L'Alta Corte di Tokio ha rigettato la richiesta di...
L'Alta Corte di Tokio ha rigettato la richiesta di un nuovo processo presentata da Iwao Hakamada, un ex pugile professionista che si trova nel braccio della morte da 36 anni per l'assassinio di una famiglia compiuto nella Prefettura di Shizuoka nel 1966,
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L'Alta Corte di Tokio ha rigettato la richiesta di un nuovo processo presentata da Iwao Hakamada, un ex pugile professionista che si trova nel braccio della morte da 36 anni per l'assassinio di una famiglia compiuto nella Prefettura di Shizuoka nel 1966, confermando cos� la decisione presa da un tribunale di grado inferiore che aveva rigettato la richiesta. La decisione � stata comunicata al collegio di difesa di Hakamada, 68 anni, che aveva presentato richiesta di un nuovo processo sostenendo che la propria confessione gli era stata estorta dalla polizia con la forza. Il consiglio di difesa ha chiesto la ripetizione del processo, sostenendo che i vestiti e l'arma dell'omicida, un coltello, presentati durante il processo, erano inconsistenti con le prove trovate sulla scena del delitto.
Il giudice Fumio Yasuhiro, che presiedeva l'Alta Corte, ha detto, rigettando la richiesta di un nuovo processo, che "La nuova prova presentata dagli avvocati della difesa non � abbastanza chiara o manca della novit� necessaria ad aprire un nuovo processo e che non ci sono dubbi sulla validit� del verdetto precedente".
Hakamada � stato condannato a morte dal Tribunale Distrettuale di Shizuoka nel 1968 per l'omicidio di del direttore dell'azienda dove lavorava, della moglie di questi e dei loro due bambini, compiuto nella Prefettura di Shizouka nel giugno 1966. L'abitazione della famiglia era stata incendiata e circa 200.000 yen in contanti erano stati rubati. Hakamada, allora 30enne, si era ritirato dal pugilato e lavorava nell'azienda della vittima. Era stato arrestato nell'agosto di quello stesso anno con l'accusa di omicidio, rapina e incendio doloso e aveva confessato. Durante il processo, per�, aveva detto che la confessione gli era stata estorta con la forza. Il tribunale di grado inferiore aveva stabilito che egli aveva commesso il crimine per denaro e lo aveva condannato a morte ma, aveva criticato l'inchiesta portata avanti dalla polizia, dicendo che i metodi usati dalla polizia, tra cui gli interrogatori violenti, potevano aver violato la Costituzione.
Il giudice Fumio Yasuhiro, che presiedeva l'Alta Corte, ha detto, rigettando la richiesta di un nuovo processo, che "La nuova prova presentata dagli avvocati della difesa non � abbastanza chiara o manca della novit� necessaria ad aprire un nuovo processo e che non ci sono dubbi sulla validit� del verdetto precedente".
Hakamada � stato condannato a morte dal Tribunale Distrettuale di Shizuoka nel 1968 per l'omicidio di del direttore dell'azienda dove lavorava, della moglie di questi e dei loro due bambini, compiuto nella Prefettura di Shizouka nel giugno 1966. L'abitazione della famiglia era stata incendiata e circa 200.000 yen in contanti erano stati rubati. Hakamada, allora 30enne, si era ritirato dal pugilato e lavorava nell'azienda della vittima. Era stato arrestato nell'agosto di quello stesso anno con l'accusa di omicidio, rapina e incendio doloso e aveva confessato. Durante il processo, per�, aveva detto che la confessione gli era stata estorta con la forza. Il tribunale di grado inferiore aveva stabilito che egli aveva commesso il crimine per denaro e lo aveva condannato a morte ma, aveva criticato l'inchiesta portata avanti dalla polizia, dicendo che i metodi usati dalla polizia, tra cui gli interrogatori violenti, potevano aver violato la Costituzione.
— FONTI
- (Fonti: Kyodo News, 27/08/2004)
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