La pena di morte è in vigore in Botswana da quando il paese è divenuto indipendente dalla Gran Bretagna nel 1966
La pena di morte è in vigore in Botswana da quando il paese è divenuto indipendente dalla Gran Bretagna nel 1966
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La pena di morte è in vigore in Botswana da quando il paese è divenuto indipendente dalla Gran Bretagna nel 1966.
I crimini capitali sono omicidio, pirateria, tradimento, attentato alla vita del Capo dello Stato e reati militari come ammutinamento e diserzione di fronte al nemico.
Secondo i dati forniti dall’associazione Ditshwanelo, dal 1966 al 2006, sono state giustiziate 39 persone. Nello stesso periodo, solo quattro donne sono state condannate a morte, delle quali tre sono state giustiziate e una ha avuto la condanna commutata in 20 anni di detenzione. L’esecuzione più discussa risale al marzo 2001 quando Marietta Bosch, una cittadina sudafricana bianca condannata per omicidio, è stata giustiziata. Il caso ha suscitato un grande dibattito nazionale e internazionale sulla pena di morte in Botswana.
Nel 1995, c’è stato un tentativo di dichiarare la pena di morte anticostituzionale, ma la Corte d’Appello si espresse diversamente.
In Botswana non esiste un effettiva rappresentanza legale per i poveri. Gli avvocati d’ufficio sono pagati pochissimo, per cui il loro lavoro in genere è svolto da giovani senza esperienza.
Le esecuzioni non possono avvenire senza un mandato firmato dal Presidente. In Botswana nessun Presidente ha mai concesso la grazia.
Il 1° aprile 2006, un uomo, Modisane Ping, è stato impiccato in segreto in Botswana. Modisane Ping era stato condannato per gli omicidi della fidanzata e del figlio di quest’ultima, un bambino di sei anni. La condanna capitale era stata confermata dalla Corte d’Appello. L’impiccagione di Ping è stata effettuata senza alcun preavviso e la sua famiglia non ha potuto vederlo né prima né dopo l’esecuzione. I familiari hanno appreso dell’esecuzione dalla radio.
Le ultime esecuzioni erano avvenute nel 2003, quando quattro uomini erano stati impiccati nella Prigione Centrale di Gaborone. Nel 2007 è stata registrata un'esecuzione.
Il 2 marzo 2005, la Commissione Africana per i Diritti Umani e dei Popoli (ACHPR) ha chiesto al Botswana di fermare l’applicazione della pena di morte e delle punizioni corporali.
Anche il Governo britannico, per mezzo dell’Alto Commissario per il Botswana, David Merry, si è unito alle critiche rivolte dalla Commissione al paese africano, il quale ha difeso le proprie posizioni dicendo che la pratica della pena di morte e delle punizioni corporali riflette la volontà dei propri cittadini.
Il 18 dicembre 2008 e il 21 dicembre 2010 il Botswana ha votato contro la risoluzione per una moratoria delle esecuzioni capitali all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.
I crimini capitali sono omicidio, pirateria, tradimento, attentato alla vita del Capo dello Stato e reati militari come ammutinamento e diserzione di fronte al nemico.
Secondo i dati forniti dall’associazione Ditshwanelo, dal 1966 al 2006, sono state giustiziate 39 persone. Nello stesso periodo, solo quattro donne sono state condannate a morte, delle quali tre sono state giustiziate e una ha avuto la condanna commutata in 20 anni di detenzione. L’esecuzione più discussa risale al marzo 2001 quando Marietta Bosch, una cittadina sudafricana bianca condannata per omicidio, è stata giustiziata. Il caso ha suscitato un grande dibattito nazionale e internazionale sulla pena di morte in Botswana.
Nel 1995, c’è stato un tentativo di dichiarare la pena di morte anticostituzionale, ma la Corte d’Appello si espresse diversamente.
In Botswana non esiste un effettiva rappresentanza legale per i poveri. Gli avvocati d’ufficio sono pagati pochissimo, per cui il loro lavoro in genere è svolto da giovani senza esperienza.
Le esecuzioni non possono avvenire senza un mandato firmato dal Presidente. In Botswana nessun Presidente ha mai concesso la grazia.
Il 1° aprile 2006, un uomo, Modisane Ping, è stato impiccato in segreto in Botswana. Modisane Ping era stato condannato per gli omicidi della fidanzata e del figlio di quest’ultima, un bambino di sei anni. La condanna capitale era stata confermata dalla Corte d’Appello. L’impiccagione di Ping è stata effettuata senza alcun preavviso e la sua famiglia non ha potuto vederlo né prima né dopo l’esecuzione. I familiari hanno appreso dell’esecuzione dalla radio.
Le ultime esecuzioni erano avvenute nel 2003, quando quattro uomini erano stati impiccati nella Prigione Centrale di Gaborone. Nel 2007 è stata registrata un'esecuzione.
Il 2 marzo 2005, la Commissione Africana per i Diritti Umani e dei Popoli (ACHPR) ha chiesto al Botswana di fermare l’applicazione della pena di morte e delle punizioni corporali.
Anche il Governo britannico, per mezzo dell’Alto Commissario per il Botswana, David Merry, si è unito alle critiche rivolte dalla Commissione al paese africano, il quale ha difeso le proprie posizioni dicendo che la pratica della pena di morte e delle punizioni corporali riflette la volontà dei propri cittadini.
Il 18 dicembre 2008 e il 21 dicembre 2010 il Botswana ha votato contro la risoluzione per una moratoria delle esecuzioni capitali all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.
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