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TAIWAN

La pena di morte è prevista per omicidio, reati legati alla droga, tradimento e reati militari.

La pena di morte è prevista per omicidio, reati legati alla droga, tradimento e reati militari.

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La pena di morte è prevista per omicidio, reati legati alla droga, tradimento e reati militari. Secondo un rapporto del 2010 dell’Alleanza di Taiwan Alliance per l’abolizione della pena di morte sarebbero 52 le disposizioni di legge che la prevedono. Taiwan è stato il primo paese dopo gli Stati Uniti a introdurre l’iniezione letale come metodo di esecuzione che però è stata usata una volta sola, nel 1997; poi non è stato giustiziato nessuno in questo modo. Le esecuzioni sono effettuate tramite fucilazione, solitamente all’alba. Sono praticate dagli stessi agenti di custodia, i quali sistemano il prigioniero sul pavimento con la faccia in giù e gli sparano mirando direttamente al cuore. Tre o più guardie sono impegnate di solito nella operazione. I condannati vengono sottoposti ad anestesia e privati dei sensi prima di essere fucilati.
Negli ultimi anni, il Governo aveva più volte manifestato la volontà politica di arrivare all’abolizione della pena di morte, nel quadro di una più generale attenzione alla tutela dei diritti umani.
Nel 2008, l’allora Ministro della Giustizia, Wang Ching-feng, aveva dichiarato di essere contraria alla pena di morte e che si sarebbe attivata affinché il Paese, in accordo con il trend internazionale, la abolisse in quanto pena crudele e contraddittoria rispetto anche al fine riabilitativo delle punizioni. Nel marzo 2010, Wang Ching-feng si è dimessa a seguito delle proteste provocate nel Paese dalle sue dichiarazioni contro la pena di morte. Il Ministro aveva dichiarato che non avrebbe autorizzato nessuna esecuzione capitale e che “sarebbe stata molto felice di essere giustiziata al posto dei condannati a morte, se solo questo potesse rappresentare per loro una possibilità di riabilitazione”.
Nel maggio 2011, il Parlamento ha ridotto l’uso della pena di morte emendando la Legge sulle Sanzioni per Violazione al Sistema di Servizio Militare. In base alla revisione, chi prende parte a un gruppo armato e ostacola un servizio militare causando la morte o il ferimento grave di una persona sarà sottoposto alla pena massima dell’ergastolo piuttosto che alla pena di morte.
Il 20 aprile 2012, il Presidente Ma Ying-jeou ha dichiarato che la sua amministrazione avrebbe ridotto l’uso della pena di morte come parte degli sforzi per proteggere i diritti umani, promettendo inoltre che avrebbe cercato il consenso dell’opinione pubblica per arrivare all’abolizione. Il Presidente Ma lo ha detto durante la presentazione del primo Rapporto nazionale sui diritti umani dopo la firma nel 2009 del Patto Internazionale sui Diritti Economici, Sociali e Culturali e del Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici. Ma ha ribadito che, nonostante il trend globale abolizionista, Taiwan ha ancora la pena di morte, perché manca ancora il pieno consenso dei taiwanesi. “I due Patti delle Nazioni Unite non proibiscono la pena capitale, ma incoraggiano i Paesi a muoversi in direzione dell’abolizione… Abbiamo discusso la situazione di Taiwan con la comunità internazionale e gli altri Paesi hanno compreso che non siamo stati ancora in grado di abolirla per la divisione della nostra opinione pubblica sull’argomento”, ha detto Ma. “Ciò che possiamo fare e che stiamo già facendo è ridurre l’uso della pena capitale.”
Il 19 marzo 2013, il Premier taiwanese Jiang Yi-huah ha detto che il governo avrebbe valutato con cautela l’eliminazione della pena di morte, aggiungendo tuttavia che l’attuale politica di giustiziare i condannati a morte resta invariata. “Attualmente, la maggioranza dei cittadini ha una visione positiva sul mantenimento della pena capitale per scoraggiare i crimini efferati. Il Ministero della Giustizia studia costantemente la questione, ma la nostra politica attuale non è cambiata”, ha detto il Premier. Il Ministro della Giustizia Tseng Yung-fu ha precisato che farà eseguire le condanne a morte se non vi sono ulteriori motivi di ricorso speciale o di revisione dei processi.
Il 20 aprile 2013, rispondendo a un appello del Parlamento europeo per la fine immediata dell’uso della pena di morte a Taiwan, il Ministero degli Affari Esteri ha ribadito che un tale passo non può essere fatto nel Paese senza il sostegno dell’opinione pubblica. “Il governo deve tener conto del punto di vista della gente per ottenere consenso” sulla questione, ha detto la portavoce del Ministero Anna Kao, il giorno dopo che Taiwan ha giustiziato sei condannati a morte.
Il 21 aprile 2013, l’Alto Rappresentante dell’Unione europea Catherine Ashton ha condannato le esecuzioni del 19 aprile. “Le autorità di Taiwan continuano ad agire in spregio alle preoccupazioni espresse in tutto il mondo”, ha detto la Ashton in un comunicato, nel quale ha riconosciuto la gravità dei reati e ha espresso il suo sincero cordoglio alle famiglie delle vittime. Tuttavia, ha deplorato il fatto che le autorità taiwanesi avevano scelto di ignorare la raccomandazione di introdurre una moratoria immediata sulle esecuzioni, che è stato fatta il 1° marzo 2013 da un panel internazionale di esperti convocato per esaminare il primo rapporto di Taiwan sui diritti umani. “Questa decisione, purtroppo, conferma chiaramente il deterioramento della situazione a Taiwan sulla questione della pena di morte, dopo l’interruzione di una moratoria di fatto sulle esecuzioni durata quattro anni”, ha detto la Ashton, che ha invitato nuovamente le autorità taiwanesi a “porre fine a questi passi indietro e a lavorare efficacemente per una moratoria sulle esecuzioni in vista dell’abolizione”.
Il Ministro della Giustizia Tseng Yung-fu, che si è insediato nel 2010, ha ripreso le esecuzioni capitali a Taiwan dopo una moratoria che durava dal 2005, per un totale di 21 giustiziati durante il suo mandato (al giugno 2013). Oltre alle sei condanne a morte eseguite nel dicembre del 2012, altre cinque esecuzioni erano state effettuate nel marzo 2011 e quattro nell’aprile 2010. Dal 1981 sono state giustiziate 558 (al giugno 2013) persone, secondo i dati del Ministero della Giustizia, ma nel corso degli ultimi anni vi è stata una drastica riduzione delle condanne e delle esecuzioni. Dalle 32 esecuzioni nel 1998, si è passati alle 24 nel 1999, alle 17 nel 2000, alle 10 nel 2001, alle 9 nel 2002, alle 7 nel 2003 e alle 3 effettuate nel 2004 e nel 2005. Nessuna persona è stata giustiziata dal 2006 al 2009.
Con le esecuzioni di aprile 2013, il numero dei condannati a morte è sceso a 50, secondo il Ministero della Giustizia.
I sondaggi condotti nel mese di luglio del 2012 da Master Survey & Research Co. per conto del Ministero della Giustizia hanno rilevato che il 76,7% degli intervistati non sostiene l’eliminazione della pena di morte e che l’85% ritiene che mettere fine alla pena capitale sarebbe dannoso per l’ordine pubblico. Il sondaggio ha anche rilevato che l’81,6% degli intervistati pensa che una diminuzione graduale del ricorso alla pena capitale sarebbe accettabile. Un sondaggio pubblicato dalla National Cheng Chung University nel gennaio 2013 ha mostrato la contrarietà del 90 per cento degli intervistati ad abolire la pena capitale.