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IRAQ

Nel sistema giuridico iracheno, la pena di morte è...

Nel sistema giuridico iracheno, la pena di morte è in vigore dal 1921, in pratica dalla fondazione dello stato iracheno (1920), ma il suo campo di applicazione è stato allargato da quando il Partito Baath è salito al potere nel 1968 e, in particolare,

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Nel sistema giuridico iracheno, la pena di morte è in vigore dal 1921, in pratica dalla fondazione dello stato iracheno (1920), ma il suo campo di applicazione è stato allargato da quando il Partito Baath è salito al potere nel 1968 e, in particolare, dal 1979, anno che segna l'inizio della presidenza di Saddam Hussein. In Iraq operano una serie di tribunali speciali amministrati dai vari servizi di sicurezza del paese.
Le loro decisioni non possono essere appellate e agli imputati non è consentito avvalersi di avvocati difensori. Molte misure di emergenza, inclusa la pena di morte, erano state stabilite in via transitoria, ma di fatto sono rimaste in vigore per anni. Le esecuzioni messe in atto da vari settori militari e di sicurezza, generalmente sotto ordini diretti e personali da parte del Presidente, sono sempre adottate nel contesto di uno stato di emergenza.
A ogni modo, l'Iraq, dal 1980, ha costantemente vissuto in periodo di emergenza (la guerra Iran-Iraq, l'invasione del Kuwait, la Guerra del Golfo con relativo embargo). Un ampio numero di condanne a morte è stato determinato da leggi e decreti emanati dal Consiglio del Comando della Rivoluzione (CCR), che rappresenta l'autorità legislativa suprema del regime. In molti casi, in ragione del segreto che copre certe procedure, non è possibile stabilire nemmeno se si tratti di esecuzioni giudiziarie o extragiudiziarie.
L'11 febbraio 2003, il regime iracheno ha emesso una serie di nuovi decreti che prevedono la pena di morte nel caso in cui soldati provassero a fuggire o si rifiutassero di combattere una volta scoppiata la guerra. I nuovi reati capitali riguardano il personale delle Forze di Difesa Aerea che abbandoni la sua unità sotto bombardamento, sia trovato in possesso di opuscoli lanciati dagli aerei americani, riveli informazioni sulle perdite subite, diffonda voci incontrollate e altri reati. Comitati per le esecuzioni tramite fucilazione sono stati istituiti lungo il confine con le zone controllate dai curdi. È importante sottolineare che non esiste in Iraq proporzionalità tra gravità del crimine commesso e sentenza emanata.
Il codice penale prevede la pena di morte per: chi tenta di uccidere il Presidente (art. 223); chi svolge attività politica al di fuori del Partito Baath (come pure chi diventa membro del Partito senza averlo preventivamente informato o chi lascia il Partito per aderire a un altro partito, art. 200);
chi compie azioni rivolte a sovvertire il regime (art. 156) o chi è accusato di complotto contro lo stato (art. 175);
chi cerca asilo all'estero, chi si oppone al regime e divulga segreti di stato (incluso il riferire la situazione relativa ai diritti umani).
Il 31 marzo 1980 Saddam ha firmato il decreto n. 461 che condanna alla pena capitale tutti i membri del Partito Islamico al-Dawa, senza distinzione di età (minori di 18 anni o anziani). Oltre all'omicidio e a reati connessi al traffico di droga, decreti stabiliti dal CCR puniscono con la pena di morte anche il furto d'auto (decreto 13/92), il conio di denaro (decreto 9/93), la falsificazione di documenti relativi al servizio militare.
Il decreto 95 prevede la pena di morte per "chiunque esporti illegalmente un'automobile fuori dal territorio iracheno o fornisca segretamente un'automobile a un nemico".