l’Alta Corte di Nagoya, in Giappone...
l’Alta Corte di Nagoya, in Giappone, ha revocato la sua precedente decisione di riprocessare Masaru Okunishi, 80 anni, condannato a morte per l’omicidio di cinque persone.
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l’Alta Corte di Nagoya, in Giappone, ha revocato la sua precedente decisione di riprocessare Masaru Okunishi, 80 anni, condannato a morte per l’omicidio di cinque persone.
La corte ha detto che nessuno oltre Okunishi avrebbe avuto al possibilità di avvelenare il vino che ha ucciso le vittime, ed esiste anche un’alta possibilità che i prodotti chimici in suo possesso siano stati usati per commettere il crimine, e che il reato era preciso e determinato.
La corte ha concluso dicendo che la sua precedente decisione, in cui riconosceva che le nuove prove presentate dalla difesa erano credibile, era sbagliato e non c’era dunque motivo di ripetere il processo.
Gli avvelenamenti sono avvenuti il 28 marzo 1961, a Nabrai, nella prefettura di Mie. Cinque persone sono morte e altre 12 sono state avvelenate dal vino. L’uomo si è dichiarato non colpevole, pur ammettendo invece di aver precedentemente ucciso sua moglie e la sua amante per interrompere la relazione in atto. A dicembre del 1964 l’uomo era stato rilasciato dal tribunale distrettuale di Tsu, ma l’Alta Corte di Ngoya lo aveva invece condannato a morte nel 1969. La condanna era stata confermata dalla Corte Suprema. L’Alta Corte di Nagoya aveva accolta la sua settima richiesta di ripetere il processo, ad aprile 2005, e i procuratori si erano appellati.
La corte ha detto che nessuno oltre Okunishi avrebbe avuto al possibilità di avvelenare il vino che ha ucciso le vittime, ed esiste anche un’alta possibilità che i prodotti chimici in suo possesso siano stati usati per commettere il crimine, e che il reato era preciso e determinato.
La corte ha concluso dicendo che la sua precedente decisione, in cui riconosceva che le nuove prove presentate dalla difesa erano credibile, era sbagliato e non c’era dunque motivo di ripetere il processo.
Gli avvelenamenti sono avvenuti il 28 marzo 1961, a Nabrai, nella prefettura di Mie. Cinque persone sono morte e altre 12 sono state avvelenate dal vino. L’uomo si è dichiarato non colpevole, pur ammettendo invece di aver precedentemente ucciso sua moglie e la sua amante per interrompere la relazione in atto. A dicembre del 1964 l’uomo era stato rilasciato dal tribunale distrettuale di Tsu, ma l’Alta Corte di Ngoya lo aveva invece condannato a morte nel 1969. La condanna era stata confermata dalla Corte Suprema. L’Alta Corte di Nagoya aveva accolta la sua settima richiesta di ripetere il processo, ad aprile 2005, e i procuratori si erano appellati.
— FONTI
- (Fonti: Mainichi, 26/12/2006)
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