La pena capitale è prevista per rapina a mano armata,...
La pena capitale è prevista per rapina a mano armata, omicidio, truffa e reati contro lo stato
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La pena capitale è prevista per rapina a mano armata, omicidio, truffa e reati contro lo stato.
A partire dal 1999, 12 stati del nord hanno introdotto nei Codici Penali la Sharia destando l’indignazione internazionale con le condanne alla lapidazione per adulterio di Safiya Hussaini e Amina Lawal.
La prima e per ora ultima esecuzione in base alla Sharia è avvenuta il 3 gennaio 2002 nei confronti di Sani Yakubu Rodi, giustiziato nello stato del Katsina per omicidio. Nel frattempo diverse persone condannate per furto hanno subito l’amputazione delle mani.
Con la vittoria alle elezioni presidenziali del febbraio 1999, l’ex Generale Olusegun Obasanjo ha posto fine a 15 anni di regime militare e riportato il paese nel Commonwealth dal quale era stato sospeso nel 1995 dopo che l’allora dittatore Sani Abacha aveva ordinato l’esecuzione dello scrittore Ken Saro-Wiwa e di attivisti per i diritti della minoranza ogoni.
Nel gennaio 2000, il Presidente Obasanjo ha concesso la grazia ai condannati in attesa di esecuzione da oltre 20 anni e commutato in ergastolo le condanne a morte di chi aveva trascorso tra i 10 e i 20 anni nel braccio della morte.
Nell’ottobre 2002, in occasione di un incontro con una delegazione di Nessuno tocchi Caino, Obasanjo ha dichiarato: “In quanto Presidente sono impegnato a salvare vite e non a eliminarle”. Ha poi aggiunto di sentirsi personalmente impegnato a portare avanti la campagna per la moratoria delle esecuzioni nel suo paese e a livello internazionale.
Le autorità nigeriane hanno più volte ribadito che la Costituzione nigeriana non consente lapidazioni, amputazioni, fustigazioni e altre punizioni del genere previste dalla Sharia. A questo proposito, il Presidente Obasanjo ha parlato di “Sharia politica, destinata a esaurirsi con il tempo”.
Il Presidente Obasanjo è stato rieletto nel 2003.
Per decongestionare le prigioni e renderle più vivibili, il Presidente Obasanjo ha istituito una commissione, con a capo il Ministro della Giustizia, per valutare tutti i casi e giungere ad una decisione definitiva sul mantenimento o meno della pena di morte.
Il 13 novembre 2003, il National Study Group on Death Penalty (NSG) ha iniziato i suoi lavori sotto la guida di Akinlolu Olujinmi, Ministro della Giustizia e Attorney General della federazione.
Il 22 ottobre 2004, la commissione di studio ha raccomandato la eliminazione graduale della pena di morte in Nigeria e l’introduzione, nel frattempo, di una moratoria ufficiale delle esecuzioni finchè il sistema della giustizia penale non potrà garantire correttezza sostanziale e rispetto delle regole del giusto processo nei casi capitali per minimizzare i rischi di esecuzione di persone innocenti.
Nel gennaio 2006, c’erano 548 detenuti nel braccio della morte, tra cui 10 donne.
La Nigeria si è astenuta sulla risoluzione per l’abolizione della pena di morte approvata dalla Commissione Onu per i Diritti Umani il 20 aprile 2005.
A partire dal 1999, 12 stati del nord hanno introdotto nei Codici Penali la Sharia destando l’indignazione internazionale con le condanne alla lapidazione per adulterio di Safiya Hussaini e Amina Lawal.
La prima e per ora ultima esecuzione in base alla Sharia è avvenuta il 3 gennaio 2002 nei confronti di Sani Yakubu Rodi, giustiziato nello stato del Katsina per omicidio. Nel frattempo diverse persone condannate per furto hanno subito l’amputazione delle mani.
Con la vittoria alle elezioni presidenziali del febbraio 1999, l’ex Generale Olusegun Obasanjo ha posto fine a 15 anni di regime militare e riportato il paese nel Commonwealth dal quale era stato sospeso nel 1995 dopo che l’allora dittatore Sani Abacha aveva ordinato l’esecuzione dello scrittore Ken Saro-Wiwa e di attivisti per i diritti della minoranza ogoni.
Nel gennaio 2000, il Presidente Obasanjo ha concesso la grazia ai condannati in attesa di esecuzione da oltre 20 anni e commutato in ergastolo le condanne a morte di chi aveva trascorso tra i 10 e i 20 anni nel braccio della morte.
Nell’ottobre 2002, in occasione di un incontro con una delegazione di Nessuno tocchi Caino, Obasanjo ha dichiarato: “In quanto Presidente sono impegnato a salvare vite e non a eliminarle”. Ha poi aggiunto di sentirsi personalmente impegnato a portare avanti la campagna per la moratoria delle esecuzioni nel suo paese e a livello internazionale.
Le autorità nigeriane hanno più volte ribadito che la Costituzione nigeriana non consente lapidazioni, amputazioni, fustigazioni e altre punizioni del genere previste dalla Sharia. A questo proposito, il Presidente Obasanjo ha parlato di “Sharia politica, destinata a esaurirsi con il tempo”.
Il Presidente Obasanjo è stato rieletto nel 2003.
Per decongestionare le prigioni e renderle più vivibili, il Presidente Obasanjo ha istituito una commissione, con a capo il Ministro della Giustizia, per valutare tutti i casi e giungere ad una decisione definitiva sul mantenimento o meno della pena di morte.
Il 13 novembre 2003, il National Study Group on Death Penalty (NSG) ha iniziato i suoi lavori sotto la guida di Akinlolu Olujinmi, Ministro della Giustizia e Attorney General della federazione.
Il 22 ottobre 2004, la commissione di studio ha raccomandato la eliminazione graduale della pena di morte in Nigeria e l’introduzione, nel frattempo, di una moratoria ufficiale delle esecuzioni finchè il sistema della giustizia penale non potrà garantire correttezza sostanziale e rispetto delle regole del giusto processo nei casi capitali per minimizzare i rischi di esecuzione di persone innocenti.
Nel gennaio 2006, c’erano 548 detenuti nel braccio della morte, tra cui 10 donne.
La Nigeria si è astenuta sulla risoluzione per l’abolizione della pena di morte approvata dalla Commissione Onu per i Diritti Umani il 20 aprile 2005.
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