nel patto, che il mio Paese ha sistematicamente sostenuto dal trionfo della rivoluzione”, ha dichiarato il Ministro degli Esteri cubano, Felipe Pérez Roque.
Il 18 dicembre 2014, Cuba si è astenuta sulla Risoluzione per una Moratoria delle esecuzioni capitali all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.
Il Codice Penale vigente prevede la pena di morte in 112 casi, di cui 33 per reati comuni.
Sono reati capitali, tra gli altri: i reati contro la sicurezza interna ed esterna dello stato; i crimini contro la pace e le leggi internazionali; gli atti contro la sicurezza dello stato (come la violazione del territorio cubano da parte dei membri di un equipaggio aereo o navale); i crimini contro lo sviluppo normale delle relazioni sessuali e contro la famiglia, l’infanzia o la gioventù (per esempio, la violenza carnale sui minori di 12 anni o che abbia come risultato malattie o ferite; la pederastia con violenza su vittime inferiori ai 14 anni).
Una riforma del febbraio ’99 del Codice Penale ha adottato la condanna a vita e ha allargato l’applicazione della pena di morte ai reati di traffico di droga qualora vi siano circostanze aggravanti, di attentati e di corruzione di minori.
Il 20 dicembre 2001 il Parlamento ha approvato all’unanimità una legge che estende le disposizioni antiterrorismo e riafferma l’uso della pena di morte per i più gravi atti di terrorismo.
Secondo la legge cubana, le persone di età inferiore ai 20 anni e le donne incinte non si possono condannare a morte.
I condannati a morte possono fare appello alla Corte Suprema. Se la sentenza è confermata, deve essere ratificata dal Consiglio di Stato (la massima autorità del paese presieduta da Raul Castro), a cui è demandata l’ultima parola.
Il 28 aprile 2008, in un discorso trasmesso dalla televisione di Stato, il Presidente cubano Raul Castro aveva annunciato al Comitato Centrale del Partito Comunista che tutte le condanne a morte erano state commutate in pene detentive di 30 anni, con l’eccezione delle condanne capitali emesse nei confronti di tre persone riconosciute colpevoli di terrorismo, i cui casi erano allora in appello. “Questo non significa che abbiamo eliminato la pena di morte dal codice penale”, aveva precisato il Presidente cubano.
Il 4 dicembre 2010, il Tribunale Supremo cubano ha commutato la condanna a morte di Raul Ernesto Cruz Leon, un cittadino salvadoregno riconosciuto colpevole dell’omicidio di un turista italiano, avvenuto in uno degli attentati esplosivi commessi contro alberghi nel biennio 1997-1998. Il 7 dicembre, il Tribunale Supremo ha commutato la condanna a morte di un altro cittadino salvadoregno, Otto Rene Rodriguez Llerena, riconosciuto colpevole in relazione alla stessa serie di attentati esplosivi contro alberghi dell’Avana. Il 28 dicembre, infine, il Tribunale Supremo ha commutato la condanna capitale di un altro oppositore anti-castrista, che era l’ultimo prigioniero rimasto nel braccio della morte sull’Isola. Si tratta di Humberto Eladio Real, cubano-americano di 40 anni, riconosciuto colpevole nel 1996 di omicidio e “atti contro la sicurezza dello Stato”.
Comunque, da quando è stata presa la decisione di commutare tutte le condanne a morte nell’aprile del 2008 e gli ultimi tre condannati ancora presenti nel braccio della morte hanno visto la loro pena commutata nel dicembre 2010, a Cuba non sono state comminate condanne a morte né effettuate esecuzioni.
Il governo cubano non ha mai reso pubbliche le statistiche sulla popolazione carceraria, le persone condannate a morte e il numero di esecuzioni. Secondo il docente cubano Armando Lago, residente a Washington e consulente dello Standford Research Institute, sono 5.621 le esecuzioni effettuate sull’isola dalla rivoluzione del 1959, la maggior parte per reati di natura politica. La pena di morte, comune negli anni 60 e 70, è stata raramente applicata negli ultimi 20 anni, riservata a casi di terrorismo, ribellione armata, assassinii particolarmente orribili e ai serial killer.
Le ultime esecuzioni risalgono all’11 aprile 2003, quando sono stati fucilati Enrique Copello Castillo, Barbaro Leodan Sevillan Garcia e Jorge Luis Martinez Isaac, tre cubani che una settimana prima si erano impadroniti di un traghetto con l’intento di raggiungere la Florida. La Commissione Inter-Americana sui Diritti Umani (IACHR) aveva condannato il carattere sommario del processo e definito le esecuzioni “una privazione arbitraria della vita”.
Il 28 febbraio 2008, Cuba ha firmato il Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici del 1966 che Fidel Castro si era sempre rifiutato di firmare. La firma è avvenuta pochi giorni dopo che il fratello minore di Castro, Raul, è salito al potere. In una dichiarazione presentata da Cuba al momento della firma, è detto che la Costituzione e le leggi del Paese già “garantiscono l’effettiva realizzazione e protezione di questi diritti per tutti i cittadini cubani”, ma sottolinea anche che il governo porrà delle “riserve o dichiarazioni interpretative che considera rilevanti”. “Questa firma formalizza e riafferma i diritti protetti nel patto, che il mio Paese ha sistematicamente sostenuto dal trionfo della rivoluzione”, ha dichiarato il Ministro degli Esteri cubano, Felipe Pérez Roque.
Il 18 dicembre 2014, Cuba si è astenuta sulla Risoluzione per una Moratoria delle esecuzioni capitali all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.
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