Nel 1980, quando è stata proclamata l’indipendenza dalla Gran Bretagna, i reati
Nel 1980, quando è stata proclamata l’indipendenza dalla Gran Bretagna, i reati
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Nel luglio del 2015, lo Zimbabwe ha superato i dieci anni senza effettuare esecuzioni e quindi può essere considerato un abolizionista di fatto.
Dall’indipendenza dalla Gran Bretagna nel 1980 a oggi, secondo i dati ufficiali, 79 persone sono state giustiziate in Zimbabwe. L’ultima persona a essere giustiziata è stata Mandlenkosi “Never” Masina Mandha, impiccata il 22 luglio 2005 dopo essere stata condannata per omicidio.
La nuova Costituzione dello Zimbabwe approvata nel marzo 2013 abolisce la pena di morte per le donne, i minori di 21 anni e gli ultrasettantenni. “Ogni persona ha diritto alla vita”, è scritto nell’articolo 48 della nuova Carta, la quale però specifica che “la legge consente che la pena di morte sia imposta unicamente a chi è condannato per omicidio commesso in circostanze aggravanti”. In base alla nuova Costituzione, “la legge deve consentire al giudice un margine di discrezionalità nel decidere se comminare o meno la pena capitale”.
Il 21 ottobre 2014, l’Alta Corte dello Zimbabwe ha stabilito che la pena capitale per omicidio non può essere imposta fino a quando il Parlamento non avrà approvato una legge che definisca le circostanze aggravanti per cui si può essere condannati a morte.
Dal 10 dicembre 2014, il Presidente facente funzione dello Zimbabwe, oltre che Ministro della Giustizia, degli Affari Legali e Parlamentari, è Emmerson Mnangagwa, contrario alla pena di morte e scampato alla forca per sabotaggio negli anni 60, durante il dominio coloniale, sol perché era minore di 21 anni.
Nel 2015, sono state comminate almeno 2 nuove condanne a morte. Il 3 febbraio, un uomo di 39 anni, Samson Mutero, è stato condannato a morte dall’Alta Corte per aver ucciso la sua figliastra di tre anni che aveva violentato. Il 21 giugno, un uomo è stato condannato all’impiccagione per omicidio e rapina di un uomo di 83 anni.
Il 15 luglio 2015, Shylet Sibanda, l’unica donna detenuta rimasta nel braccio della morte, è stata trasferita dopo che la sua condanna capitale è stata commutata in ergastolo, in accordo con la nuova Costituzione dello Zimbabwe. Sibanda era stata condannata a morte insieme al marito Tongai Zireni Mutengerere e all’amico di famiglia Darlington Nyaungwe per l’omicidio di Daniel Sithole, che avrebbero commesso nel 2010 al fine di rubare il suo veicolo. Un’altra donna, Rosemary Margaret Khumalo, detenuta nella prigione di massima sicurezza di Chikurubi era morta il 15 luglio 2014 per cause naturali.
La prigione centrale di Harare è l’unico carcere progettato per condannati a morte, ma alcuni di loro sono detenuti nel carcere di massima sicurezza di Chikurubi a causa della mancanza di spazio, una situazione che ha sottoposto un certo numero di loro a tortura psicologica per la lunga attesa dell’esecuzione. Quattordici detenuti di Harare hanno sollevato la questione di costituzionalità della loro continua carcerazione e hanno chiesto alla Corte Costituzionale la revisione della sentenza capitale con la commutazione in ergastolo.
Nell’ottobre 2011, nell’ambito del Riesame Periodico Universale del Consiglio dei Diritti Umani dell’ONU, il Governo dello Zimbabwe ha respinto le raccomandazioni a stabilire una moratoria legale delle esecuzioni o a commutare le condanne a morte. Tuttavia, sono state accettate le raccomandazioni a “considerare la ratifica” del Secondo Protocollo Opzionale al Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici e ad “adottare misure” volte ad abolire la pena di morte.
Il 18 dicembre 2014, lo Zimbabwe ha votato contro la Risoluzione per una Moratoria delle esecuzioni capitali all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.
Dall’indipendenza dalla Gran Bretagna nel 1980 a oggi, secondo i dati ufficiali, 79 persone sono state giustiziate in Zimbabwe. L’ultima persona a essere giustiziata è stata Mandlenkosi “Never” Masina Mandha, impiccata il 22 luglio 2005 dopo essere stata condannata per omicidio.
La nuova Costituzione dello Zimbabwe approvata nel marzo 2013 abolisce la pena di morte per le donne, i minori di 21 anni e gli ultrasettantenni. “Ogni persona ha diritto alla vita”, è scritto nell’articolo 48 della nuova Carta, la quale però specifica che “la legge consente che la pena di morte sia imposta unicamente a chi è condannato per omicidio commesso in circostanze aggravanti”. In base alla nuova Costituzione, “la legge deve consentire al giudice un margine di discrezionalità nel decidere se comminare o meno la pena capitale”.
Il 21 ottobre 2014, l’Alta Corte dello Zimbabwe ha stabilito che la pena capitale per omicidio non può essere imposta fino a quando il Parlamento non avrà approvato una legge che definisca le circostanze aggravanti per cui si può essere condannati a morte.
Dal 10 dicembre 2014, il Presidente facente funzione dello Zimbabwe, oltre che Ministro della Giustizia, degli Affari Legali e Parlamentari, è Emmerson Mnangagwa, contrario alla pena di morte e scampato alla forca per sabotaggio negli anni 60, durante il dominio coloniale, sol perché era minore di 21 anni.
Nel 2015, sono state comminate almeno 2 nuove condanne a morte. Il 3 febbraio, un uomo di 39 anni, Samson Mutero, è stato condannato a morte dall’Alta Corte per aver ucciso la sua figliastra di tre anni che aveva violentato. Il 21 giugno, un uomo è stato condannato all’impiccagione per omicidio e rapina di un uomo di 83 anni.
Il 15 luglio 2015, Shylet Sibanda, l’unica donna detenuta rimasta nel braccio della morte, è stata trasferita dopo che la sua condanna capitale è stata commutata in ergastolo, in accordo con la nuova Costituzione dello Zimbabwe. Sibanda era stata condannata a morte insieme al marito Tongai Zireni Mutengerere e all’amico di famiglia Darlington Nyaungwe per l’omicidio di Daniel Sithole, che avrebbero commesso nel 2010 al fine di rubare il suo veicolo. Un’altra donna, Rosemary Margaret Khumalo, detenuta nella prigione di massima sicurezza di Chikurubi era morta il 15 luglio 2014 per cause naturali.
La prigione centrale di Harare è l’unico carcere progettato per condannati a morte, ma alcuni di loro sono detenuti nel carcere di massima sicurezza di Chikurubi a causa della mancanza di spazio, una situazione che ha sottoposto un certo numero di loro a tortura psicologica per la lunga attesa dell’esecuzione. Quattordici detenuti di Harare hanno sollevato la questione di costituzionalità della loro continua carcerazione e hanno chiesto alla Corte Costituzionale la revisione della sentenza capitale con la commutazione in ergastolo.
Nell’ottobre 2011, nell’ambito del Riesame Periodico Universale del Consiglio dei Diritti Umani dell’ONU, il Governo dello Zimbabwe ha respinto le raccomandazioni a stabilire una moratoria legale delle esecuzioni o a commutare le condanne a morte. Tuttavia, sono state accettate le raccomandazioni a “considerare la ratifica” del Secondo Protocollo Opzionale al Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici e ad “adottare misure” volte ad abolire la pena di morte.
Il 18 dicembre 2014, lo Zimbabwe ha votato contro la Risoluzione per una Moratoria delle esecuzioni capitali all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.
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