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TURCHIA

La Turchia non esegue condanne a morte dal 1984

La Turchia non esegue condanne a morte dal 1984

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La Turchia non esegue condanne a morte dal 1984. Il più importante dei condannati a morte non ancora giustiziati è Abdullah Ocalan, leader del Partito dei Lavoratori Curdi (PKK), movimento dichiarato illegale. Ocalan era stato condannato all'impiccagione da un tribunale turco il 29 giugno 1999, al termine di un processo per direttissima. Il leader ribelle era stato giudicato colpevole di tradimento e di aver condotto 15 anni di guerriglia per l'autonomia curda del sud-est della Turchia. Circa 30.000 persone, tra soldati e civili, sono rimasti uccisi nel conflitto da quando il PKK ha preso le armi nel 1984. Ocalan era stato arrestato nel febbraio del 1999 mentre lasciava l'ambasciata greca di Nairobi, dove era stato accolto come rifugiato. Fu catturato dalle forze armate speciali turche, che lo riportarono in Turchia, legato e bendato. Dopo la sua condanna a morte, Ocalan aveva invitato le sue forze armate a deporre le armi, ma nel settembre del 1999 truppe turche appoggiate da un potenziale aereo, hanno attaccato delle basi armate del PKK fedeli a Ocalan nell'Iraq settentrionale. Un piccolo gruppo di guerriglieri si sono arresi alle autorità turche per provare la sincerità dell'appello di Ocalan alla pace, ma un gruppo di ribelli curdi si è separato dal PKK e si è dato alla lotta armata sulle montagne. Il 25 novembre 1999 la Corte d'Appello ha confermato la condanna a morte emessa nei confronti di Ocalan. L'Unione Europea ha condannato la sentenza e ha dichiarato che non accetterà l'adesione di nessun paese in cui si fa uso della pena di morte. Il 30 novembre 1999 la Corte Europea per i Diritti dell'Uomo a Strasburgo ha invitato la Turchia a rinviare l'impiccagione di Ocalan fino a che non verrà presa una decisione riguardo al suo appello, che si basa sul fatto che la pena di morte viola le leggi europee. Il procuratore capo della Corte d'Appello turca ha rigettato l'appello di Ocalan il 30 dicembre 1999.