Manfred Nowak, investigatore delle Nazioni Unite sulle torture...
Manfred Nowak, investigatore delle Nazioni Unite sulle torture, che ha visitato la Cina nel 2005, ha chiesto cambiamenti radicali nella politica del paese e nel sistema delle corti per ridurre l’ampio uso della tortura.
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Manfred Nowak, investigatore delle Nazioni Unite sulle torture, che ha visitato la Cina nel 2005, ha chiesto cambiamenti radicali nella politica del paese e nel sistema delle corti per ridurre l’ampio uso della tortura.
Il rapporto di Nowak esorta Pechino a porre fine alle esecuzioni per reati economici e non violenti e ad abolire la generica legislazione sulla sicurezza dello stato contro i dissidenti. Richiede il rilascio delle persone detenute per aver pacificamente praticato la libertà di parola o religione. Il governo cinese ha duramente respinto il rapporto definendolo non corretto e insistendo che nel paese la tortura è vietata.
Il rapporto di Nowak, datato 10 marzo e pubblicato sul sito web del UNHCHR, dice che la torture di sospetti criminali è fortemente dovuta alla grande rilevanza che il sistema legale cinese dà alle confessioni. Nowak ha raccomandato che si inizi a registrare abitualmente gli interrogatori della polizia, e ha detto che i giudici dovrebbe domandare agli imputati se sono stati maltrattati.
Il governo comunista a dicembre ha respinto le conclusioni di Nowak sull’uso assai diffuso della tortura. Il governo ha bandito la tortura nel 1996 e ha detto di aver punito gli agenti o altri che hanno maltrattato detenuti.
In un caso ampiamente pubblicizzato ad aprile 2005, un uomo che aveva detto di essere stato torturato affinché confessasse l’omicidio della moglie, è stato liberato dopo 11 anni di prigione quando la donna è riapparsa vive e vegeta dicendo di aver lasciato il marito per un altro uomo. Il caso ha scatenato un’insolita discussione pubblica sui media di stato sull’uso della tortura da parte della polizia.
Secondo le notizie riportate, esperti legali cinesi avrebbero detto che questo tipo di “confessioni forzate” sono comuni.
Nowak ha potuto incontrare 30 detenuti a Pechino, in Tibet e della regione a maggioranza musulmana Xinjiang.
I detenuti citati nel rapporto hanno detto di essere stati picchiati, calciati, sottoposti a elettroshock ai piedi e ai genitali e tenuti in isolamento per oltre 60 giorni. Nel rapporto è anche scritto che sebbene a Nowak sia stato permesso di intervistare i detenuti senza la presenza di funzionari, egli ha percepito un “livello tangibile di paura e di auto-censura” tra gli uomini.
Il rapporto chiede anche alla Corte Suprema cinese di pubblicare i dati nazionali sulla pena di morte.
Il rapporto di Nowak esorta Pechino a porre fine alle esecuzioni per reati economici e non violenti e ad abolire la generica legislazione sulla sicurezza dello stato contro i dissidenti. Richiede il rilascio delle persone detenute per aver pacificamente praticato la libertà di parola o religione. Il governo cinese ha duramente respinto il rapporto definendolo non corretto e insistendo che nel paese la tortura è vietata.
Il rapporto di Nowak, datato 10 marzo e pubblicato sul sito web del UNHCHR, dice che la torture di sospetti criminali è fortemente dovuta alla grande rilevanza che il sistema legale cinese dà alle confessioni. Nowak ha raccomandato che si inizi a registrare abitualmente gli interrogatori della polizia, e ha detto che i giudici dovrebbe domandare agli imputati se sono stati maltrattati.
Il governo comunista a dicembre ha respinto le conclusioni di Nowak sull’uso assai diffuso della tortura. Il governo ha bandito la tortura nel 1996 e ha detto di aver punito gli agenti o altri che hanno maltrattato detenuti.
In un caso ampiamente pubblicizzato ad aprile 2005, un uomo che aveva detto di essere stato torturato affinché confessasse l’omicidio della moglie, è stato liberato dopo 11 anni di prigione quando la donna è riapparsa vive e vegeta dicendo di aver lasciato il marito per un altro uomo. Il caso ha scatenato un’insolita discussione pubblica sui media di stato sull’uso della tortura da parte della polizia.
Secondo le notizie riportate, esperti legali cinesi avrebbero detto che questo tipo di “confessioni forzate” sono comuni.
Nowak ha potuto incontrare 30 detenuti a Pechino, in Tibet e della regione a maggioranza musulmana Xinjiang.
I detenuti citati nel rapporto hanno detto di essere stati picchiati, calciati, sottoposti a elettroshock ai piedi e ai genitali e tenuti in isolamento per oltre 60 giorni. Nel rapporto è anche scritto che sebbene a Nowak sia stato permesso di intervistare i detenuti senza la presenza di funzionari, egli ha percepito un “livello tangibile di paura e di auto-censura” tra gli uomini.
Il rapporto chiede anche alla Corte Suprema cinese di pubblicare i dati nazionali sulla pena di morte.
— FONTI
- (Fonti: Dow Jones Commodities Service, 21/03/2006)
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