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Le esecuzioni avvengono solitamente per impiccagione,...

Le esecuzioni avvengono solitamente per impiccagione, ma anche tramite lapidazione

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Le esecuzioni avvengono solitamente per impiccagione, ma anche tramite lapidazione. In questo caso, il condannato viene avvolto da capo a piedi in un sudario bianco e interrato (la donna fino alle ascelle, l'uomo fino alla vita); un carico di pietre viene portato sul luogo e funzionari incaricati o in alcuni casi semplici cittadini autorizzati dalle autorità, compiono l'esecuzione.
L'art. 104 del codice penale stabilisce che "le pietre non devono essere così grandi da provocare la morte con uno o due colpi", in modo che la morte sia lenta e dolorosa.
Se il condannato riesce in qualche modo a sopravvivere, resterà imprigionato per almeno 15 anni, ma non verrà giustiziato.
Si tratta di una punizione che colpisce soprattutto le donne e che è criticata anche nell'Iran stesso.
L'ex Presidente, l'ayatollah Akbar Hashemi Rafsanjani, la definì una pratica arretrata usata dai giudici nelle zone rurali.
I difensori della lapidazione sostengono che le prove necessarie per dimostrare l'adulterio (4 testimoni maschi) rendono la lapidazione estremamente rara.
Il 27 maggio 2003, il Grand Ayatollah Naser Makarem Shirazi ha emesso un editto religioso che impone ai giudici di non ordinare esecuzioni mediante lapidazione. L'editto va nella direzione di una conclusione formale della controversa pratica.
Sul finire del 2002, la magistratura aveva emesso un ordine provvisorio affinché i giudici sanzionassero l'adulterio con pene diverse dalla lapidazione, ma la misura per divenire legge definitiva avrebbe bisogno del voto da parte del parlamento e poi dell'approvazione da parte degli organi di controllo legislativi: Consiglio dei Guardiani e Consiglio di Arbitrato. Non è chiaro quale sia la punizione alternativa.
Secondo la legge islamica, i parenti della vittima di un delitto possono richiedere un compenso in denaro (detto "prezzo del sangue"), graziare l'autore del fatto o permettere che l'esecuzione della pena abbia luogo.
Il 27 dicembre 2003, dopo un verdetto favorevole emesso dal leader supremo Ayatollah Ali Khamenei, è entrata in vigore una legge del parlamento varata a gennaio che garantisce alle minoranze non musulmane il diritto allo stesso "prezzo del sangue" dei musulmani, che attualmente corrisponde a 150 milioni di rial (18.750 dollari).
Il prezzo del sangue per la vita di una donna continuerà però a essere la metà di quello per la vita di un uomo.