La pena di morte è prevista per omicidio aggravato e delitti contro lo stato;
La pena di morte è prevista per omicidio aggravato e delitti contro lo stato;
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La pena di morte è prevista per omicidio aggravato e delitti contro lo stato, genocidio e crimini contro l’umanità, crimini di guerra, saccheggio, pirateria e sciacallaggio.
Il 9 maggio 2005, l’Etiopia ha introdotto un emendamento al Codice Penale in base al quale una persona rischia la pena di morte se trasmette deliberatamente il virus dell’Aids a causa di uno stupro.
I condannati a morte hanno il diritto di ricorrere in appello e di chiedere la grazia al Presidente che può commutare le sentenze capitali in ergastolo.
Dal 1994, l’Etiopia sta ancora conducendo i processi per i fatti avvenuti nel periodo del cosiddetto Terrore Rosso instaurato dal colonnello Mengistu Haile Mariam nel biennio 1977-78. Dopo aver guidato tra il 1974 e il 1991 un Governo militare (noto come Governo Dergue), il colonnello Mengistu è stato costretto alla fuga in Zimbabwe ed è stato processato in contumacia per crimini contro l’umanità, tra cui genocidio, omicidi, torture e sparizioni che avrebbero causato la morte di circa 150.000 persone.
Alla fine del 2003, le corti sarebbero riuscite a processare solo 1.070 persone, mentre 6.426 sarebbero in attesa di giudizio e oltre 3.000, tra cui Mengistu, vivrebbero in esilio. Organizzazioni internazionali stimano che circa 50 persone siano state condannate a morte nell’ultimo decennio in relazione a questi processi.
Secondo numerosi rapporti, le forze di sicurezza si sono rese responsabili anche nel 2004 di uccisioni illegali, anche nei confronti di oppositori politici, e di casi di tortura e maltrattamenti nei confronti di persone detenute.
Il 6 agosto 2007, Tsehaye Woldeselassie, un maggiore dell’esercito, è stato messo a morte in Etiopia per omicidio. Si tratta della prima esecuzione dal 1998.
Il 1° giugno 2011, il governo etiope ha commutato le condanne a morte di 23 ex funzionari di alto grado del regime Derg giudicati colpevoli di genocidio.
Il Presidente Girma Wolde Giorgis lo ha annunciato ai media locali al palazzo nazionale, dicendo che i 23 condannati a morte hanno ricevuto la commutazione in ergastolo. Gli ex alti ufficiali erano in carcere da 20 anni e, secondo la legge etiope, chi è condannato all’ergastolo non può trascorrere più di 25 anni in prigione.
Abune Paulos, Patriarca della Chiesa Ortodossa Etiope, che si è occupato della richiesta di grazia per conto dei condannati, ha detto: “Non esiste il perdono a metà”. “Nella richiesta, i condannati hanno domandato al governo di essere rilasciati definitivamente così da poter passare i pochi anni rimasti della loro vita con i figli”, ha detto Abune Paulos. “Spero e credo che il nostro governo li libererà completamente.”
Anche Sheikh Elias Redman, rappresentante della comunità musulmana, ricordando che il genocidio commesso durante il regime Derg ha colpito milioni di etiopi, inclusi leader religiosi, ha esortato il governo a considerare il rilascio definitivo dei condannati graziati.
Nel 2012, come nel 2011, non sono state riportate né esecuzioni né nuove condanne a morte.
Nel 2009, il Consiglio diritti umani dell’ONU nell’ambito del processo di revisione periodica universale ha raccomandato all’Etiopia di ratificare il Secondo Protocollo Opzionale al Patto sui diritti civili e politici, di sostenere la risoluzione ONU per la moratoria universale delle esecuzioni capitali e di abolire la pena di morte sul piano interno. Si tratta di raccomandazioni non sostenute dall’Etiopia a cui il Consiglio diritti umani ha comunque riconosciuto i passi compiuti per limitare l’applicazione della pena capitale a casi eccezionali.
Il 21 dicembre 2010, l’Etiopia ha votato a favore della Risoluzione per una moratoria delle esecuzioni capitali all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Tuttavia il 20 dicembre 2012, l'Etiopia ha votato contro la Risoluzione.
Il 9 maggio 2005, l’Etiopia ha introdotto un emendamento al Codice Penale in base al quale una persona rischia la pena di morte se trasmette deliberatamente il virus dell’Aids a causa di uno stupro.
I condannati a morte hanno il diritto di ricorrere in appello e di chiedere la grazia al Presidente che può commutare le sentenze capitali in ergastolo.
Dal 1994, l’Etiopia sta ancora conducendo i processi per i fatti avvenuti nel periodo del cosiddetto Terrore Rosso instaurato dal colonnello Mengistu Haile Mariam nel biennio 1977-78. Dopo aver guidato tra il 1974 e il 1991 un Governo militare (noto come Governo Dergue), il colonnello Mengistu è stato costretto alla fuga in Zimbabwe ed è stato processato in contumacia per crimini contro l’umanità, tra cui genocidio, omicidi, torture e sparizioni che avrebbero causato la morte di circa 150.000 persone.
Alla fine del 2003, le corti sarebbero riuscite a processare solo 1.070 persone, mentre 6.426 sarebbero in attesa di giudizio e oltre 3.000, tra cui Mengistu, vivrebbero in esilio. Organizzazioni internazionali stimano che circa 50 persone siano state condannate a morte nell’ultimo decennio in relazione a questi processi.
Secondo numerosi rapporti, le forze di sicurezza si sono rese responsabili anche nel 2004 di uccisioni illegali, anche nei confronti di oppositori politici, e di casi di tortura e maltrattamenti nei confronti di persone detenute.
Il 6 agosto 2007, Tsehaye Woldeselassie, un maggiore dell’esercito, è stato messo a morte in Etiopia per omicidio. Si tratta della prima esecuzione dal 1998.
Il 1° giugno 2011, il governo etiope ha commutato le condanne a morte di 23 ex funzionari di alto grado del regime Derg giudicati colpevoli di genocidio.
Il Presidente Girma Wolde Giorgis lo ha annunciato ai media locali al palazzo nazionale, dicendo che i 23 condannati a morte hanno ricevuto la commutazione in ergastolo. Gli ex alti ufficiali erano in carcere da 20 anni e, secondo la legge etiope, chi è condannato all’ergastolo non può trascorrere più di 25 anni in prigione.
Abune Paulos, Patriarca della Chiesa Ortodossa Etiope, che si è occupato della richiesta di grazia per conto dei condannati, ha detto: “Non esiste il perdono a metà”. “Nella richiesta, i condannati hanno domandato al governo di essere rilasciati definitivamente così da poter passare i pochi anni rimasti della loro vita con i figli”, ha detto Abune Paulos. “Spero e credo che il nostro governo li libererà completamente.”
Anche Sheikh Elias Redman, rappresentante della comunità musulmana, ricordando che il genocidio commesso durante il regime Derg ha colpito milioni di etiopi, inclusi leader religiosi, ha esortato il governo a considerare il rilascio definitivo dei condannati graziati.
Nel 2012, come nel 2011, non sono state riportate né esecuzioni né nuove condanne a morte.
Nel 2009, il Consiglio diritti umani dell’ONU nell’ambito del processo di revisione periodica universale ha raccomandato all’Etiopia di ratificare il Secondo Protocollo Opzionale al Patto sui diritti civili e politici, di sostenere la risoluzione ONU per la moratoria universale delle esecuzioni capitali e di abolire la pena di morte sul piano interno. Si tratta di raccomandazioni non sostenute dall’Etiopia a cui il Consiglio diritti umani ha comunque riconosciuto i passi compiuti per limitare l’applicazione della pena capitale a casi eccezionali.
Il 21 dicembre 2010, l’Etiopia ha votato a favore della Risoluzione per una moratoria delle esecuzioni capitali all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Tuttavia il 20 dicembre 2012, l'Etiopia ha votato contro la Risoluzione.
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