NAZIONI UNITE: ASSEMBLEA GENERALE DENUNCIA SITUAZIONE DEI DIRITTI UMANI IN IRAN
la comunità internazionale ha denunciato con fermezza una lunga serie di violazioni dei diritti umani in Iran.
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la comunità internazionale ha denunciato con fermezza una lunga serie di violazioni dei diritti umani in Iran.
Con 85 voti favorevoli, 35 contrari e 63 astensioni, l'Assemblea generale delle Nazioni Unite ha approvato una risoluzione che esprime «profonda preoccupazione» per l’alto numero di esecuzioni senza garanzie giuridiche, per l’uso continuo di torture, detenzioni arbitrarie diffuse, forti limitazioni alla libertà di riunione, di espressione e di credo religioso e per la continua discriminazione contro le donne e le minoranze etniche e religiose, tra cui i baha’i, in Iran.
«Il voto di oggi evidenzia chiaramente che il mondo rimane profondamente preoccupato per il modo in cui l’Iran tratta i propri cittadini e pone alcuni interrogativi sulla reale volontà dell'Iran di adempiere ai propri obblighi come membro della comunità internazionale», ha detto Bani Dugal, il principale rappresentante della Baha'i International Community presso le Nazioni Unite.
«Purtroppo, l'elenco delle violazioni dei diritti umani in atto in Iran è lungo», ha continuato la signora Dugal. «Nonostante le smentite dei funzionari iraniani, è difficile vedere qualche segno di progresso. Questo è particolarmente vero per i baha’i iraniani, i quali devono affrontare, tra le altre forme di oppressione, la politica di “apartheid economico” adottata dal loro governo, che cerca continuamente di escluderli dal mondo del lavoro, dall’istruzione e di privarli della libertà di praticare la loro religione secondo i dettami della loro coscienza.
«All'inizio di novembre, ad esempio, 124 negozi e imprese baha’i sono stati chiusi dal governo dopo che i proprietari avevano sospeso le attività per due giorni per osservare un’importante festività baha’i.
«Inoltre, si continua a impedire ai baha’i di frequentare liberamente l'Università e li si sottopone a ogni sorta di altre restrizioni. Essi continuano a subire anche arresti arbitrari, detenzioni e reclusioni per aver svolto legittime attività religiose», ha detto la signora Dugal.
La signora ha notato che circa 86 baha’i sono attualmente in prigione e che, dal 2005, oltre 900 baha’i sono stati arrestati e sono stati documentati almeno 1100 episodi di esclusione economica.
«Sotto l'amministrazione del presidente Hassan Rouhani la situazione non è migliorata», ha aggiunto. Dall’agosto 2013 quando egli ha assunto l'incarico, sono state arrestati almeno 185 baha’i e ci sono stati almeno 540 episodi di discriminazione economica.
Tra le altre cose, la risoluzione di oggi chiede all'Iran di eliminare «tutte le forme di discriminazione, comprese le restrizioni economiche» contro le minoranze religiose in Iran. Inoltre, chiede il rilascio di «tutti i praticanti religiosi, compresi i sette dirigenti baha’i, imprigionati per la loro appartenenza o per aver svolto attività per conto di un gruppo religioso di minoranza riconosciuta o non riconosciuta».
La risoluzione è stata presentata dal Canada e co-sponsorizzata da 41 altre nazioni. È la 29a risoluzione di questo tipo che dal 1985 esprime preoccupazione dell'Assemblea generale per le violazioni dei diritti umani in Iran.
Con 85 voti favorevoli, 35 contrari e 63 astensioni, l'Assemblea generale delle Nazioni Unite ha approvato una risoluzione che esprime «profonda preoccupazione» per l’alto numero di esecuzioni senza garanzie giuridiche, per l’uso continuo di torture, detenzioni arbitrarie diffuse, forti limitazioni alla libertà di riunione, di espressione e di credo religioso e per la continua discriminazione contro le donne e le minoranze etniche e religiose, tra cui i baha’i, in Iran.
«Il voto di oggi evidenzia chiaramente che il mondo rimane profondamente preoccupato per il modo in cui l’Iran tratta i propri cittadini e pone alcuni interrogativi sulla reale volontà dell'Iran di adempiere ai propri obblighi come membro della comunità internazionale», ha detto Bani Dugal, il principale rappresentante della Baha'i International Community presso le Nazioni Unite.
«Purtroppo, l'elenco delle violazioni dei diritti umani in atto in Iran è lungo», ha continuato la signora Dugal. «Nonostante le smentite dei funzionari iraniani, è difficile vedere qualche segno di progresso. Questo è particolarmente vero per i baha’i iraniani, i quali devono affrontare, tra le altre forme di oppressione, la politica di “apartheid economico” adottata dal loro governo, che cerca continuamente di escluderli dal mondo del lavoro, dall’istruzione e di privarli della libertà di praticare la loro religione secondo i dettami della loro coscienza.
«All'inizio di novembre, ad esempio, 124 negozi e imprese baha’i sono stati chiusi dal governo dopo che i proprietari avevano sospeso le attività per due giorni per osservare un’importante festività baha’i.
«Inoltre, si continua a impedire ai baha’i di frequentare liberamente l'Università e li si sottopone a ogni sorta di altre restrizioni. Essi continuano a subire anche arresti arbitrari, detenzioni e reclusioni per aver svolto legittime attività religiose», ha detto la signora Dugal.
La signora ha notato che circa 86 baha’i sono attualmente in prigione e che, dal 2005, oltre 900 baha’i sono stati arrestati e sono stati documentati almeno 1100 episodi di esclusione economica.
«Sotto l'amministrazione del presidente Hassan Rouhani la situazione non è migliorata», ha aggiunto. Dall’agosto 2013 quando egli ha assunto l'incarico, sono state arrestati almeno 185 baha’i e ci sono stati almeno 540 episodi di discriminazione economica.
Tra le altre cose, la risoluzione di oggi chiede all'Iran di eliminare «tutte le forme di discriminazione, comprese le restrizioni economiche» contro le minoranze religiose in Iran. Inoltre, chiede il rilascio di «tutti i praticanti religiosi, compresi i sette dirigenti baha’i, imprigionati per la loro appartenenza o per aver svolto attività per conto di un gruppo religioso di minoranza riconosciuta o non riconosciuta».
La risoluzione è stata presentata dal Canada e co-sponsorizzata da 41 altre nazioni. È la 29a risoluzione di questo tipo che dal 1985 esprime preoccupazione dell'Assemblea generale per le violazioni dei diritti umani in Iran.
— FONTI
- (Fonti: BWNS, 19/12/2016)
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