Nessuno tocchi Caino
CONGO (Repubblica Democratica del)

Nel gennaio 2013, la Repubblica Democratica del Congo ha superato i dieci anni

Nel gennaio 2013, la Repubblica Democratica del Congo ha superato i dieci anni

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Nel gennaio 2013, la Repubblica Democratica del Congo ha superato i dieci anni senza effettuare esecuzioni, divenendo così un Paese abolizionista di fatto.
Sono reati capitali omicidio aggravato, rapina aggravata, tradimento, spionaggio, reati contro lo stato e reati militari, genocidio.
L’attuale Costituzione della Repubblica Democratica del Congo, in vigore da inizio 2006, riconosce il “diritto alla vita” e la “natura inviolabile dell’essere umano”. La proposta di abolire esplicitamente la pena di morte fu respinta dal Parlamento nazionale nella fase di elaborazione del testo, nel 2005.
Il 23 settembre del 2002 la Repubblica Democratica del Congo ha messo fine a una moratoria legale delle esecuzioni annunciata il 10 dicembre 1999 dall’allora Ministro per i Diritti Umani Leonard She Okitundu.
Le ultime esecuzioni sono avvenute il 7 gennaio 2003, quando 15 persone condannate a morte dalla Corte d’Ordine Militare (COM) sono state giustiziate in segreto in un accampamento militare alla periferia della capitale Kinshasa.
La Corte d’Ordine Militare è stata soppressa il 24 aprile 2003. Dalla sua istituzione ha ordinato l’esecuzione di circa 200 persone.
Il 28 giugno 2003, in occasione di un incontro con una delegazione di Nessuno tocchi Caino in missione nel Paese, il Presidente Joseph Kabila aveva dichiarato che non avrebbe giustiziato nessuno, neanche gli assassini di suo padre Laurent già condannati a morte. Da allora, numerose condanne a morte sono state comminate da tribunali ordinari e militari, ma nessuna è stata eseguita. Alla fine del 2011, il Presidente Joseph Kabila è stato rieletto per un secondo mandato di cinque anni.
Il 30 e 31 marzo 2012, in occasione della conferenza interregionale che si è tenuta a Kinshasa contro la pena di morte in Africa centrale, organizzata da “Ensemble contre la peine de mort” (ECPM) e dall’Associazione congolese “Culture pour la paix et la justice”, il Ministro degli Esteri della RDC, Alexis Thambwe Mwamba, ha annunciato ufficialmente che il suo Paese si stava avviando a stabilire una moratoria “irreversibile” delle esecuzioni. Il Ministro della Giustizia, Luzolo Bambi Lessa, da parte sua, ha dichiarato di essere a favore di una abolizione “responsabile” nel quadro di una riforma del sistema penale congolese volta ad assicurare la certezza della pena.
Un disegno di legge per l’abolizione della pena di morte è stato respinto dall’Assemblea nazionale congolese il 25 novembre 2010.
Il 29 aprile 2014, la RDC è stata riesaminata nell’ambito della Revisione Periodica Universale del Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite. La delegazione del Paese ha respinto le raccomandazioni per abolire la pena di morte per legge e ratificare il Secondo Protocollo Opzionale al Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici (ICCPR). A questo proposito, il Governo ha osservato che, anche se la pena di morte rimane sancita dal diritto positivo interno, la RDC osserva una moratoria de facto e la pena di morte non è stata attuata per 11 anni. Nel 2013, nella Repubblica Democratica del Congo sono state emesse almeno 26 nuove sentenze capitali, secondo Amnesty International. Per lo più sono state imposte da tribunali militari per reati come omicidio, possesso di armi e “cospirazione”; due sono state comminate da tribunali civili per omicidio. Il 18 dicembre 2014, la Repubblica Democratica del Congo si è astenuta sulla Risoluzione per una Moratoria delle esecuzioni capitali all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, come negli anni precedenti. Era assente nel 2008